La scienza è per tutti: per le donne le STEM sono la soluzione-VIDEO

Milano - laboratorio U4 piazza della scienza - Al centro, seduta, Patrizia Di Gennaro (docente di Microbiologia, dipartimento di Biotecnologie e Bioscienze). Da sinistra: Jessica Zampolli (assegnista di ricerca, Dipartimento di Biotecnologie e Bioscienze), Alessandra De Giani (dottoranda, Dipartimento di Biotecnologie e Bioscienze), Elena Collina (docente di Chimica Ambientale, Dipartimento Scienze dell'Ambiente e della Terra), Marina Lasagni (docente di Chimica ambientale, Dipartimento Scienze dell'Ambiente e della Terra).

Questo articolo, come gli altri che pubblicheremo in queste settimane, è stato realizzato da uno degli studenti del Liceo scientifico “Gaetano Salvemini” di Bari, che ha partecipato al PON 0009707 -FSE e FDR – Apprendimento e socialità: ERGASTERIO – laboratori per comp0etenze – Modulo: UmanaMente-02.  Gli studenti hanno lavorato sul tema del giornalismo scientifico e, più in generale sul tema scottante della corretta informazione e divulgazione. Guidati dalla direttrice di “Ambient&Ambienti” Lucia Schinzano, hanno preso dimestichezza con gli aspetti essenziali della scrittura giornalistica e, in particolare della scrittura di temi “green”. Hanno cercato le fonti, le hanno discusse, le hanno trasformate per ricavarne articoli e si sono cimentati col web journalism. Gli articoli sono stati tutti corredati da video-interviste che gli studenti hanno realizzato con i loro mezzi, e con tanta buona volontà, e sono stati seguiti in questa parte del percorso, dal giornalista Ruben Rotundo. La fase finale è consistita nell’editing. Ne sono venuti fuori articoli che manifestano un approccio semplice eppure molto motivato, e che hanno avuto il merito di rendere i ragazzi più consapevoli verso ciò che vedono, ascoltano o leggono. E questo è un bel traguardo. Buona lettura

Rapporto UNESCO, solo il 33% dei ricercatori è donna: la strada è ancora lunga

 

di Viviana Lippolis

«La passione per la chimica ce l’ho sempre avuta fin da bambina. Mi è sempre piaciuto mescolare, fare anche senza sapere cosa stessi facendo. Pastrocchi, insomma» racconta Valentina Sesti, dottoranda di Chimica al Politecnico di Milano, in occasione della giornata mondiale delle donne nelle STEM (acronimo di science, technology, engineering and mathematics) che si celebra l’11 Febbraio. Questa giornata è stata istituita nel 2015 dall’ Assemblea Generale delle Nazioni Unite con il principale scopo di promuovere l’equa partecipazione delle ragazze nelle scienze. Ne servirebbero molte come Valentina Sesti, eppure le donne restano ancora ai margini di tutte le materie che abbracciano il campo tecnico-scientifico. 

I dati parlano

Secondo l’ultimo rapporto UNESCO, solo il 33% dei ricercatori sono donne e sono presenti solo per il 12% nelle Accademie scientifiche. È un problema che coinvolge anche l’Italia, dove solo il 16% delle ragazze si laurea in facoltà scientifiche contro il 37 % dei ragazzi. Tuttavia, basta dare uno sguardo alla situazione nei Paesi scandinavi e negli Emirati Arabi per comprendere che le differenze in campo scientifico tra uomini e donne in quei luoghi sono completamente nulle. Cosa significa? È evidente che non si basa su una questione biologica, al contrario fonda le proprie radici su stereotipi culturali e sociali. È proprio il contesto sociale in cui sono immerse che provoca pregiudizi nei confronti delle donne.

Ma a che età hanno inizio i pregiudizi?

Foto di Michal Jarmoluk da Pixabay

Normalmente è con l’inizio della scuola primaria che inizia a radicarsi il pregiudizio che le ragazze rendono molto meno nelle materie scientifiche piuttosto che in quelle umanistiche. Gli inglesi lo chiamano gender dream gap (differenza dei sogni legati al genere). Già da piccoli, quindi, si è costretti a far fronte alla fatidica “etichetta” imposta dall’ambiente che ci circonda. Di conseguenza, dovremmo prendere l’abitudine di lavorare moltissimo sui bambini per riuscire ad abbattere una volta per tutte questa disparità “insensata”. «Credo che questi pregiudizi ci siano ma non dobbiamo lasciarci condizionare. Dobbiamo far valere il nostro talento, è l’unica cosa che conta» aggiunge Arianna Bresci, ricercatrice del politecnico di Milano, lasciandoci un importante obiettivo da proseguire: non smettere di credere nei propri sogni e nelle proprie capacità.

Qual è lo scopo principale?

D’altronde, questo è l’obiettivo principale a cui tende l’iniziativa di una giornata internazionale. Desidera stimolare e diffondere il pieno e paritario accesso delle donne in campo scientifico e tecnologico. Non è da sottovalutare il fatto che una delle principali mete proposte dall’ONU entro il 2030 è quella di raggiungere l’uguaglianza di genere e l’emancipazione delle donne come contributo cruciale al progresso. Tuttavia, non tende soltanto alla parità di genere, possiede ben altri traguardi come ad esempio il riconoscimento e il rispetto da parte degli uomini della presenza delle donne nelle discipline scientifico-tecnologiche, stimando e condividendo i successi nel loro campo.

Quando è nata la Giornata delle donne nelle STEM?

Nacque durante il “forum mondiale sulla salute e lo sviluppo delle donne” organizzato dalla Royal Academy of Science International Trust e dal Dipartimento degli affari economici e sociali delle Nazioni Unite che si tenne dal 10 all’11 Febbraio 2015 presso la sede delle Nazioni Unite. Fu constatato dalla Royal Society inglese nel 2011 che circa il 90% di giovani britannici e circa i due terzi dell’intera popolazione non erano in grado di menzionare neanche una scienziata donna famosa. Eppure, in questi anni abbiamo avuto numerosi esempi di donne che hanno dato un impulso fondamentale per lo sviluppo scientifico ma la strada futura è ancora lunga.
Traendo ispirazione da ciò e dalle scienziate che hanno lasciato un’impronta indelebile nella nostra società, bisogna emularle e esaltarle con la speranza che sempre più giovani possano dedicarsi all’attività di ricerca.

«Nella scienza non esistono maschili o femminili, nemmeno nella terminologia o nel lavoro, la scienza è per tutti…dobbiamo riconoscere la scienza come fondamento dello sviluppo sostenibile e sottolineare sempre il ruolo della scienza nell’uguaglianza». Questa frase è stata pronunciata nel lontano 1968 dal  Principe Mohammad bin King Faisal, presidente fondatore della Royal Academy of Science International Trust. Quanta strada c’è ancora da fare perchè dalle parole si passi ai fatti?

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