La matita: con le sue materie prime viaggio su un tappeto volante intorno al mondo

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La matita è un simbolo del nostro rapporto con il mondo delle materie prime (Foto Lisa Fotios da Pexels)

La matita è un oggetto comune usato spesso da tutti, ma non tutti sanno che questo semplice oggetto è il frutto di un arcobaleno di tante materie prime che giungono da vari paesi

 

di Alessandro Giraudo*

 La matita è stata inventata nel 1560 in Italia da due gemelli: Simonio e Lyndiana Bernacotti ebbero l’idea di inserire la sottile mina di grafite in un involucro cilindrico o esagonale di legno, rendendo la matita molto più solida e resistente. Per molto tempo fu utilizzato il pioppo. Fu poi migliorata dal francese Nicholas Jacques Conté, uno scienziato che seguì Napoleone nella campagna di Egitto come responsabile degli aerostati. Nel 1795 aveva ricevuto un incarico dal governo rivoluzionario di trovare una soluzione per fare fronte al blocco inglese del commercio contro la Francia che, tra l’altro, non riceveva più la grafite dalle miniere del Cumberland utilizzata per la produzione delle matite, strumento essenziale per i geografi e per i militari. All’epoca, l’Inghilterra era il principale produttore di grafite nel mondo. Dopo vari tentativi, Conté iniziò a mescolare la grafite con dell’argilla per limitare l’impiego del minerale. Allora ottenne dei tratti di scrittura più o meno fine che, più tardi, gli inglesi codificarono in 24 combinazioni di cifre e lettere come H (Hard), F (fine, medio), B (bold, mina tenera e tratto largo).

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Per essere abrasiva, la gomma della matita deve essere mescolata alla pietra pomice estratta in Afghanistan, Indonesia, Giappone e Russia (foto Pexels)

Lo scienziato creò la sua impresa che esiste tuttora, anche se è stata acquistata dalla società BIC, azienda con sede a Clichy, nella banlieue di Parigi. La BIC fu fondata nel 1945 dal barone di origine torinese Marcel Bich, capofila nella produzione di materiale da cancelleria come, ad esempio, la classica penna a sfera (il nome Bic deriva tra l’altro dall’abbreviazione del suo cognome). Poi, nel 1858, l’americano Hymen Lipman di Filadelfia brevettò l’idea di montare sulla matita una gomma abrasiva per cancellare.

Matite rivestite di giallo e di nero…

Per produrre una matita è necessario del legno, soprattutto del legno di cedro di Virginia coltivato negli USA, in Canada, in Russia.  Da un albero è possibile ottenere fino a 300mila matite. In Asia, sovente è utilizzato il legno di incenso o di altre essenze che sprigionano vari profumi delicati.

La matita è composta da due mezze matite che poi sono unite con della colla; questa è fabbricata con del PVAC (poli-acetato di vinile, prodotto dalla petrochimica). Poi c’è la grafite: la Cina è un grande produttore (80% della produzione mondiale), seguita dal Brasile, Mozambico, Russia, Madagascar. Per molto tempo, e ancora adesso, il colore del rivestimento delle matite era il giallo, per indicare la qualità cinese della grafite. Ma spesso il giallo è intercalato con il nero, scelta della società L&C Hardtmuth, creata a Vienna nel 1790 e trasferita in Cecoslovacchia nel 1848: questa impresa aveva creato la marca Koh-I-Noor (il nome del famoso diamante indiano di proprietà della Corona inglese) e scelto l’immagine di un elefante per valorizzare le matite colorate di giallo (Cina) e di giallo-nero (colori della dinastia imperiale degli Asburgo, che regnavano anche in Cecoslovacchia).

Da un po’ di tempo sono prodotte anche delle matite senza legno: sono fabbricate in PVC, un altro tipo di polimero derivante dal petrolio per molto tempo impiegato per produrre le bottiglie in plastica, che oggi sono soprattutto fabbricate in PET (polietilene tereftalato), materiale riciclabile derivato dal petrolio. Poi c’è la mina: un impasto ottenuto con dell’argilla e del talco che modifica lo spessore del tratto disegnato dalla matita; l’argilla (che è un silicato di alluminio) proviene dallo Sri Lanka, dalla Siberia, dalla Scandinavia, dal Messico e dal Canada e il talco arriva dalla Cina, dal Brasile o dall’India.

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Infine, c’è la gomma che serve a cancellare; allora, bisogna pensare ai paesi che la producono, essenzialmente in Asia (Vietnam, Indonesia, Malesia, per esempio), e anche in Brasile. È possibile anche utilizzare della gomma sintetica, prodotta con dei polimeri (petrochimica). Ma la gomma deve essere abrasiva ed allora è mescolata alla pietra pomice estratta in Afghanistan, Indonesia, Giappone e Russia. Nel passato, l’isola siciliana di Lipari era il più grande produttore di pietra pomice del mondo. Poi c’è un nastro di latta giallo che fissa la gomma alla matita; la latta è fatta con il ferro proveniente dalla Russia, dall’Ucraina, dal Brasile e dall’Australia e con dello stagno estratto nelle miniere localizzate nel croissant dello stagno in Asia (Indonesia, Malesia, Tailandia). In alcuni casi questo nastro è composto essenzialmente da alluminio, prodotto in Cina, India, Russia, Canada. Infine, c’è la lacca che colora l’esterno della matita; la lacca è ottenuta dal nitrato di cellulosa (polpa degli alberi, coltivati soprattutto nel Nord America ed in Russia) o da cascami di cotone (India, Cina, USA, Brasile) e la lacca è colorata da pigmenti artificiali, fabbricati dall’industria chimica tedesca ed americana.

Ovviamene tutte queste operazioni richiedono un ampio utilizzo dell’energia elettrica prodotta con il carbone (Usa, Russa, Germania, Polonia, Australia) o con il petrolio (paesi del Medio-oriente, Russia, Usa, Nigeria) o con il gas (USA, Russia, Qatar, Norvegia) o con l’energia nucleare (l’uranio proviene dal Kazakhistan, Niger e Mali) o con i pannelli solari  che impiegano grandi quantità di rame (Cile, USA, Congo) o con le centrali eoliche che hanno bisogno di certe terre rare, fra cui il neodimio (estratto in Cina, USA, Sri Lanka, Australia), senza dimenticare l’energia idroelettrica che ha bisogno di grandi quantità di cemento, ferro e acciaio.

La matita: una sinfonia di materie prime

Allora cosa si può dire di una matita? Che è un prodotto semplice, molto utile anche se strano: si tratta un vero miscuglio di tante piccole materie prime che ci fanno fare il giro del mondo intero. E la matita è un simbolo del nostro rapporto con il mondo delle materie prime. La nostra vita quotidiana ed il mondo che ci circonda è un carosello di materie prime che arrivano, ma non ce ne rendiamo conto, dal mondo intero. Ed il nostro pianeta è una vera cornucopia di materie prime che bisogna seminare, coltivare, raccogliere, estrarre dalle viscere della terra, lavorare con la fatica ed il sudore degli uomini, utilizzando l’esperienza, scienza e conoscenza, l’organizzazione ed il controllo dei rischi, la logistica per la distribuzione dei vari prodotti.

Avevamo un po’ dimenticato le materie prime; le vicende militari in Ucraina e gli embarghi ci ricordano la loro importanza e l’incidente nel Canale di Suez ci rammenta quanto sia importante la logistica.  Nel marzo del 2021, la nave portacontainer Ever Given ha bloccato il Canale per sei giorni con importanti conseguenze finanziarie per il mondo intero: le perdite sono stimate a 340 mila dollari all’ora! Il problema è stato però risolto in gran parte dalla… luna! Infatti, le grandi maree hanno fatto salire il livello dell’acqua di 46 centimetri ed hanno permesso di disincagliare la nave, con l’aiuto di vari rimorchiatori di alto mare.

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