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La Via Francigena, una strada tra la Grecia e L’Europa

A piedi, raggiunsi il quadrivio della Via Francigena. Mi fermai. Guardai nelle quattro direzioni. Mi resi conto che se avessi proseguito verso Sud, per una strada secondaria, avrei raggiunto Castel del Monte e le colline dell’Alta Murgia; dal lato opposto, verso Nord, da cui provenivo, intravedevo il borgo medievale di Andria con i suoi tre campanili.

Verso Est avrei potuto raggiungere, sfiorando Bari, Brindisi, il porto e, dopo una notte nell’Adriatico, Patrasso e la Grecia. Scelsi di percorrere la Via Francigena, a piedi, in direzione opposta, verso Ovest, verso il Tavoliere delle Puglie e, seguendo la via, immaginai che avrei potuto passare per la Posta – Guardiola, proseguire per Foggia e il Promontorio del Gargano, deviare verso Napoli – Roma, risalire verso Lucca, Aosta, Reims e, sfiorando Parigi sul lato est avrei potuto raggiungere, superando lo Stretto della Manica, Canterbury a sud di Londra. Un bel viaggio, a piedi o in auto, nel mezzo dell’Europa.

Ero su un quadrivio geografico importante dell’Europa, ricco di storia e di suggestioni. Mi trovavo sulla Via Francigena, ancor prima chiamata Via Appia Traiana, luogo oggi accantonato nella memoria degli uomini. Nel tratto attraversante l’Agro di Andria tra Corato e Canosa, pochi sono i resti e i segni architettonici a vista: una Posta – Guardiola, una porta antica, la dolce pendenza verso Brindisi. È una strada pedonale. Si percorre facilmente a piedi. D’altronde è nata per le Legioni Romane, per i viandanti, per i messaggeri di Federico II.

Sino a cent’anni fa era l’unica via battuta da tutti. Luogo di transito storico, artistico, letterario, militare, ma soprattutto, alimentare. Per questa via si trasportava d’estate, il grano dal Tavoliere e, in autunno, l’uva e le olive. Camminando con lentezza umana, si fanno chilometri senza sforzi. Ci si accorge di tanti dettagli: pietre miliari, frammenti di terracotta, uliveti a perdita d’occhio e vigneti. L’aria è fine, un misto tra il profumo delle erbe d’Alta Murgia e l’odore dolce dei vigneti maturi al sole d’autunno. Le zolle di terra arata di fresco, evidenziano la forza della terra attraverso il suo colore nero-marrone che alimenta le piante da frutto.

La sua ricchezza è vivida non solo per la natura che la circonda, ma anche per sua la storia. È stata l’unica Via Primaria di Terra verso le due direzioni principali dell’Europa. Tutti sono passati da questo quadrivio e su questa Via Francigena; nomi che hanno riempito, nel bene e nel male, i libri di storia d’Italia per migliaia di anni: condottieri, principi, re, dittatori, uomini comuni.

Immagini mentali di una storia vissuta e, in taluni casi, sopportata, dagli abitanti-contadini di una Terra di Transito. Uno degli ultimi episodi forti e drammatici accaduti sulla Via Francigena l’ho raccolto attraverso un racconto orale. Riguarda l’ultima guerra mondiale. Sulla via, in località Paparicotta, verso ovest dopo la Posta-Guardiola, si verificò un evento storico eccezionale. L’esercito tedesco, battendo in ritirata per l’arrivo degli Americani, dovendo risalire rapidamente verso nord e non potendo portarsi le derrate alimentari e le migliaia di litri di carburante, l’ultima notte prima della resa, a Paparicotta decise follemente di appiccare fuoco a tutto, carburante, derrate, edifici, creando un gigantesco falò. Quella notte, un tratto della Via Francigena fu illuminato a giorno da fiamme altissime e visibili a chilometri di distanza. Un segno di rabbia e di sconfitta, ma anche di cinismo nei confronti degli abitanti-contadini, prima occupati, poi liberati dall’occupazione fisica e mentale.

Quel falò, nel buio della notte di Puglia è diventato, nell’immaginario collettivo, segno della fine di una brutale storia europea: da allora, su questa strada si respira una serenità bucolica, tipica delle campagne di Puglia.

Vedi:

Le Vie Francigene del Sud

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La Via Francigena del Sud, Terre di Mezzo Editore

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www.domenicotangaro.it/biografia

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