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La Marina Militare denunciata per disastro colposo a La Maddalena

La prima inchiesta sull’amianto presente a bordo delle navi militari è nata nel 2005, al tribunale di Padova, dopo la denuncia per la morte del capitano di vascello Giuseppe Calabrò e del meccanico di bordo Giovanni Baglivo per mesotelioma pleurico, insorto, secondo i periti sulle imbarcazioni dove avevano prestato servizio. Dal quel momento in poi sono state circa seicento le cartelle cliniche depositate nelle mani degli inquirenti padovani i quali, nel frattempo, hanno appurato che almeno trecento decessi sono stati causati da patologie amianto correlate. L’amianto è stato dichiarato fuorilegge nel 1992, ma fino a tutto il 2005, quando la Marina Militare ha cominciato la bonifica delle navi, era ancora presente a bordo.

Si spiega così il motivo per cui è stata depositata proprio al tribunale di Padova, questa mattina, una denuncia querela per disastro doloso e rimozione o omissione dolosa di cautele contro gli infortuni sul lavoro, artt. 434 e 437 C.p., dalla signora Giuseppina Bartolozzi, che vive a La Maddalena. Suo padre Giulio, nato a La Maddalena il 24 febbraio1920 e deceduto il 21 settembre 1984, a causa di un mesotelioma pleurico – è scritto nella denuncia – è rimasto esposto a polveri e fibre di amianto, in assenza di protezioni e senza che fossero adottate le misure di prevenzione tecnica sul luogo di lavoro, presso l’arsenale militare di La Maddalena, in Sardegna, dal 1° novembre 1952 al 30 giugno 1979. Bartolozzi era addetto alla riparazione delle celle frigorifere, dove l’amianto era utilizzato come materiale isolante.

Per tutto il periodo di lavoro, il defunto ha lavorato “in assenza di qualsiasi informazione sul rischio cui era esposto e senza essere munito di alcuna protezione in un ambiente di lavoro, chiuso, dove non venivano aspirate le polveri né confinati i luoghi in cui c’era la dispersione di fibre di amianto”. La figlia di Bartolozzi, signora Giuseppina, fa presente nella denuncia che tutti i materiali di amianto e altri rifiuti delle officine della base della Marina Militare di La Maddalena sono stati gettati in mare, inquinando l’intera zona, “tanto è vero che le imbarcazioni non possono transitare nella zona contaminata”. A oggi – scrive la signora Bartolozzi, assistita dall’avvocato Ezio Bonanni – il sito non è stato ancora bonificato dalla presenza di amianto e “la sottoscritta chiede che l’Autorità Giudiziaria accerti chi, volontariamente e scientemente, ha disposto di sfregiare il territorio de La Maddalena con un disastro ambientale che è sotto gli occhi di tutti”.

La signora Bartolozzi si ritiene parte danneggiata e parte offesa anche in relazione all’ipotesi di reato di cui all’art. 434 l° co. c.p., in relazione al fatto che, vivendo in prossimità del sito contaminato, vive in concreto pericolo per la propria salute e la pubblica incolumità. La signora Bartolozzi, quindi, anche come associata dell’Osservatorio Nazionale Amianto ONLUS, associazione che rappresenta i lavoratori esposti e le vittime dell’amianto, denuncia tutti i responsabili della Marina Militare e di ogni altro ente, per le violazioni delle norme in materia di sicurezza sul lavoro, in relazione al gran numero di decessi e di ammalati tra i colleghi, di cui agli artt. 434 e 437 C.p..

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