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La logica del riciclo… perchè il riciclo una logica ce l’ha!

Prende il via La logica del riciclo, iniziativa nata in Puglia e volta al recupero dei materiali attraverso la partecipazione diretta di scuole e cittadini. Si tratta di un «progetto di qualità», come non tarda a definirlo l’assessore al Lavoro e Formazione Professionale della Provincia di Bari, Mary Rina, intervenuta nel corso della presentazione. In particolare, la nota di merito andava a riferirsi al target potenziale a cui il progetto intende rivolgersi: dunque sì a laboratori nelle scuole (per ora nelle scuole medie Tommaso Fiore e Istituto Ronchi, nella Provincia di Bari) ma anche attività di sensibilizzazione e informazione indirizzate a cittadini, pubblica amministrazione nonché ad industria e artigianato.

L'adesivo con il logo del progetto

L’idea di fondo è quella di “mettere in rete” questi soggetti e lasciare che interagiscano tra di loro al fine di reintrodurre nel ciclo produttivo gli scarti di certi settori, che vengono dunque reimpiegati e riutilizzati dagli altri attori coinvolti. Grazie a processi di raccolta, stoccaggio e selezione, i materiali così recuperati diventano potenzialmente materia prima per dar vita a nuovi oggetti.

Un’iniziativa che mira a fornire una soluzione al dilagante problema rifiuti attraverso un’ottica semplice, in linea con le pratiche più antiche e smarrite tra le fila del tempo e della tradizione. Recuperare, dare una seconda chance agli oggetti, così come si era abituati a fare in epoche a noi precedenti ma nemmeno troppo distanti. Ecco, dunque, che l’insegnamento ad operare contro gli sprechi e gli sperperi dei materiali non viene posto in bella mostra da una cattedra ma diviene concreto attraverso la logica del fare e della partecipazione attiva. Alla base resta l’analisi dell’intero ciclo produttivo, spiegata in termini pratici attraverso l’organizzazione di seminari formativi, laboratori manuali e spazi aperti di discussione.

Le responsabili del progetto (da sx): A. Avini - Celips, A. Fiore - Ri-belle, G. Pignatelli - Made in People

É qui insita l’importanza dei soggetti attuatori e della convergenza delle loro competenze. Infatti se è vero che il C.E.L.I.P.S. – Cultura e Lavoro Istituti Preziosissimo Sangue, opera prettamente nell’ambito dei processi formativi, Made in People è il gruppo di lavoro impegnato in processi partecipativi legati alle esigenze del territorio mentre Ri-Belle rappresenta l’associazione nata dall’esigenza di muovere verso “La nuova vita delle cose”. Le diverse esperienze e capacità di questi enti vanno ad unirsi nell’idea di incentivare la diffusione delle buone pratiche ambientali ma non solo. Si cercherà di riprodurre un «esempio visibile di riciclo per la cittadinanza» – come l’assessore Rina interviene ancora a definire l’idea -, ovvero la realizzazione di modello concreto di recupero con un tocco estetico dato dalle tecniche più avanzate del cosidetto eco-design. Un esempio che però, avvalendosi dell’interazione tra aziende e cittadini, è in grado anche di produrre risparmio.

Risparmio nell’acquisto delle materie prime, ma risparmio anche nei costi di smaltimento dei rifiuti. E proprio in quest’ultimi giorni le pagine di cronaca locale riportano le proteste di piazza legate all’aumento della TARSU, la tassa per lo smaltimento dei rifiuti soliti urbani che andrà sempre più a fondarsi sull’autofinanziamento e dunque a gravare sulle tasche dei cittadini. Dunque più rifiuti, più costi: ecco scatenarsi la protesta. Per non parlare, poi, del problema a livello nazionale: discariche stracolme, rifiuti riversati in strada, con conseguenze sanitarie disastrose.

Un momento della conferenza di presentazione del progetto

In Puglia una situazione simile di degrato sembra, per ora, scongiurata ma anche le buone pratiche appaiono ancora lontane dal radicarsi nelle nostre abitudini. Come ricorda Francesco Tarantini, presidente di Legambiente Puglia, il nodo da sciogliere è quello di una raccolta differenziata ancora a livelli minimi, con una media del 15% rispetto al 55% auspicato. Non aiuta la leva economica legata allo smaltimento (con 25euro per tonnellata) e carenze si registrano anche sul fronte della filiera recupero-riciclaggio. Un esempio su tutti è dato dalla raccolta della carta da macero laddove, mancando il collegamento nel processo di reimpiego, questa viene spesso spedita in Cina anzichè essere impiegata nelle nostra filiere. Sempre Legambiente sottolinea mancanze nella presenza di impianti di compostaggio – che potrebbero garantire un recupero della frazione umida grazie alla produzione di concime sano e naturale per l’agricoltura – e nell’attuazione della legge regionale 23/06 legata alla promozione di acquisti verdi. Come non accogliere dunque l’invito a divulgare «in termini di conoscenza queste iniziative affichè si diffonda l’effetto emulazione»? Noi ce lo auguriamo.

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