La nuova collezione di filati “Brewed ProteinTM” affascina Pitti Immagine Filati

L’azienda biotecnologica giapponese Spiber ritorna alla 94ma edizione di Pitti Immagine Filati con una produzione di fibre tessili durevoli basate su proteine sintetiche. La loro missione è quella di contribuire a produrre materiali responsabili e sostenibili

 

L94^ edizione di Pitti Immagine Filati, che si è svolta dal 24 al 26 gennaio presso la Fortezza da Basso è, come da copione, un appuntamento con le più importanti filature nazionali e internazionali, per scoprire le tendenze di domani nel nuovo Spazio Ricerca e riflettere sull’evoluzione del settore in chiave sostenibile.

L’ingresso della manifestazione a Fortezza Bastiani

Appuntamento di riferimento  con le collezioni delle più importanti filature italiane e internazionali e, soprattutto, le tendenze del domani, l’edizione 2024 ha riportato dei numeri significativi: 115 i marchi in totale a questa edizione; 75 gli espositori all’interno dell’area Filati, di cui 8 provenienti dall’estero (Giappone, UK, Turchia, Cina); 25 gli espositori all’interno dell’area CustomEasy, di cui 1 proveniente dall’estero (Giappone), 15 gli espositori all’interno dell’area KnitClub, di cui 1 proveniente dall’estero (Hong-Kong). Siamo andati a visitare la manifestazione.

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Un’azienda ecosostenibile made in Japan

Nell’area CustomEasy l’unico espositore proveniente dall’estero è stato Spiber, il cui nome deriva dalla combinazione di “spider” e “fibre”.

Si tratta di un’azienda giapponese operante nel settore delle biotecnologie la cui ragion d’essere è quella di “contribuire al benessere sostenibile dell’umanità, sia ora che per le generazioni a venire”, come loro stessi dichiarano.
“Ci dedichiamo allo sviluppo di materiali innovativi che possano avere un impatto trasformativo sulla nostra società e crediamo che soluzioni di vero impatto debbano essere costruite sulla base di aziende con i più elevati standard di integrità. Questo è il motivo per cui stiamo lavorando per ridurre al minimo la nostra impronta operativa, sforzandoci al tempo stesso di garantire standard elevati di approvvigionamento sostenibile e diritti umani lungo tutta la nostra catena del valore”.

Ecco, non è fuori luogo affermare che Spiber è stato l’elemento innovativo in questa kermesse, l’unico vero protagonista che ha scelto di posizionarsi in una produzione ecosostenibile che aiuti l’ambiente ora e per le generazioni future.

Tessuto simil lana

I materiali che hanno presentato, queste “Brewed ProteinTM” sono fibre, resine, pellicole e altri tipi di materiali a base vegetale coltivati in laboratorio, che vengono prodotti attraverso la fermentazione microbica.
Il primo impianto di produzione di polimeri proteici è stato costruito in Tailandia nel 2022 e ora è in costruzione un secondo impianto negli Stati Uniti, in collaborazione con ADM, una multinazionale di trasformazione alimentare di materie prime.

Cosa fa esattamente la tecnologia di Spiber?

Per produrre le Brewed Protein, Spiber utilizza zuccheri ottenuti da prodotti agricoli come la canna da zucchero e il mais con l’obiettivo di utilizzare anche gli scarti provenienti dall’abbigliamento a fine uso.
“In futuro ci impegniamo a passare alle materie prime circolari come la cellulosa contenuta nei rifiuti agricoli come la a gassa di canna da zucchero o lo stocco di mais, o i tessuti scartati costituiti da fibre Biosphere Circular, – spiegano gli addetti dell’azienda giapponese presenti a Pitti Immagine Filati – elementi che possono essere scomposti in sostanze nutritive che possono venire riciclate e somministrate ai nostri microbi per la produzione di materiali proteici fermentati”.
La sua tecnologia progetta sequenze di aminoacidi per ottenere fibre, filati e tessuti da vendere sul mercato internazionale dopo essere stati lavorati dalle aziende partner di Spiber.
Ad oggi l’azienda è in grado di produrre fibre di diversa finezza, simile anche al baby cashmere. Le fibre possono essere filate al 100 per cento o miscelate con cashmere, lana e altre fibre.

Un grande aiuto all’ambiente

Due capi realizzati con la tecnologia Brewed Protein

Secondo uno studio LCA “Dalla culla al cancello – From crumble to gate” realizzato da Spiber insieme a EarthShift Global, società di consulenza leader nel campo della LCA e della sostenibilità, le fibre proteiche fermentate di Spiber, rispetto al cashmere di origine mongola, utilizzano il 94 per cento in meno di acqua e contribuiscono al 97 per cento in meno a creare danno all’habitat. La caratteristica di essere prodotti da risorse che fanno parte della Biosfera e che riducono al minimo l’impatto con il clima, danno ai filati e tessuti di Spiber un accredito ulteriore.

Più che una scoperta, quella del marchio Spiber (aveva già partecipato al Pitti Filati in altre tre occasioni), al punto che si può parlare di un’interessante incontro che riconferma l’azienda giapponese come una delle poche aziende mondiali che producono tessuti a zero impatto ambientale.

Unico neo delle due giornate di Firenze il fatto che, a livello organizzativo, non ci sia stato spazio per presentare la realtà e la tecnologia di Spiber come forse avrebbe meritato.

(foto Monica Rossi)

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