La Puglia contro gas e nucleare

La Scalinata Virgiliana a Brindisi

La manifestazione a Brindisi, e in oltre 20 città italiane, contro combustibili fossili e nucleare

 

La Puglia non ci sta. Per questo, protesta a Brindisi contro la nuova centrale a turbogas, in sostituzione della Brindisi sud alimentata a carbone, e la possibile realizzazione del nuovo gasdotto Poseidon.

Non è un passo indietro, sia ben chiaro, ma è un grande passo avanti, perché la Puglia vuole investire in energia green, abbandonando ogni forma di energia inquinante. La centrale a turbogas, così di conseguenza il gasdotto, sono tecnologie ormai ritenute superate perché considerate inquinanti e non sostenibili, nonostante l’Unione Europea abbia inserito gas e nucleare nella tassonomia verde.

Dopo circa 15 anni, i criteri di compatibilità ambientale del sito brindisino sono cambiati, per cui puntare su una centrale elettrica di questo tipo vuol dire per la Puglia perdere finanziamenti importanti nell’ambito della sostenibilità e non rispettare e investire nell’ambiente, come la scelta sbagliata di individuare un deposito di scorie nucleari nel Parco Nazionale dell’Alta Murgia.

La minifestazione di Brindisi

 

Al sinistra, la senatrice Patty L’Abbate, a destra Ruggero Ronzulli

Ecco perché la Puglia ribadisce la sua contrarietà al progetto di Brindisi. Di questa posizione si fanno portavoce Legambiente, WWF Puglia e WWF Brindisi, Acli Provinciale Brindisi, Acli Terra Bari-Bat, Arci Puglia, Arci Brindisi, Associazione Salute Pubblica, Fondazione Tonino Di Giulio, Forum Ambiente Salute e Sviluppo Brindisi, Italia Nostra Brindisi, ISDE, Medici per l’Ambiente, No Al Carbone Brindisi, Rete della Conoscenza Puglia, Unione degli Studenti Puglia, che hanno manifestato questa mattina a Brindisi sulla Scalinata Virgiliana, insieme a cittadini e politici, ribadendo con forza il passaggio a fonti energetiche rinnovabili e rispetto e la salvaguardia dell’ambiente.

Il messaggio è “A tutto gas, ma nella direzione sbagliata. Contro le bufale fossili e nucleari”. Sono 42 le sigle tra associazioni, comitati e movimenti che hanno sottoscritto il manifesto da presentare al Governo Draghi per dare la svolta green. Le manifestazioni si sono svolte in contemporanea in oltre 20 città tra cui  Civitavecchia, Ravenna, La Spezia, Napoli, Presenzano, Falconara, Fusina, Brindisi, Venezia, Potenza, Pescara.

In una nota ufficiale congiunta, Legambiente spiega che “il Consiglio regionale, nella seduta N.3296 del 05/11/2019 ha approvato all’unanimità una mozione con cui il presidente della Regione e il Consiglio regionale dichiarano l’emergenza climatica ed ambientale nel territorio regionale.”.

Le richieste

“tra le richieste – continua Legambiente – che le associazioni fanno alla Regione Puglia c’è l’approvazione di un nuovo piano energetico che abbia al centro le fonti rinnovabili; nuove centrali fotovoltaiche in aree SIN e industriali; la richiesta ad Enel di realizzare nell’area in cui insiste la centrale di Brindisi sud da smantellare, il prospettato impianto fotovoltaico con accumulo e due impianti prospettati dalle associazioni, quello solare termodinamico e quello di produzione di energia elettrica e idrogeno da moto ondoso. Poi, in tutte le aree industriali e commerciali pugliesi si realizzino impianti da fonti rinnovabili per rendere tali aree non più fortemente energivore come oggi, ma autonome e capaci anche di immettere in rete il surplus di energia elettrica prodotta; siano aggiornati i piani e regolamenti per l’individuazione di aree idonee per la realizzazione di impianti da fonti rinnovabili; siano promosse a livello regionale, con un fondo dedicato, le Comunità Energetiche e Solidali e le Comunità energetiche agricole; sia garantito l’efficientamento energetico sulle linee elettriche nel trasporto su rotaia e siano sostituiti i carburanti da fonti fossili in mezzi pubblici, utilizzando risorse finanziarie disponibili anche nel PNNR per l’utilizzo di idrogeno o di motori elettrici. Il Governo, la Regione Puglia e tutte le istituzioni interessate sostengano, anche con preliminari corsi di formazione, il mantenimento dei livelli occupazionali di elettrici e personale dell’indotto nel settore termoelettrico da trasferire in impianti di produzione da fonti rinnovabili e in filiere connesse. Infine, Il progetto di un impianto eolico off-shore in Adriatico presentato al Ministero per la Transizione Ecologica, sia a preventivo studio di fattibilità (e relativo dibattito pubblico) che esamini le diverse opzioni e alternative e gli impatti ambientali diretti e indiretti, anche in relazione al cavidotto e all’attraversamento del coralligeno, della prateria di posidonia e del SIC mare, oltre a valutare gli impatti sociali sull’indotto e sull’occupazione (si parla di 3 posti di lavoro per ogni MW).

L’obiettivo della Puglia

L’obiettivo in Puglia deve essere quello di contribuire, per quel che riguarda la potenza installata di impianti da fonti rinnovabili, alla realizzazione di 8 Gw all’anno (attualmente in Italia siamo appena a 0,8 all’anno), per raggiungere gli obiettivi dell’effettiva decarbonizzazione e del raggiungimento della riduzione del 55% delle emissioni climalteranti entro il 2030 e della neutralità climatica entro il 2050.”.

L’Italia deve quindi cambiare rotta; può e deve investire su fonti alternative rinnovabili e green, perché ha le risorse per farlo e per essere indipendente da un punto di vista energetico da altri Paesi.

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