La Francia conferma la scelta del nucleare

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La centrale nucleare Cruas in Francia (foto ResoneTIC per Pixabay)

Macron cambia parere: adesso é favorevole al nucleare. La Francia si prepara ad affrontare la prossima crisi energetica

Di Alessandro Giraudo*

Il presidente francese Emmanuel Macron ha formulato giorni fa un’importante proposta per un programma nel settore della produzione di energia elettrica con l’obiettivo di eliminare la CO2 prodotta da questa area industriale entro il 2050. Ecco come si articola la proposta di questo piano pluriennale  che non è definitivo e che deve ancora ottenere l’approvazione giuridica del mondo politico francese.

Sei super reattori entro il 2035

Il primo passo consiste nella costruzione di sei EPR-2 (reattore pressurizzato europeo) con un investimento di 46 miliardi di euro. Il primo dovrebbe entrare in servizio nel 2035. Il « P » significa pressurizzato perché utilizza in tutto i ciclo dell’acqua pressurizzata e permette di aumentare  la produttività del sistema. Un reattore classico produce 900 MW ; un EPR dovrebbe produrre 1670 MW. Per ora questa è una proposta perché il progetto dovrà essere approvato dal potere legislativo ed ottenere  l’accordo dell’ASN (Autorità di Sicurezza Nucleare).  Attualmente, un EPR-1 (prima generazione) è in costruzione a Flamanville ; doveva entrare in servizio nel 2012, sarà forse operativo nel 2023 ed il costo dell’investimento doveva essere di tre miliardi: sarà di almeno 12 miliardi, secondo le stime della Corte dei Conti…. Oggettivamente, si tratta di un fiasco industriale molto grave.

In questo momento, oltre al progetto francese ci sono 4 altri cantieri nel mondo : uno in Finlandia (Olkilvoto),due in Cina (nella periferia della città di Taishan) ed uno sul vecchio sito inglese di Hinkley Point (Somerset)considerato dal mondo politico britannico “il più costoso investimento nucleare di tutta la storia”.

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Centrali nucleari più piccole: peccato che non esistono

Annunciata anche la costruzione entro il 2040 di otto SMR (Small Modular Reactor. Si tratta di centrali nucleari più piccole, capaci di produrre 300MW, quindi più flessibili, che possono  completare la struttura della rete che distribuisce elettricità. Attualmente non esistono prototipi: il primo di questi prototipi sarà disponibile (forse?) non prima de 2035.La Russia invece dispone di due SMR flottanti;  sono stati costruiti su due navi destinate a rifornire di elettricità le regioni nel nord della Siberia.Gli USA ed il Canada stanno anche lavorando sullo stesso progetto.

Parchi eolici, il progetto più ambizioso

Si prevede anche la costruzione di una cinquantina di parchi eolici in mare per produrre 40 GW in servizio verso il 2050. Il progetto è ambizioso sapendo che il primo parco lanciato alla fine del secolo scorso entrerà in servizio nel prossimo  aprile con un ritardo di dieci anni rispetto al programma iniziale, che prevedeva di duplicare le capacità in dieci anni; ora i tempi sono stati allungati a trenta anni.

Infine, il programma annunciato da Macron  punta alla moltiplicazione per dieci della potenza solare con un obiettivo di superare una produzione di 100 GW. Attualmente, la Francia dispone di una capacità di 13 GW

Progetti molto ambiziosi con reazioni veramente disparate

Bisogna immediatamente osservare che i programmi annunciati sono,  per il momento, delle proposte che giungono da un candidato alle elezioni presidenziali; queste si svolgeranno il10 aprile prossimo, con il ballottaggio finale fissato per il 24 aprile. Quindi tutti i francesi hanno capito che si tratta di un vasto affresco  del panorama energetico che il presidente attuale ha dipinto su una parete …ma questa potrebbe cambiare di dimensioni, magari di luogo. Il dibattito è solo agli inizi.

Chiaramente l’accoglienza del mondo industriale è molto favorevole perché sono intravvisti i miliardi di investimenti, i finanziamenti e gli aiuti statali. E, chiaramente, il mondo civile favorevole all’energia nucleare applaude, ma …a condizione che le centrali nucleari siano costruite  in luoghi dove questi cittadini  non abitano! Anche il mondo degli ecologisti applaude e privilegia soprattutto le future scelte per un’energia verde (eolica e solare)…ma, ancora una volta,  a condizione che questi parchi siano costruiti lontani dalla loro vista!

Varie critiche arrivano dai campi opposti. Gli anti-nucleari protestano, sapendo che la Francia figura già al secondo posto nella classifica dei paesi  produttori di energia di origine nucleare. Questi insistono sul fatto che il presidente Macron nel 2017, quando fu eletto, precisò con molta chiarezza che avrebbe agito per ridurre il peso del nucleare nella produzione elettrica. Lo accusano chiaramene di un grave voltafaccia. Sicuramente, dopo le prossime elezioni del presidente che saranno seguite anche dalle elezioni della Camera dei Deputati, il dibattito sul futuro energetico della Francia diventerà incandescente.

La prossima crisi energetica mondiale del 2028…

Il paese non è pronto ad affrontare la prossima crisi energetica che lo minaccia; questa osservazione è valida per numerosi paesi.

La crisi ha due origini: una internazionale l’altra domestica. Quella internazionale è facile da identificare. Gli investimenti nel settore del gas e del petrolio sono scesi da 780 miliardi di dollari nel 2014 a 326 miliardi nel 2020 (fonte Total). Questo significa che, anche se il consumo di energia fossile scende dell’1.5% per anno (che è un obiettivo ambizioso, ma possibile), nel 2027/28 ci sarà un disequilibrio grave e strutturale fra la domanda e l’offerta di petrolio e bisogna tenere conto del fatto che un campo petrolifero perde in media il 4% delle sue capacità di produzione ogni anno, se non sono realizzati dei lavori di manutenzione e di ricerca e rinnovo delle capacità d produzione. Inoltre, nel caso del gas, i vecchi campi di metano della Siberia inferiore stanno “invecchiando” e i nuovi campi nella penisola di Yamal (grande nord della Siberia settentrionale) sono molto produttivi, ma è necessaria l’entrata in funzione del nuovo

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Russia e USA rappresentano più del 40% delle esportazioni mondiali di gas destinate essenzialmente all’Europa ed al bacino occidentale del Pacifico (foto archivio Ambient&Ambienti)

gasdotto fra questa regione e la Germania, attraverso la Polonia. Attualmente il gasdotto esiste, ma non è operativo perché attende lo Ja  tedesco che è fortemente ritardato  dal mondo politico berlinese. Bisogna ricordare che Russia e USA rappresentano più del 40% delle esportazioni mondiali di gas destinate essenzialmente all’Europa ed al bacino occidentale del Pacifico, dove la fame gargantuesca della Cina ha trasformato il paese nel più grande importatore del gas nel mondo.

C’è anche un problema nel settore del carbone: Cina ed India hanno incrementato fortemente le importazioni e nell’energy mix mondiale il carbone rappresenta ancora il 40%. Ma gli investimenti nel settore stanno scendendo a causa della forte pressione dei gruppi ecologisti e delle decisioni del governo cinese che vuole progressivamente ridurre il consumo del carbone. Quindi, se non sono realizzati rapidamente degli investimenti in tutti il settore dell’energia, una crisi è inevitabile. E bisogna ricordare che sono necessari 7-10 anni prima che un pozzo di petrolio o di gas entri in produzione e 10-15 anni per permettere ad una nuova  miniera di carbone  di estrarre la prima tonnellata…

…e la crisi energetica della Francia

Attualmente la Francia sta importando dalla Germania e dal Belgio energia elettrica prodotta con della lignite proveniente essenzialmente dalle miniere locali… ! Ma come è possibile questa realtà, sapendo che la Francia è stato un paese tradizionalmente esportatore, soprattutto grazie ai suoi 58 reattori nucleari? La ragione è semplice: 11 di queste centrali nucleari sono fuori servizio: 9  perché sono in fase di smantellamento, 2 perché stanno subendo un’importante ristrutturazione. Quindi la produzione di energia elettrica di origine nucleare è debole e la Francia ha dovuto rimettere in servizio due centrali che funzionano a carbone (sic !) ed importare dell’energia elettrica…a questo proposito bisogna segnalare che la Germania importa nelle regioni dell’Est dell’energia dalla Polonia, che produce dell’energia elettrica con del carbone proveniente dagli Appalaci americani… e quest’estate, con l’assenza del vento nelle regioni del nord Europa, il parco eolico della Germania ha prodotto poca energia che, ancora una volta, è stata importata dalla Polonia.

Inoltre, la Francia dispone di centrali che sono state costruire nel ventennio 1960-80; alcune di queste sono ormai obsolete, altre sono sottoposte a importanti lavori di ristrutturazione e la loro vita è allungata di una decina di anni. Ma dove sono “stoccati/gettati” i materiali delle strutture rimpiazzate di queste centrali? Nessuna risposta è fornita ufficialmente dalle autorità (politiche ed industriali).

La situazione è leggermente diversa nel caso dei prodotti fissili utilizzati che devono essere smaltiti. La Francia consuma in media 1,6tabella energia francia. jpg milioni di tonnellate per anno di combustibili nucleari: solo lo 0,2% è fortemente radioattivo, il 3% ha una radioattività inferiore (si tratta di 45 mila M3) con una vita media di 31 anni. Una parte è riciclata ed è riutilizzata, il resto è invece eliminato. Si sa che una percentuale di questo materiale è sepolta in alcune regioni geografiche francesi, altro materiale è spedito in alcuni paesi africani “accoglienti”, i cui dirigenti sono «lieti di importare queste scorie», spesso  contro qualche  gesto di simpatia finanziario in certi conti personali nei paradisi fiscali….

Un grande dibattito dopo le elezioni

L’ultimo rapporto della Corte dei Conti segnala che le capacità attuali di stoccaggio di materiale « nucleare » raggiungeranno il limite entro il 2025-2030 e che è necessario studiare rapidamente le alternative. Dopo le elezioni,è prevedibile un grande dibattito su questi temi  nel quadro delle scelte energetiche che il paese deve fare molto rapidamente: il parco nucleare non è più sufficiente a garantire l’indipendenza della Francia nella produzione di energia elettrica.

*Alessandro Giraudo vive a Parigi da vari anni, economista, insegna Finanza Internazionale e Storia della Finanza in una Grande Ecole di Parigi ed è autore di vari libri di storia economica

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