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L’”Africa nucleare”

Il dibattito sull’energia nucleare, sul suo utilizzo e sui presunti vantaggi e gravi danni che essa comporta all’ambiente, non è un’esclusiva del Bel Paese o del mondo occidentale in senso lato, come i media ci “informano” e ci vogliono far credere. È invece  vero che anche in altre aree del globo terrestre è una questione di forte attualità. Ad esempio, in Africa.

Un branco di zebre pascola a due passi dalla centrale nucleare di Koeberg (Città del Capo)

Un continente a caccia di energia – Secondo dati certi e confermati, l’Africa detiene circa il 18 % di uranio mondiale, in bacini sparsi un po’ per tutto il continente, ma che trova le zone maggiormente prolifiche nella fascia del centro Africa, come il Niger, il Kenya o il Congo. Nonostante le ambasciate americane – e non solo – presenti nel continente, negli ultimi anni si siano preoccupate di raccogliere più documentazione possibile per denunciare il contrabbando nucleare, il traffico legale ed illegale di uranio ha continuato ad imperversare tra le vie del Continente Nero, spinto, come è logico pensare, da interessi economici. Tuttavia, se prima gli spostamenti erano quasi esclusivamente rivolti verso i Paesi esteri – Cina, Giappone e Corea del Sud ma anche Francia e Russia, in particolare, in Europa – ora sta prendendo piede anche un discorso interno, poiché sempre più Stati africani stanno orientando le loro politiche energetiche verso lo sfruttamento del nucleare, favoriti dall’acquisto dall’estero o da progetti di cooperazione che introducono nel proprio sistema politico-economico le tecnologie e il know-how appropriati al suo sviluppo.

La Stato che ha dato già avvio all’utilizzo dell’energia nucleare è il Sudafrica, il Paese più avanzato del continente; a questo stanno seguendo, con annunci più o meno pubblici di progetti di costruzione di centrali nucleari, la Nigeria, il Ghana, l’Algeria, il Sudan e in più vanno ricordate gli aspiranti Kenya, Marocco, Uganda, Egitto, Senegal e Niger. Il motivo principale di tale strategia risiede soprattutto nel fatto che

Una mappa delle miniere di uranio in Africa

l’Africa negli ultimi 10/20 anni sta denotando un fortissimo aumento demografico, che si sta concentrando specificatamente nelle grandi metropoli che arrivano ad ospitare anche più di 10 milioni di persone; per questo la richiesta di energia è salita vertiginosamente e le istituzioni governative sembrano aver trovato la soluzione nello sfruttamento dell’uranio, piuttosto che del sole, del vento o altri elementi naturali.

Niger, una catastrofe tenuta nascosta – Se, però, queste notizie arrivano nel mondo occidentale con non poche difficoltà, è ancor più forte il silenzio attorno a certi eventi; l’ultimo in ordine di tempo parla di una catastrofe avvenuta proprio in Niger, nella miniera di uranio di Somair, lo scorso 11 dicembre: oltre 200 mila litri di fango radioattivo sono fuoriusciti da tre piscine lesionate riversandosi nell’ambiente. Tempestivi gli interventi di Greenpeace e di tante altre ONG, ma il danno stimato è molto grave e denota, malgrado la propaganda positiva che se ne fa, la non-sicurezza delle scorie, il problema del loro smaltimento e il pericolo che le stesse rappresentano per l’intera umanità.

E proprio per questo sembra più comodo e opportuno che tutto questo rimanga taciuto o inascoltato, anche se nell’età della globalizzazione nulla può restare confinato in un territorio specifico senza creare delle ricadute sull’intero pianeta.

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