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La guerra del gas

E’ di poco meno di un mese fa l’analisi dell’economista Alessandro Marangoni a proposito delle ripercussioni che le ribellioni in Libia potrebbero avere sull’Italia .«Se il blocco del gas dalla Libia arrivasse a durare un anno – scrive – l’effetto sarebbe un aumento del costo di produzione dell’elettricità pari a 20 euro per ogni megawattora prodotto. Su un anno, considerata l’attuale produzione, provocherebbe un aumento di 800 milioni di euro, pari a circa 32 euro a famiglia, ovvero il 7,6% della bolletta annuale».

Questo perché sarebbe necessario cercare combustibili alternativi per produrre energia elettrica. E siccome in Italia il 12 % di consumi di energia dipende dal metano libico, vale la pena interrogarsi sugli scenari che l’impiego del gas naturale apre – e non solo nel nostro paese. Negli ultimi anni, infatti, abbiamo assistito a un forte aumento, (addirittura del 30% in soli dieci anni), dei consumi di metano; per questo, se nell’ottica collettiva si tende a vedere questo secondo “oro azzurro” del XXI secolo come un’alternativa concreta alla dittatura del petrolio, un motivo ci sarà. Ecco perché torna di forte attualità un libro come La guerra del gas, che sembra scritto in queste settimane, più che nel 2008.

L’autrice Cristina Corazza, una giornalista esperta di ambiente ed energia, in questo suo libro mostra in maniera evidente quanto sia il metano il vero combustibile del futuro, al punto da scrivere che intorno al metano «si combatte oggi una lotta senza esclusione di colpi, un nuovo Grande Gioco dalle variabili quanto mai complesse ».

Ma quali sono, di preciso, queste variabili? Innanzitutto, la geografia. I maggiori esportatori sono paesi come la Libia e l’Iran, nonché il Venezuela e il Kazakhstan: tutti stati governati (a parte la Libia, ma non sappiamo ancora valutare se il cambio di governo sia favorevole per i paese importatori) da personaggi che rispondono al nome di Ahmadinejad, Chavez, Nazarbaiev: e sono personaggi non proprio facili da trattare. Paesi dalla fragile, se non inesistente, democrazia. Il secondo elemento da non sottovalutare è il ruolo giocato dalle multinazionali, con cui questi stati mantengono legami strettissimi: e le multinazionali detengono il monopolio della ricerca e dello sfruttamento del gas naturale. Sullo sfondo, poi, si affacciano Cina e India, paesi dall’economia in travolgente ascesa e che, bisognosi di energia come sono, potrebbero alterare gli equilibri finanziari del pianeta. E pensare che in Europa, sottolinea discretamente ma in modo efficace l’autrice, proprio l’Italia è stata la pioniera dello sfruttamento dei giacimenti di gas naturale, per la precisione a Caviaga, vicino Lodi. Il giacimento scoperto nel 1944 aveva riserve per 12 miliardi di metri cubi.

Cristina Corazza, La guerra del gas, ed. Sole24ore, Milano 2008, pagg.162, € 19.00

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