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La Puglia giudaica

Sinagoga Scolanova, Trani

«I legami tra ebraismo e Puglia sono bimillenari. La Puglia è stata una importante tappa di un percorso che, nell’antichità, ha visto ebrei ed ebraismo espandersi e diffondersi nel Mediterraneo». É così che l’assessore regionale al Mediterraneo Silvia Godelli introduce Lech Lechà, settimana dedicata alla cultura ebraica, quest’anno in calendario dal 2 all’8 settembre in 10 città pugliesi. «La cultura ebraica – continua la Godelli – è parte costitutiva della storia della Puglia che dal Gargano al Salento ha sempre avuto una presenza ebraica; quella che da qualche anno si va riscoprendo grazie alla rinascita di Trani e alla rivitalizzazione di tutte le tracce che permangono da secoli nel nostro territorio».

E in un viaggio ideale alla scoperta della tradizione e della storia giudaica è possibile partire proprio da questa perla affacciata sull’Adriatico. A Trani (BT) sono infatti presenti le tracce più vistose della cultura ebraica nel territorio di Puglia. Già nella prima metà dell’XI secolo si narra di una numerosa comunità presente in città, nella Giudecca, quel quartiere dedalo di vicoli e cortili e ancor oggi visibili. Siamo nella parte più alta della zona vecchia, adiacente le mura longobarde, nei pressi del porto e della cattedrale.

La presenza ebraica in città entrò in crisi con l’arrivo degli Angioini, intorno alla fine del XIII secolo, per archiviarsi definitivamente con il dominio della ‘cattolicissima’ Spagna nel meridione, che nel 1510 impose l’espulsione degli ebrei da Trani. Un passaggio breve ma comunque importante, che ha lasciato testimonianze uniche in Italia.

Sinagoga Grande (fu Chiesa di Sant'Anna), Trani

Erano ben quattro le sinagoghe ivi presenti, poi trasformate in chiese e dedicate a SS. Quirico e Giovita (poi S. Anna), S. Maria di Scolanova, S. Leonardo Abate e S. Pietro Martire. La chiesa di S. Anna e quella di S. Maria di Scolanova sono tutt’oggi esistenti, mentre delle altre due si hanno solo testimonianze documentarie che ne ipotizzano la collocazione dell’una nei pressi di S. Anna e dell’altra in via Cambio.

Merita perciò una visita la Sinagoga Scolanova di Trani (sec. XIII), convertita prima in chiesa di Santa Maria e poi ritornata sinagoga nel 2005. All’edificio, splendido nella viva pietra tranese, si accede tramite la scalinata esterna a ridosso dell’ala occidentale. All’interno è possibile ammirare un dipinto di origine bizantina che raffigura la Madonna dei Martiri, protettrice dei marinai. La facciata principale monocuspide si apre, invece, su Via e Piazza Sinagoga, quest’ultima ospitante la meglio nota “casa del rabbino”.

Tappa d’obbligo è poi la ‘Sinagoga Grande’, convertita in Chiesa di Sant’Anna e oggi sezione ebraica del museo diocesano di Trani. Fu edificata nel 1246-47 e costeggia Via della Giudea, quella che è stata la strada principale dell’antico quartiere ebraico tranese. Della struttura originaria si conservano i muri perimetrali, un’epigrafe, la cupola incastonata nel tamburo ottagonale e, sulla facciata, un piccolo timpano a cuspide. Pregevoli anche gli elementi di periodi successivi come l’altare ligneo settecentesco, l’abside medievale, le decorazioni seicentesche e il campanile.

Manduria: quartiere ebraico

Oggi l’edificio custodisce alcuni reperti della storia ebraica cittadina. Nella cripta sono presenti alcuni cippi tombali provenienti dai cimiteri della comunità ebraica della città mentre nella zona superiore si conservano copie di documenti e due eccezionali reperti: una Mezuzah (contenitore che racchiude una pergamena) risalente al XII – XIII sec. e frammenti pergamenacei di un’antica Bibbia del XIV secolo.

Altro importante centro che testimonia la presenza ebraica in Puglia è Manduria (TA). É nel centro storico della cittadina salentina che si trova il quartiere ebraico, inizialmente integrato nel tessuto abitativo locale. Anche Manduria aveva la sua Sinagoga: divenuta nel XVII secolo casa padronale, conserva oggi il caratteristico portale con 14 elementi decorativi floreali, divisi al centro da una maschera, forse di valenza propiziatoria. Fu con la creazione del Ghetto – che si diffuse nella Cristianità a seguito della bolla di Paolo IV nel 1555 – che iniziò il declino della comunità ebraica manduriana. All’epoca il quartiere ebraico venne isolato dal resto della città: “Esistono ancora tre grandi archi in tufi che serravano il Ghetto. Il primo è posto a Sud e vedesi ancora inciso sulla trave posta nella sommità degli stipiti: 1602. Il secondo ad Est ed il terzo ad Ovest che comunica con l’antica via delle Carceri vecchie. Questi archi erano provveduti di relative porte ed un’antica tradizione ci fa sapere che le autorità locali della città alle ore 24 di ogni sera serravano a chiave quelle porte, riaprendole allo spuntar del sole del mattino seguente. Era questo un provvedimento necessario per impedire agli ebrei la propaganda notturna della propria religione” (L. Tarentini, sacerdote e storico locale).

Porta degli ebrei, Oria

É ancora nel Salento che si ritrova la “Porta degli Ebrei”, che conduce alla giudecca della comunità ebraica di Oria (BR) e che dà accesso ad un quartiere medievale tortuoso, di piccole case, botteghe, balconcini nascosti (S. Bernardi). Alle spalle della porta degli Ebrei, si sviluppava la fiorente comunità ebraica, nota in tutto il Mediterraneo medievale, che giunse al suo culmine durante il IX secolo. La piazza ivi prospiciente è dedicata a Shabbetai Donnolo, figlio della città ed esperto esegeta, nonché medico e astronomo.

In questo viaggio sulle orme degli ebrei di Puglia non è possibile dimenticare il Gargano. Senz’altro curiosa è la storia della comunità ebraica di San Nicandro Garganico (FG) e del suo fondatore Donato Manduzio: un bracciante agricolo che, agli albori del fascismo e dell’avvento delle leggi razziali, decise di abbracciare la parola dell’Antico Testamento e degli ebrei al tempo di Mosè. Infine, va vista l’incantevole Vieste (FG) con il suo rione ebraico, costellato di archi medievali e piccole vie dove ancora si respira la vita degli artigiani e dei commercianti ebrei. Una vita tormentata ma, senza dubbio, colma di fascino.

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