La cultura dell’acqua

L’Unesco per il 2011 ha individuato l’acqua come protagonista della sesta edizione della Settimana di educazione allo sviluppo sostenibile. Per tutto novembre nell’ambito del programma A come Acqua si sono tenute oltre 500 iniziative, che hanno animato i luoghi di aggregazione e confronto culturale di tutte le città italiane, per ricordare la fragilità della più importante fonte di vita e di benessere del pianeta.

L’iniziativa centrale si è tenuta a Firenze il 12 novembre in collaborazione con la Fondazione Giovanni Spadolini Nuova Antologia ed Energeo Magazine, mentre a Bari un fitto programma di workshop e mostre si è svolto presso il Centro di esperienza in educazione ambientale (CEEA) dell’Università degli Studi di Bari. La programmazione delle attività  è inserita nel Decennio di educazione allo sviluppo sostenibile (DESS) 2005-2014, campagna mondiale proclamata dall’ONU e coordinata dall’UNESCO che in Italia ha avuto l’alto patronato del Presidente della Repubblica. Anche il recente parere del Comitato delle Regioni (CdR) europee sul ruolo degli enti regionali e locali nella promozione di una gestione sostenibile dell’acqua ha sottolineato il compito degli enti locali e Regioni nell’organizzare azioni tese a rafforzare la consapevolezza del valore intrinseco dell’acqua anche avviando campagne d’informazione e educazione ambientale, già dalla scuola dell’infanzia (vedi. p. es. La scuola educa allo sviluppo sostenibile? Mai dire mai).

La risoluzione ONU del 28 luglio 2010, che dichiara l’acqua un diritto umano universale inviolabile, rafforza il ruolo fondamentale dell’acqua  per ogni forma di vita e la considera un patrimonio limitato dell’umanità non assoggettabile a logiche di mercato e alle regole della concorrenza. Infatti secondo alcune stima l’acqua sul pianeta è presente per il 96.5% negli oceani, 1.7% nel sottosuolo (falde idriche sia di acqua dolce che salata), 1.6% sotto forma di ghiaccio nelle calotte glaciali e nei ghiacciai montani, 0.2% come acqua dolce superficiale (fiumi e laghi); e se si analizzano le percentuali dell’acqua dolce risulta che l’80% è presente come acqua sotterranea e solo il 20% come acqua superficiale. La maggior parte delle risorse idriche si trovano, quindi, nel sottosuolo ed è per questo che si dovrebbe pensare, per quelle regioni come la Puglia, il cui patrimonio idrico deriva in gran parte daslle acque sotterranee più che da quelle superficiali, e che per anni hanno preferito la logica dei condoni e delle sanatorie dei pozzi per acqua alla più razionale ed efficace politica delle autorizzazioni controllate, ad avviare Osservatori delle acque sotterranee che possano dare, mettendo a sistema la mole di dati già disponibili negli archivi, un quadro aggiornato dello stato qualitativo e quantitativo di quelle riserve strategiche che sono le falde sotterranee in grado di accumulare e restituire in maniera controllata grandi quantità di acqua dolce.

In Puglia il patrimonio idrico deriva in gran parte dalle acque sotterranee, nella foto il fiume Ofanto a San Ferdinando di Puglia (BAT)

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