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La Groenlandia che verrà

Jens-Christian Svenning, docente di biologia dell'Università di Aarhus (Danimarca)

Continuano ormai senza sosta gli studi ambientali sulla Groenlandia; la conoscenza del territorio, la sua morfologia, i ghiacci che la “abitano” da migliaia di anni. Su tutto, però, è sempre più pressante la questione relativa al global warming, a come il riscaldamento globale influirà e modificherà il suo aspetto.

Una Groenlandia più… verde – Le ricerche che arrivano dalla Danimarca – in particolare dall’Università di Aarhus – spiegano che il riscaldamento terrestre provocherà delle variazioni nella grande “isola di ghiaccio” e che questa «ha il potenziale per diventare molto più verde», riprendendo le parole di Jens-Christian Svenning, docente di biologia dell’Università danese. Attualmente questa terra presenta soltanto quattro tipo di alberi (per i più curiosi e gli studiosi, sono i larici siberiani, gli abeti bianchi, i pini lodgepoleed i pioppi orientali) più una serie di grandi cespugli autoctoni capaci di crescere e riprodursi solo in certe aree meridionali.

La foto satellitare mostra il ritiro dei ghiacciai dalla Groenlandia tra il 1979 e il 2007

La prospettiva è che – a partire dal 2100 – le temperature andranno ad aumentare su tutto il pianeta, ma in un territorio glaciale, com’è la Groenlandia, lo sbalzo sarà più sensibile: potranno nascere e crescere vere e proprie foreste verdi – confermano gli studi – e la maggior parte delle specie naturali che sopravvivono nel Nord Europa o nel Nord America potranno essere “importate”. Senza dimenticare quei semi che – in maniera più “naturale” – saranno importati dal vento o dagli uccelli che sosteranno su quelle terre, sebbene quest’altro genere di processi sia più lento e – come successo anche in passato, nelle precedenti ere interglaciali – può richiedere tantissimi anni, anche secoli.

Problemi e benefici –Un simile, per certi versi sconvolgente, cambiamento porterà sicuramente dei benefici, ma anche delle problematiche da non sottovalutare. Di buono c’è, anzi ci sarà, la maggiore disponibilità di legna da poter reperire per la popolazione locale, bene di consumo e di prima necessità; inoltre il cambiamento offrirà nuova opportunità per la caccia ed il commercio dei frutti di bosco, e – continua Svenning – «la foresta e la macchia riducono anche l’erosione e gli effetti del dilavamento dell’acqua».

Secondo le previsioni nei prossimi 100 anni il livello del mare aumenterà di 2,3 metri per ogni grado di aumento di temperatura

Proprio l’acqua, tuttavia, diventerà principale protagonista, in negativo, del global warming: il progressivo scioglimento dei ghiacciai, secondo lo studio The multimilennial sea-level commitment of global warming, genererà un aumento del livello del mare nel giro dei prossimi cento anni, più precisamente 2,3 metri per ogni grado in più. A far leva su questa previsione sono gli studi del passato – i cambiamenti negli ultimi 5 milioni di anni – ed il fatto che ci si trova ormai in una strada senza ritorno: fino alla fine di questo secolo si stima che ci potrà essere un innalzamento della temperatura di 4 gradi (dall’era pre-industriale): questo comporterebbe, seppur in maniera molto lenta, uno scioglimento progressivo del 50 % dei ghiacci presenti nella stessa Groenlandia e nell’Artico. 

Un processo lento, quindi, ma inevitabile, per la contentezza – si fa per dire – di tutte quelle persone che vivranno in Stati insulari o lungo le coste pianeggianti.

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