La degustazione dei vini è un lavoro intellettuale

La degustazione di vino è un lavoro intellettuale

Lo ha stabilito l’Ispettorato Nazionale del Lavoro rispondendo a un quesito di Assoenologi e Valoritalia sulla natura di questa particolare professione

 

La degustazione professionale dei vini è un lavoro intellettuale. Questa la novità emersa durante l’annuale convegno di Assoenologi svoltasi a Verona lo scorso 26 marzo. Lo ha stabilito l’Ispettorato Nazionale del Lavoro rispondendo ad un argomentato quesito predisposto dall’avvocato Mario Antonini di Roma per conto di Assoenologi, l’organismo che rappresenta gli enologi e gli enotecnici italiani, e Valoritalia, società leader nella certificazione dei vini a Denominazione di Origine.

Una commissione di esperti per “promuovere” un vino

Una decisione importante perché recepisce completamente le articolate motivazioni esposte nel quesito, nel quale si evidenziano i contenuti tecnici che questi professionisti esercitano nella loro attività, in particolare quando sono chiamati a valutare se un vino abbia o meno i requisiti per fregiarsi di una indicazione di origine, DOC o DOCG. Prima di diventare un Barolo, un Brunello di Montalcino o un Prosecco DOC infatti, l’iter di certificazione prevede una serie di verifiche, l’ultima delle quali è rappresentata dalla degustazione da parte di una commissione formata da professionisti riconosciuti e accreditati. Un ruolo delicato e centrale per tutta la filiera vitivinicola, dal quale dipende, in sostanza, l’accesso al mercato di decine di migliaia di aziende italiane. Allo stesso tempo, questi professionisti svolgono una funzione di garanzia per i consumatori, perché valutano che ogni singola partita di vino destinata al mercato possegga o meno gli standard di qualità stabiliti dallo specifico disciplinare di produzione.

Quando la burocrazia ci mette lo zampino

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Per gli enologi la decisione dell’Ispettorato Nazionale costituisce una riduzione sostanziale degli obblighi burocratici e una velocizzazione dell’iter di certificazione (Foto di ahref da Pixabay)

Il quesito è stato sollevato per risolvere un macchinoso procedimento burocratico previsto da una recente legge dello Stato, la 215 del 17 dicembre 2021, che obbliga le imprese che utilizzano lavoratori autonomi occasionali alla comunicazione preventiva all’Ispettorato del Lavoro, disposizione che tuttavia non si applica alle prestazioni di natura intellettuale. Per gli enologi e per Valoritalia, che nel solo settore vitivinicolo certifica 229 denominazioni di origine e gestisce ogni anno migliaia di commissioni di degustazione, la decisione dell’Ispettorato Nazionale costituisce una riduzione sostanziale degli obblighi burocratici e una velocizzazione dell’iter di certificazione.

«La decisione dell’Ispettorato – sottolinea Giuseppe Liberatore, direttore generale di Valoritalia – è una buona notizia per due validi motivi: il primo è che abbiamo ottenuto dallo Stato una semplificazione delle procedure, risultato niente affatto scontato; la seconda è che viene riconosciuta la professionalità dei nostri collaboratori e del nostro modo di lavorare. La certificazione di un vino non è un compito banale, tantomeno semplice. Implica competenze non indifferenti e un’esperienza che si matura in anni di appassionato lavoro.»

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