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La Puglia che non vogliamo

Rifiuti abbandonati sul litorale ionico pugliese

Anche quest’anno l’estate pugliese è stata caratterizzata dal sole, il mare, la musica e…i rifiuti. Secondo i dati redatti dal numero verde del Wwf pugliese – 800.08.58.98 – sono state circa 435 le telefonate di abitanti della regione che sono stati testimoni di scempi ambientali di ogni tipo e che hanno prontamente avvertito l’organizzazione.

Uno scenario desolante –  Il quadro che viene dipinto dalle denunce raccolte è chiaro ed inappellabile; si parla principalmente di rifiuti che riempiono le spiagge e le coste del tacco d’Italia, con spazzatura di ogni genere, fin anche ad inquinarne i mari (Adriatico o Ionio, non fa differenza): in particolar modo ha fatto notizia la fuoriuscita di gasolio e oli da una barca in demolizione in un cantiere navale di Molfetta, creando una vera e propria macchia scura in mare. Ma c’è di più. L’estate in Puglia è stata anche nel segno dell’”aggressione” alla natura e alle sue bellezze: emblematico di quanto affermato sono stati i tagli di ulivi – alcuni addirittura secolari – che hanno creato, oltre al danno ambientale in sé, anche una deturpazione estetica al paesaggio e al territorio, di cui gli ulivi ne fanno stabilmente e tradizionalmente parte. Inoltre, la mano dell’uomo ha inciso il suo terribile segno anchecon le colate di cemento che hanno sommerso e sostituito zone naturali incontaminate, facendo così spazio a strade asfaltate, muri e scalinate, parcheggi e zone anche abusive, non sempre bloccate per tempo dalla Guardia di Finanza. Da ultimo – anch’essi presenza costante nella cronaca estiva della regione – gli incendi, che hanno letteralmente bruciato via piante e foreste.

Incendio boschivo nei pressi del Castello di Lucera (Fg)

Risultati di un fallimento – Offrire un quadro anche delle conseguenze non è certamente confortante, ma pare opportuno farlo per avere un’idea più chiara e nitida dei danni e delle problematiche che emergono: mari non sempre balneabili, spiagge che vengono risucchiate dai rifiuti, centinaia di ettari di macchia mediterranea e zone boschive distrutte, sbancamento di dune che, se per alcuni sono delle risorse della Puglia, per tanti altri rappresentano esclusivamente degli impedimenti a costruzioni edili. Con conseguente malumore e riduzione del turismo naturalista, tant’è vero che – come riporta la versione on line del Corriere del Mezzogiorno – «il più delle volte, i turisti arrivati in Puglia, promettono di non tornarci».

Sono messaggi forti, che devono far riflettere, sia per quel che concerne il deterioramento di un paesaggio naturale tra i più belli della penisola italiana, sia perché il turismo è una delle risorse principali e più redditizie della Puglia: e se ai tanti investimenti che si sta cercando di fare da qualche anno a questa parte fanno da contraltare spiacevoli fatti di cronaca come quelli descritti, il rischio di fallire in questo difficile e delicato progetto di rilancio economico e di immagine è più concreto che mai.

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