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La Robin Tax: un aiuto economico, un danno ambientale

 Vita dura, ancor più dura, per le imprese impegnate nella produzione di energie rinnovabili.
E’ un Robin Hood sopra le righe quello che se la prende in questa vignetta con il settore delle energie rinnovabili, uno dei pochi in crescita in Italia

In questi ultimi anni economicamente convulsi, il Ministro dell’Economia e Finanze Giulio Tremonti ha cercato di trovare delle soluzioni che limitassero quanto più possibile la crisi progressiva che ha investito la maggior parte dei cittadini italiani, e una delle riforme che merita un po’ più di attenzione, per gli effetti sull’ambiente, è quella che è stata definita – scherzosamente o meno – la “Robin Tax”.

Per l'ISES - International Solar Energy, la manovra infierisce su un settore già colpito con il taglio del 22 % del valore dei Certificati Verdi e con il Decreto sul Quarto Conto Energia

Cos’è la Robin Tax- Chiamata così in onore del famoso arciere che rubava ai ricchi per dare ai poveri, l’imposta è stata introdotta nel 2008 quale misura etica per tassare gli enormi profitti dei petrolieri e degli speculatori accusati dei prezzi record del petrolio e della benzina raggiunti in questi anni, con lo scopo di utilizzarli come forme di sostegno alle persone bisognose. E fin qui nulla di male. Il problema sorge, o meglio è sorto, quando il Governo ha proposto di estendere la Robin Tax a tutte le aziende energetiche con fatturato annuo superiore ai 10 milioni di euro – contro la precedente legge che entrava in vigore esclusivamente per le imprese con fatturato a partire da 25 milioni di euro –, includendone, così, moltissime del comparto delle rinnovabili (finora un tale fatturato era esclusivamente appannaggio delle industrie che forniscono energia idroelettrica). La manovra, secondo la stima degli esperti, dovrebbe comportare un ricavo netto di 3 miliardi e mezzo di euro che vanno a rimpinguare le casse dello Stato.

Il presidente dell'ISES, Giovan Battista Zorzoli

La protesta delle imprese impegnate nel settore – Si è subito sollevata una rumorosa protesta da parte delle nuove aziende “colpite” dall’inasprimento della tassa. A far sentire la propria voce è il presidente di Ises (International Solar Energy Society) Italia, Giovan Battista Zorzoli, che ha affermato duramente come questa sia una tassa «iniqua» e che infierisce su un «settore industriale colpito non più di 5 mesi fa con il taglio del 22 % del valore dei Certificati Verdi e con il Decreto sul Quarto Conto Energia che ha significativamente ridotto gli incentivi per il fotovoltaico». Con conseguente rallentamento del processo di sviluppo di nuovi progetti, nonché gravi ripercussioni per il Bel Paese sotto il profilo ambientale, economico e sociale. Sulla stessa lunghezza d’onda si trovano anche la Commissione Industria del Senato e i sindacati Filctem-Cgil, Flaei-Cisl e Uilcem-Uil, che attraverso una nota congiunta fanno sapere che «siamo di fronte a una decisione che può produrre danni considerevoli ben superiori ai benefici per i conti pubblici, penalizzando, peraltro, il Tesoro stesso».

Insomma, c’è ancora qualche giorno di tempo per decidere eventuali modifiche al provvedimento, anche se c’è chi addirittura ne chiede la cancellazione o, almeno, l’esclusione delle rinnovabili dalle industrie colpite; quel che è certo è che una legge che potrebbe dare una boccata d’ossigeno all’economia italiana può, clamorosamente, trasformarsi nel più classico degli autogol.

Un effetto boomerang di cui tutti quanti faremmo volentieri a meno.

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