La rinascita del Carrubo

Carrube - Tenuta Chianchizza - Monopoli

Utilizzato nella zootecnia e come surrogato del cioccolato, oggi il carrubo ha mille usi e rappresenta una valida proposta contro la Xylella grazie al progetto Ce.Si.R.A.

 

Da cibo per i maiali ad alimento energetico, sano e nutriente per l’uomo e a valido sostituto degli ulivi attaccati dalla Xylella. È il carrubo. Questo arbusto pluricentenario fa parte da sempre della macchia mediterranea, insieme all’ulivo. È una pianta sempreverde che dopo tre anni inizia a dare i frutti. Le carrube, dal sapore dolciastro, sono state utilizzate soprattutto nella zootecnia, come alimento principale per i maiali, oppure sono state utilizzate come valido surrogato del cioccolato.

Ma oggi, nell’ottica della sostenibilità e di una nuova visione anche dell’agricoltura, si stanno rivalutando tanti prodotti della terra ma soprattutto tante piante che prima venivano usate come ornamento, oppure erano considerate infestanti, oppure venivano usate solo per alcune funzioni. La ricerca e la tecnologia stanno permettendo ai ricercatori di scoprire che la Natura ha tutto ciò che serve per poter far vivere bene e a lungo tutti gli esseri viventi, curando praticamente ogni male oggi conosciuto.

Partendo da questa nuova concezione e seguendo queste direttive nasce il progetto Ce.Si.R.A., che vede coinvolte in A.T.I. alcune aziende agricole di Monopoli, Fasano, Ostuni, l’Università e il Politecnico di Bari e il CNR ISPRA. Grazie ad un finanziamento del PSR 2014/2020, la ricerca ha scoperto che del carrubo praticamente non si butta nulla: ogni parte, le foglie, i semi, i baccelli, gli scarti, la polpa, se trattati con tecniche innovative possono essere una valida alternativa ad alcuni prodotti che consumiamo abitualmente e tanti nuovi utilizzi possono essere scoperti grazie alla ricerca. Per esempio: la farina di carrubo è ideale a chi ha problemi di glicemia e non può mangiare la pasta, oppure i frutti senza semi si usavano per produrre alcool etilico, i semi ridotti in farina sono antidiarroici, il legno del fusto molto duro veniva utilizzato per utensili soggetti a usura, l’estratto del frutto insieme allo zenzero è un toccasana per il colon irritabile. Molti composti del carrubo vengono usati nella cosmesi, nella farmaceutica e nella nutraceutica. In passato, i suoi semi molto duri erano utilizzati come unità di misura dell’oro, si chiamavano carati. Tra le caratteristiche, non sono da meno, la sua folta e larga chioma che ripara dal sole e l’albero non è attaccato dalla Xylella.

Insomma, il carrubo ha molteplici utilizzi che grazie al progetto si stanno concretizzando. Ora, il carrubo, soprattutto la varietà coltivata in Puglia “Amele”, diventa un albero di grande valore imprenditoriale e quindi necessita di una filiera rigorosamente sostenibile per veicolare, promuovere e tutelare le sue proprietà.

Per discutere di filiera, delle proprietà del carrubo e del perché può dare una nuova vita ai campi di uliveti distrutti dalla Xylella, i vari attori del progetto si sono incontrati a Tenuta Chianchizza a Monopoli, dove al termine dell’incontro, la famiglia Barnaba, proprietaria dell’agriturismo, ha proposto una serie di prodotti gastronomici realizzati ad hoc con la farina dei propri alberi di carrubo, molto apprezzati dagli ospiti. Prossimo appuntamento a settembre al Parco delle Dune Costiere, dove continuerà la promozione di questo antico monumento naturale, che potrebbe presto ridare ossigeno all’economia agricola del Salento devastata dalla Xylella e rappresentare un nuovo percorso agricolo ed economico per le aziende pugliesi.

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