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La Legge 394 che tutela le aree protette compie 20 anni

Una coppia di camosci nel parco nazionale del Gran Paradiso

La legge quadro sulle aree protette, l’organizzazione generale del territorio nei parchi nazionali, ha raggiunto un traguardo importante. Venti anni sono passati dalla promulgazione della legge n. 394, poi pubblicata sulla Gazzetta Ufficiale della Repubblica Italiana n. 292 il 13 dicembre 1991. Perché l’Italia adottasse una legge a tutela delle risorse ambientali ci sono voluti dieci anni e dopo l’impulso e le pressioni partite dalle associazioni ambientaliste la legge fu approvata il 6 dicembre.
La n. 394 ha messo ordine in assetto legislativo disarticolato sia in campo giuridico, sia in quello tecnico e concettuale e ha regolamentato la realizzazione, la programmazione, lo sviluppo e la gestione dei parchi nazionali, regionali e le riserve naturali.
La norma classifica le aree naturali protette e ha istituito l’Elenco ufficiale delle aree protette adeguato poi col Quinto Aggiornamento “Elenco Ufficiale delle Aree Naturali Protette”, così come predisposto nella delibera della Conferenza Stato-Regioni del 24 luglio 2003 e pubblicata nel supplemento ordinario n. 144 della Gazzetta Ufficiale n. 205 del 4 agosto dello stesso anno.
L’articolo 2 classifica le aree naturali protette in Parchi nazionali, regionali, riserve naturali e aree protette marine.
I primi e i secondi hanno caratteristiche ben delineate dal testo e cioè comprendono “aree terrestri, fluviali, lacuali o marine che contengono uno o più ecosistemi intatti o anche parzialmente alterati da interventi antropici, una o più formazioni fisiche, geologiche, geomorfologiche e biologiche, di rilievo internazionale o nazionale per valori naturalistici, scientifici, estetici, culturali, educativi e ricreativi tali da richiedere l’intervento dello Stato ai fini della loro conservazione per le generazioni presenti e future”.

L'Elba, assieme alle isole di Pianosa, Capraia, Gorgona, Montecristo, Giglio e Giannutri fa parte del Parco Nazionale dell'Arcipelago Toscano

Le riserve naturali sono rappresentate da “aree terrestri, fluviali, lacuali o marine che contengono una o più specie naturalisticamente rilevanti della flora e della fauna, ovvero presentino uno o più ecosistemi importanti per le diversità biologiche o per la conservazione delle risorse genetiche”.
Il comma tre dispone che le riserve naturali possono essere statali o competenza regionali. Per le aree che ricadono nella classificazione di “ambiente marino”, il comma 4 distingue le aree protette così come definite dal protocollo di Ginevra relativo alle aree del Mediterraneo (Legge n.127/85 e Legge n. 979782).
La n. 394 ha istituito un Comitato per le aree naturali protette composto dai ministri dell’ambiente, dell’agricoltura e delle foreste, della marina mercantile, ai beni culturali e ambientali, ai lavori pubblici e dell’università e della ricerca scientifica e tecnologica, o “da sottosegretari delegati e da sei presidenti di regione o provincia autonoma, o assessori delegati, designati per un triennio, dalla Conferenza permanente per i rapporti tra lo Stato, le regioni e le province autonome di Trento e di Bolzano”.

Visitatori nel parco naturale del Gennargentu in Sardegna

La legge quadro ha introdotto il Programma triennale per le aree naturali protette e fissa i criteri di massima per la creazione o l’ampliamento di altre aree naturali protette “di interesse locale” e di “aree verdi urbane e suburbane”, prevedendo anche contributi a carico dello Stato per “la loro istituzione o per il loro ampliamento a valere sulle disponibilità esistenti”.
In venti anni l’Italia ha fatto notevoli passi in avanti e attualmente le aree naturali protette occupano il 12,5 percento del territorio e le aree per la tutela delle biodiversità ricadono negli agri di duemila comuni anche se la 394 rimane ancora inapplicata.
Da qualche tempo si parla di una riscrittura e di un adeguamento alle Direttive Ue in materia ambientale nate negli anni successivi al ’91. Il nuovo testo semplificherebbe alcuni passaggi burocratici per avviare la governance degli enti parco, si discuterà anche dei meccanismi di royalty che potrebbero portare entrate monetarie nelle casse dei Parchi che devono essere concepiti non come un costo ma come un investimento produttivo.

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