“La storia sbagliata dell’industrializzazione senza regole a Brindisi”

Legambiente ha presentato il 15 febbraio scorso un dossier su “La storia sbagliata dell’industrializzazione senza regole a Brindisi” e sulle attuali criticità ambientali e sanitarie.

La centrale a carbone di Cerano (BR)

Per la seconda metà di marzo, inoltre, è prevista una conferenza nella quale l’associazione ambientalista esporrà le proposte per lo sviluppo sostenibile, per la riduzione del consumo di suolo e di risorse territoriali, per la bonifica di siti inquinati e la riqualificazione e la resa efficiente ambientale ed energetica, per un nuovo governo delle politiche industriali e urbanistiche. Per questi motivi, Legambiente ritiene opportuno aprire una seria vertenza Brindisi, prima che sia la magistratura, come accaduto a Taranto, a determinarne la necessità e l’urgenza di fare chiarezza sul danno ambientale prodotto dall’inquinamento prodotto dalla diffusione della polvere di carbone del polo energetico brindisino e ha chiesto sia oggetto di approfondimento e contestazione in ambito processuale e che sia parte importante nel dossier di una lunga storia di atti e leggi dello Stato costantemente violate.

Lo stoccaggio del combustibile alla centrale a carbone

Nel documento gli ambientalisti anticipano anche proposte che saranno puntualizzate nel corso della conferenza di marzo prossimo, per rendere efficiente la centrale elettrica a carbone di Brindisi sud e ridurre del 30% il consumo di carbone, per una strategia low carbon e una uscita progressiva dalle fonti fossili e nell’immediato, per la bonifica dell’area occupata dalla centrale Brindisi nord e la realizzazione in essa di un distretto tecnologico delle fonti rinnovabili (ricerca, produzione e commercializzazione di componenti, realizzazione di un impianto termodinamico), il tutto con il reimpiego dei dipendenti Edipower.

Nel dossier Legambiente parla anche dei danni ambientali e sanitari causati dal polo chimico che faceva capo a EWC e Dow Chemical e degli inquietanti intrecci, in particolare su Micorosa, testimoniati da scambi epistolari di cui l’associazione è venuta in possesso e che rimette all’Autorità giudiziaria perché ne verifichi l’attendibilità e la rilevanza penale.

Brindisi, la raffineria

E ce n’è anche per l’inceneritore dove finiscono, in maniera incontrollata, rifiuti pericolosi e ospedalieri da tutta Italia e di una discarica in cui si è ritenuto “più economico” smaltire rifiuti pericolosi provenienti, anche questi, da tutto il Paese, in barba ad ogni richiesta di utilizzo esclusivo per il polo industriale di Brindisi, oltre che smaltire i residui della combustione. Secondo Legambiente è grave che si voglia ripristinare l’utilizzo della piattaforma polifunzionale per rifiuti industriali e si voglia realizzare una nuova discarica grande il doppio di quella esistente, incompatibile con il territorio e la “bolla massica” di inquinanti prescritta per Brindisi.

Tutto ciò, naturalmente, tenendo conto dei posti di lavoro. Legambiente chiede, quindi, che si riparta dai progetti inseriti in Priorità 1 nel Piano di risanamento e che si riscriva un Accordo di programma che davvero risponda alle criticità ambientali individuate e alle esigenze di mitigazione e di superamento di esse.

Articoli correlati