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La manutenzione: la grande assente delle opere pubbliche

Lucca, la piena del fiume Serchio

La cronaca di questi giorni fa registrare dissesti dappertutto.  Il rischio idrogeologico è alto ovunque. I danni ingenti. Molte colpe sono dell’uomo e della sua incapacità di anticipare gli eventi, governarli, modificare il territorio secondo quanto la scienza e la tecnica ci hanno insegnato. Ma il degrado è più esteso: non è raro, anzi diffuso, passeggiare nelle nostre città o campagne e scoprire il degrado in cui versano beni culturali di inestimabile valore. Magari dietro ci sono grandi campagne di sensibilizzazione e movimenti per impedire passaggi di proprietà a privati, battaglie che hanno fatto divenire famosi molti beni. Ma lo stesso degrado lo si osserva per altri immobili pubblici, anche più recenti, ovvero per le nostre strade. Qualunque opera dovrebbe essere oggetto di un piano di gestione che ne garantisca l’uso e la fruizione. Qualunque opera dovrebbe essere oggetto di un piano di manutenzione che garantisca la sua conservazione. Ma la Pubblica Amministrazione si muove in questa direzione?

Roseto Valfortore (FG), la strada per Foiano inghiottita da una frana nella primavera 2012

Sotto il profilo normativo il piano di manutenzione è il documento previsto all’art. 38 del DPR 207/2010. È “il documento complementare al progetto esecutivo che prevede, pianifica e programma, tenendo conto degli elaborati progettuali esecutivi effettivamente realizzati, l’attività di manutenzione dell’intervento al fine di mantenerne nel tempo la funzionalità, le caratteristiche di qualità, l’efficienza ed il valore economico.” Tale documento era previsto in altra norma già dal 1999 e da tale anno costituisce un’ottima integrazione delle parcelle professionali. Quanti hanno creduto nella sua redazione per la funzione tecnica e non per il rispetto di una normativa? Quanti sono i piani di manutenzione redatti e che sono stati applicati? 

Secondo le previsioni normative, ogni piano ha dei componenti particolari, da calibrare secondo l’importanza e la specificità di un’opera: il manuale d’uso, il manuale di manutenzione e il programma di manutenzione. Recita il DPR 207/2010: “Il manuale d’uso si riferisce all’uso delle parti significative del bene, ed in particolare degli impianti tecnologici”. “Il manuale di manutenzione si riferisce alla manutenzione delle parti significative del bene ed in particolare degli impianti tecnologici”. Ritroviamo nello stesso, fra l’altro, la descrizione delle risorse necessarie per l’intervento manutentivo ma anche le anomalie riscontrabili e le manutenzioni eseguibili direttamente dall’utente, nonché quelle da eseguire a cura di personale specializzato. Ma fondamentale è stata l’introduzione del programma di manutenzione, cioè un insieme di azioni da “realizzare a cadenze prefissate temporalmente” per una corretta gestione del bene e delle sue parti nel corso degli anni: qui si parla delle prestazioni, dei controlli e degli interventi di manutenzione.

Una delle tante strade dissestate in Capitanata (foto Piero Russo)

Se tutti questi passaggi fossero attuati non avremmo il degrado delle nostre opere, da quelle edilizie a quelle stradali o idrauliche ed anzi ci si potrebbe accorgere prima di eventuali cattive forniture di materiali nella realizzazione delle opere pubbliche, ovvero della cattiva gestione. Insomma un collaudo in corso d’utilizzo dell’opera: un’estensione del collaudo finale, che richiama l’impresa alle sue responsabilità per un numero significativo di anni ed impedisce l’uso di materiali impropri nelle costruzioni. Ed inoltre chiama in causa i gestori delle opere, perché ne abbiano cura. Non pensiamo che si tratti di programmi complessi ed inattuabili. Il tutto è molto logico e semplice: è con il programma dei controlli che si rileva nel tempo se il bene funziona secondo standard di qualità e quantità prestabiliti; è con il programma degli interventi che si richiamano in ordine temporale le manutenzioni, al fine di garantire la corretta conservazione del bene.

È ovvio che tutto ciò ha un costo che deve essere previsto da coloro che assumono in carico l’opera pubblica, siano essi soggetti pubblici o privati che ne curano la gestione. Deve essere tenuto in conto nel bilancio annuale delle nostre Amministrazioni o dai gestori, al fine di assicurarne le risorse economiche per la sua attuazione.

Il cantiere per la realizzazione di un nuovo casello autostradale a Meolo (VE) sulla A4

Nel contempo, deve essere alla base dell’organizzazione del personale: è da lì che partono le necessità dei servizi di manutenzione da parte degli Enti.

Ma i bilanci e il personale delle pubbliche amministrazioni, o dei gestori dei beni, sono in grado di rispettare questo programma? Molto spesso no e ciò è alla base del degrado delle nostre opere. Per questo, visto che il pubblico non è capace di assicurare ciò, deve nascere l’esigenza di affidarsi ai privati. Tutti vorremmo Amministrazioni Pubbliche capaci, ma dobbiamo averne i capi politici e tecnici in grado di fare ciò: in mancanza i capi vanno sostituiti. Ne va della conservazione e dell’uso pubblico dei nostri beni. Le inaugurazioni, i proclami, le proteste fine a se stesse, sono pura demagogia e falsa pubblicità. La salvaguardia delle opere pubbliche e il loro uso è garantito da altro e dalla corretta applicazione di norme esistenti. Altrimenti nessuno fermerà un declino inarrestabile ed insieme il sogno di tramandare ai figli ciò di cui abbiamo avuto la fortuna di godere.

 

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