La “Rumenta” di Genova: un museo tutto da non “buttare”

Il progetto, a fine ottobre, è stato assegnato dal Comune di Genova alla dirigenza dei Musei Cittadini, che ha ora in mano la responsabilità di realizzarlo secondo le linee, che si stanno sempre più delineando, tracciate da gruppo di lavoro capitanato dal promotore dell’idea, il “rifiutologo” Mario Santi. Le quattro sezioni (museo, laboratorio, arte e cultura e filiera del riutilizzo) dovrebbero così trovare spazio ai Magazzini dell’Abbondanza, mentre si pensa di coinvolgere anche altre sedi, come Villa Rosazza, la discarica di Scarpino, il Museo della storia e cultura contadina di Rivarolo e l’Atelier di Palazzo Ducale. Sulla traccia e con la collaborazione del Museo A come Ambiente di Torino, il Museo della Rumenta punta a essere una risorsa didattica e informativa permanente.

Pinocchio sostenibile, creato con scarti di burattini di E.Malagigi, altezza m 5.00
un esempio di dumping Art

Al piano terra, si pensa ad un bar equo&bio (già connotato come un bar senza bottiglie) e ad un ristorante sostenibile (magari un presidio di Slow Food) che si faccia notare tra i locali del Porto Antico per la sua offerta di qualità “a rifiuti zero”, in spazi arredati con dumping art (o arte della discarica) pieni di utili informazioni. Shop e biglietteria al primo piano, con oggettistica e merchandising recuperati di ecodesign. E quindi le sale. Esposizioni permanenti di dumping art e mostre itineranti, uno spazio polivalente per la didattica e laboratori, sala proiezioni e conferenze. Per non dimenticare un laboratorio di aggiustaggio e riutilizzo, tenuto da vecchi artigiani in pensione, per mantenere e aggiustare i propri oggetti e la propria mobilia. Come anche un laboratorio artistico per le scuole dove creare con gli scarti e tenere corsi di aggiornamento per insegnanti.

"Pinocchio" realizzato con materiali di scarto

Per quanto invece riguarda la parte più propriamente espositiva del museo, le installazioni avranno sede al secondo piano, secondo un taglio di interattività con il visitatore mutuato dal Museo torinese, sfruttando imprese private, amministrazioni pubbliche e università per tessere buoni partenariati e perchè no, allestire esempi concreti di “case senza rifiuti” e “uffici senza rifiuti” dove trovare soluzioni pratiche per una proficua messa in pratica di quanto il museo ha mostrato.

Il percorso condurrebbe inoltre il visitatore attraverso la storia della produzione dei rifiuti, nel passaggio da un’economia di sussistenza alla rivoluzione industriale e così via, anche grazie all’apporto di studiosi come lo scrittore Guido Viale. E ancora, allestimenti su prevenzione, raccolta e trattamento. E infine l’ipotesi di coinvolgere il progettista Renzo Piano nella sala degli imballaggi e nelle ambientazioni casa-ufficio.

Presentato da poco il primo “Quaderno del Museo della Rumenta”, il prossimo passo, alle porte, è il convegno internazionale sul Waste management, “Come mettere la prevezione al centro della gestione sostenibile dei rifiuti” il 26 novembre al Palazzo Tursi di Genova, che avrà il suo focus proprio su questo progetto. E se tra i relatori è previsto un intervento proprio di Renzo Piano, non mancherà l’esperienza di chi all’estero un’esperienza simile l’ha già tentata, con il Trash Museum di Hartford, in videoconferenza dagli Stati Uniti.

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