La Legge Salvamare è realtà

FIlicudi Wildlife Conservation_inquinamento in mare
La legge Salvamare riconosce che plastica è uno degli agenti più pericolosi di inquinamento

Approvata definitivamente in Senato la legge che permette di raccogliere e conferire a terra tutti i rifiuti raccolti in mare. Sostenute e favorite campagne di sensibilizzazione e raccolta da parte di cittadinanza attiva, associazioni e organismi di categoria

 

E’ stata dedicata ad Angelo Vassallo, “il sindaco pescatore” di Pollica,  ucciso barbaramente nel settembre 2010. A chiederlo è stato ilo Movimento 5 Stelle, promotore di quella che ormai viene chiamata la “Legge Salvamare”, approvata definitivamente   in Senato l’11 maggio (198 i voti favorevoli, 17 astenuti, nessun contrario), e che ha visto la partecipazione attiva del mondo della pesca, movimenti e associazioni, primo fra tutti il WWF.

Si tratta di una legge che finalmente – tra le varie cose – sostiene la pulizia del mare, riconosce  i rifiuti accidentalmente pescati come rifiuti solidi urbani e incoraggia la partecipazione dei pescatori alla pulizia delle acque senza penalizzarli o peggio punirli, come è accaduto finora. La legge inoltre promuove i comportamenti virtuosi in tema di economia circolare.

La legge ha avuto un lungo iter. Presentata nel 2018 dall’allora ministro dell’Ambiente Sergio Costa,  ha visto via via aumentare anche il numero di associazioni di categoria che hanno contribuito alla sua approvazione: tra questi  Confindustria Nautica, Marevivo, Federazione del Mare, Assonave, Assoporti, Confitarma, Federpesca, Lega Navale, LIV e Stazione Zoologica Anton Dohrn.

Cosa prevede la Legge Salvamare

La legge modifica quella che è la concezione del rifiuto raccolto in mare. Anzitutto i rifiuti accidentalmente pescati vengono equiparati ai rifiuti urbani. Viene così recepita la Direttiva Europea 2019/883, già avvenuta con il D. Lgs. 197/2021, ora espressamente richiamata nel testo della nuova legge. Finora accadeva infatti che se i pescatori tiravano in barca quello che il mare restituisce periodicamente (cassette di polistirolo reti, bottiglie e bicchieri, carte, mozziconi di sigaretta e tanto altro, soprattutto plastica), una volta a riva potevano anche venire denunciati per trasporto illegale di rifiuti. Con la nuova legge i rifiuti potranno essere conferiti in apposite isole ecologiche per poi essere riciclati. Analogamente anche i rifiuti raccolti in fiumi, laghi e lagune subiranno lo stesso trattamento. Ai pescatori che si rendono protagonisti del recupero e conferimento dei rifiuti in porto verrà rilasciato un “patentino verde”.

La giornata di raccolta rifiuti a Bari del 30 aprile scorso (Foto Ruben Rotundo)

La legge inoltre riconosce e incentiva il contributo determinante che la società civile fornisce da anni alla pulizia delle nostre spiagge e dei nostri fondali con la raccolta accidentale in acqua o volontaria a riva, e prevede la possibilità di organizzare campagne di sensibilizzazione e pulizia delle nostre acque, grazie ad una più stretta ed efficace collaborazione tra i Comuni, i Ministeri competenti (MiTE e MiPAAF), le associazioni ambientaliste, le organizzazioni dei pescatori, i diving club e i diportisti.

Un aspetto importante della legge è l’intervento nelle scuole,  perché prevede che il MIUR promuova azioni concrete affinché gli studenti siano consapevoli dell’importanza della conservazione dell’ambiente e in particolare del mare. L’educazione ambientale quindi diventa fondamentale in tutte le scuole di ogni ordine e grado e gli istituti dovranno organizzare campagne di sensibilizzazione e di raccolta, ma anche interventi tesi a scoraggiare l’uso della plastica.

Costa: “Sono felicissimo”.  L’Abbate: “Una legge salvaumanità”

“Sono felicissimo, emozionato e commosso – ha commentato su Facebook l’ex ministro Costa – La perseveranza, la testardaggine, la voglia, la passione, con un pizzico di pazzia parlamentare, hanno trasformato un’idea in una legge che fa bene al mare e all’Italia”

E parla di una vera e propria legge “salvaumanità” la senatrice pugliese del M5S e capogruppo in Commissione Ambiente, Patty L’Abbate  «perché tutela la nostra salute, il lavoro dei pescatori, il lavoro di chi vive di turismo e il nostro bene prezioso, il mare. I numeri – continua la senatrice – sono drammatici se si considera che circa il 90 per cento degli animali acquatici ha nello stomaco dei frammenti di plastica e che salirà al 99 per cento se entro il 2050 non si cambierà rotta. Più di 3 miliardi di persone dipendono dalla biodiversità marina e costiera per il loro sostentamento; il pesce fornisce il 20 per cento di proteine animali. Le industrie ittiche marine danno impiego, direttamente o indirettamente, a più di 200 milioni di persone. I prodotti della pesca sono sempre più richiesti nell’alimentazione umana, ma sono sempre meno sani».

WWF: Passo importante, ma ancora punti oscuri

Per l’associazione del Panda la legge Salvamare rappresenta un passo importante perché coinvolge pescatori e altre categorie sociali. “Permangono tuttavia serie lacune sulla gestione delle biomasse vegetali, di cui all’art. 5 – fa sapere il WWF in una nota – , perché non viene posto freno alla cattiva gestione della posidonia oceanica spiaggiata, che rappresenta un elemento essenziale per la biodiversità degli ecosistemi costieri e garantisce una protezione naturale dall’erosione. Non si condivide, infine, la soppressione dell’art. 12 che introduceva importanti disposizioni in materia di prodotti che rilasciano microfibre” e chiede ulteriori interventi del legislatore in sintonia con la recente modifica dell’Art. 9 della Costituzione che sancisce la tutela dell’ambiente, della biodiversità e degli ecosistemi.

Soddisfatto anche  Rosario Santanastasio (Presidente Nazionale Archeoclub D’Italia) : “L’approvazione della legge Salva Mare,  è un segnale forte di integrazione della comunità territoriale nel processo di tutela del patrimonio ambientale, che arriva alla vigilia di una stagione turistica importante. Archeoclub D’Italia con la sua sezione marina – subacquea Marenostrum, punterà con forza e costanza alla valorizzazione e promozione della risorsa mare e del patrimonio archeologico marino italiano. Il mare è ossigeno per il Pianeta e allo stesso tempo per l’economia turistica”.

Cosa finisce in mare?

Tra i rifiuti raccolti in mare ci sono reti o sacchi per mitili o ostriche, tappi e coperchi, pezzi di plastica, bottiglie e contenitori per bevande, stoviglie usa e getta, altre bottiglie e contenitori in plastica, pezzi di polistirolo, altri oggetti in plastica, buste, sacchetti e manici, mozziconi di sigarette, guanti usa e getta, mascherine e altri oggetti riconducibili all’emergenza sanitaria Covid-19 (Foto Ruben Rotundo)

La Legge Salvamare che porrà un argine efficace innanzitutto all’inquinamento da plastica, che nel Mediterraneo è responsabile del 90% dei danni provocati alle specie marine. Per il WWF fino a mezzo milione di tonnellate di rifiuti di plastica finiscono nel Mar Mediterraneo ogni anno, dove possono rimanere per decenni o addirittura secoli: si stima che questo tipo di inquinamento sia destinato a crescere, in quanto la produzione di rifiuti di plastica nella regione potrebbe quadruplicare entro il 2050. Meno visibili, ma ancora più insidiose, sono le minuscole particelle note come microplastiche (su cui purtroppo la legge non si esprime con chiarezza), che raggiungono concentrazioni record nei fondali del Mediterraneo di 1,9 milioni di frammenti per metro quadrato. Il 90% dei danni provocati dai rifiuti alle specie marine è dovuto alla plastica.

In questi ultimi tempi, poi è cambiata la top ten dei rifiuti raccolti in mare. Legambiente fa sapere che nell’ordine ci sono reti o sacchi per mitili o ostriche (21,3%), tappi e coperchi (19,8%), pezzi di plastica (7,9%), bottiglie e contenitori per bevande (6,5%), stoviglie usa e getta (5,7%), altre bottiglie e contenitori in plastica (3,9%), pezzi di polistirolo (3,7%), altri oggetti in plastica (2,6%), buste, sacchetti e manici (2,3%) e mozziconi di sigarette (1,6%) e, per finire, guanti usa e getta, mascherine e altri oggetti riconducibili all’emergenza sanitaria Covid-19.

L’ultimo dato: Fedagripesca-Confcooperative stima, come dichiarato all’Ansa, che se la flotta da pesca italiana se ad ogni uscita potesse portare a terra tutto quello che rimane impigliato nelle reti oltre al pesce, in 10 anni libererebbe il mare da 30 mila tonnellate di rifiuti; spazzatura che messa in fila andrebbe a ricoprire 15 volte il giro della terra.

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