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La regione Puglia non butta l’acqua, eppure…

In tema di tutela delle acque la Regione Puglia offre l’opportunità di realizzare o potenziare sistemi di trattamento dei reflui domestici provenienti da attività di servizi o microimprese e favorisce il recupero delle acque piovane. Infatti sul Bollettino Ufficiale Regione Puglia n. 13 del 26 gennaio 2012 è stata pubblicata la determina di adozione dell’avviso pubblico, con lo schema per produrre le domande, per la richiesta di contributi a copertura non eccedente il 50% delle investimento complessivo e per un massimo di 80.000 euro. Il tempo concesso per produrre la documentazione è di 90 giorni a decorrere dal giorno successivo alla data di pubblicazione.

Il termine ultimo per presentare la documentazione è di 90 giorni a partire dal 27 gennaio 2012

Il bando rientra tra il finanziamento del Programma Pluriennale di Attuazione dell’Asse II PO FESR 2007/2013; i fondi disponibili ammontano a 6.389.008,02 euro sui 10mila provenienti dalla nuova dotazione finanziaria dell’azione. Il nuovo bando prevede che gli interventi per nuovi impianti o potenziamento/ripristino degli esistenti possono essere realizzati in tutta la regione se finalizzati al recupero di acqua piovana (30% dei fondi) mentre per gli interventi che riguardano sistemi di trattamento appropriato di reflui domestici o assimilati ai domestici (70% dei fondi) è richiesta la localizzazione degli stessi in aree non ricadenti negli agglomerati individuati dal Piano di Tutela delle Acqua. Le risorse disponibili sono state suddivise tra le province pugliesi sulla base del numero di abitanti equivalenti (fonte ISTAT) relativi a: popolazione residente in case sparse; abitanti in seconde abitazioni; servizi di ristorazione; attività manifatturiere esercitate da micro e piccole imprese (fino a 50 addetti). Possono presentarne domanda e accedere al contributo persone giuridiche e/o micro e piccole imprese, attive nel settore dei servizi o nel settore manifatturiero. Il settore di attività economica deve ricadere tra: attività manifatturiere; attività dei servizi di alloggio e ristorazione; gestione stabilimenti balneari (marittimi, lacuali e fluviali). Nelle spese ammissibili rientrano l’esecuzione dei lavori, l’acquisizione e installazione di macchinari, impianti e attrezzature funzionali all’esercizio dell’intervento e le spese generali in misura non superiore al 4%. Tra le spese generali rientrano quelle tecniche concernenti la progettazione, direzione lavori, rilievi, indagini geologiche e le spese riguardanti il conto corrente appositamente aperto per l’operazione. 

Dover anticipare le spese tecniche per la redazione del progetto da presentare senza certezza di ammissione ai finanziamenti potrebbe ridurre il numero delle domande

La domanda di contributo, da inviare all’Amministrazione provinciale competente per territorio, dovrà contenere oltre alle dichiarazioni e certificati nelle modalità previste dal bando anche il progetto dell’intervento comprendente la relazione tecnica, le relazioni specialistiche, gli elaborati grafici, il computo metrico, il quadro economico, il crono programma e altri elaborati come da progetto esecutivo.

Le esperienze precedenti insegnano che questo tipo di avviso ha una criticità: viene chiesto di anticipare le spese per l’attività di progettazione esecutiva necessarie per candidare l’intervento, e senza avere la certezza che l’intervento stesso sarà ammesso al finanziamento. Questo potrebbe causare una bassa partecipazione. Così potenziali beneficiari di risorse destinate a migliorare il proprio sistema di trattamento delle acque reflue o ancor meglio al recupero delle acque piovane, potrebbero desistere dalla partecipazione con l’effetto opposto all’obiettivo del bando.

 

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