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La lettera del WWF al Fondo Monetario e alla Commissione europea

Sono necessarie ed urgenti soluzioni sostenibili alla crisi finanziaria globale, per preservare il capitale naturale che è alla base di ogni attività economica di successo. Lo chiede il WWF internazionale scrivendo al direttore del Fondo Monetario Internazionale, Christine Lagarde, e al presidente della Commissione Europea, José Manuel Barroso.

Nella lettera Stefano Leoni, presidente di WWF Italia, sottolinea che «la crisi, oltre a essere causata dalla cattiva gestione delle finanze nazionali, è il riflesso di un modello di sviluppo economico carente, costruito su consumi eccessivi e su un sovrasfruttamento delle risorse naturali, con conseguente deficit ecologico, costantemente in crescita». Un caso emblematico, a tal proposito, è quello della Grecia per la quale sono stati evidenziati una serie di gravi ripercussioni ambientali derivanti dal programma di riassesto economico, approvato a marzo 2010 e co-finanziato dal Fondo Monetario Internazionale, dalla Commissione Europea e dalla Banca Centrale Europea. In particolare: la riduzione del “fondo verde” per la Grecia assorbito nel budget generale del Paese; la riduzione della regolamentazione dei permessi in campo ambientale; l’enfasi data a ingenti investimenti a fronte di discutibili verifiche ambientali; la legalizzazione di fatto di azioni illegali di sviluppo in aree protette; la vendita frettolosa e incontrollata di terreni pubblici; il sottodimensionamento di staff ambientale tra le autorità pubbliche; lo smantellamento di istituzioni di governance ambientale; il discutibile supporto dato a fonti di energie inquinanti, compreso il carbone.

Da qui il richiamo dell’associazione ambientalista alla Commissione Europea affinchè “onori il proprio ruolo di garante dei trattati europei e delle politiche ambientali”. Si chiede, quindi, di ampliare la sua considerevole azione sulla sostenibilità, non come agenda separata ma piuttosto come un pilastro per costruire economie durevoli e in salute, anche in tempi di crisi finanziaria. E questo vale non solo per il Piano di Rilancio greco, ma per quello di tutti i Paesi, compresa ovviamente l’Italia.

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