La pietra al posto della plastica: si può fare! E conviene

Un’azienda di Bronte ha reinventato un attrezzo quotidiano da cucina con risultati eccellenti e inaspettati

 

Ecosostenibilità all’ennesima potenza. Ecco come di ricicla la pietra. Avete capito bene. Riciclare gli scarti della pietra. Quando si lavorano marmi e pietre per realizzare le opere artistiche e architettoniche che vengono apprezzate in tutto il mondo, si producono ovviamente scarti che vengono poi gettati in apposite aree o accatastate in discariche.

Ma qualcuno si è posto una domanda: perché non recuperare anche quegli scarti facendoli entrare nell’economia circolare? Recuperarli sarebbe sicuramente un passo avanti importante perché si eviterebbe così di distruggere altro territorio per l’approvvigionamento. Spesso, pietre e marmi vengono sbriciolati e usati nell’edilizia, ma perché non utilizzarle anche in altri settori?

In questo, il design da un grande aiuto, ma rimane in un ambito di nicchia, con costi non proprio popolari. E se questi scarti entrassero nelle nostre case sostituendo altri materiali come, per esempio, la plastica? Sembra una follia, ma se fosse possibile?

È questa l’intuizione che ha avuto Nicola Dell’Erba, marmista e designer siciliano, che ha pensato bene di unire l’utile al dilettevole. Con gli scarti di marmi e pietra ha realizzato un oggetto, necessario per la pasticceria, che costa meno della metà del corrispondente in plastica, è leggero e resistente: è lo spalmino Plaka. Il progetto nasce da un’esigenza culinaria pasticcera tutta meridionale, ma che è amata in gran parte del mondo. «La nostra azienda – ci spiega Nicola Dell’Erba – si trova nella provincia di Catania più esattamente a Bronte, famoso per il pistacchio. Dalla sinergia con aziende che lavorano e trasformano il pistacchio è nato il nostro spalmino, che serve per stendere la crema al pistacchio sulle fette del panettone artigianale. La farcita del panettone non può essere fatta al momento della produzione perché non di conserva; per conservare la crema si dovrebbero usare molti conservanti e in un panettone artigianale i conservanti non ci stanno, da questa esigenza abbiamo sviluppato il nostro prodotto. Questo è un esempio di come le aziende di settori diversi fanno squadra. Il Sud è ricco di risorse che si possono sviluppare facendo squadra».

La pietra al posto della plastica. Come nasce questo connubio “assurdo”?

«La tecnologia e la robotica  oggi ci consente di dare forma alla pietra con un estrema facilità, modellando la pietra come se fosse burro. Da questa evoluzione nasce un intuizione, pensare di sostituire alcuni oggetti oggi realizzati in materiale plastico con la pietra, dato che i costi di lavorazione si abbattono in modo importante,  addirittura in alcuni casi i costi della materia prima risultano più bassi, se si pensa al riciclo degli scarti di lavorazione dell’industria marmifera».

Come si può “riciclare” la pietra?

«IL riciclo della pietra nasce nel Rinascimento si trituravano le pietre e si miscelavano a resine. Oggi questo procedimento viene fatto in assenza di aria quindi le particelle si aggregano senza lasciare spazi. l’uso di cementi o resine non è mai superiore al 3-4% della massa. Il materiale da noi usato per il progetto Plaka, viene già da certificazioni di economia circolare, e assente da solventi tossici e dannosi, certificato dalla NSF per il mercato statunitense».

Quali sono le caratteristiche principali degli oggetti che state producendo e dove si possono acquistare?

«Il nostro spalmino è “ecosostenibile”, nasce dal riutilizzo di scarti dell’industria marmifera, “leggero”, pesa circa 35 grammi, “economico”, “utile”, poiché utilizzabile nella vita quotidiana, “personalizzabile”, con incisioni al laser, “altamente resistente agli urti”, “adatto all’industria agroalimentare”, poiché può entrare in contatto con gli alimenti, “alta disponibilità”.

I nostri clienti sono le aziende agro alimentari che producono spalmabili e conserve, i canali di vendita sono quelli tradizionali per ora».

I prossimi progetti?

«Stiamo collaborando con importanti studi di design per sviluppare oggetti di uso quotidiano realizzati con il marmo o in pietra. Uno dei prossimi progetti pronti per la produzione è una piastra in pietra che serve a cucinare in modo naturale tutti i cibi. La pietra lavica dell’Etna si presta molto bene a questo utilizzo. Ci sono già in commercio diverse soluzioni ma la nostra sarà diversa sia nella forma che nella resistenza».

L’inventiva italica è nota in tutto il mondo, ma quella meridionale è unica. Ce lo dimostra la sinergia tra le aziende siciliane e meridionali costituita da Nicola Dell’Erba. Fare squadra, sfruttare le competenze del territorio, rileggere e reinventare le risorse presenti in loco, unire tradizioni e sostenibilità, sono quel quid in più che permette di distinguersi e rivaluta il Sud d’Italia e il meridione del mondo, condizionati da antichi e falsi giudizi.

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