La Croazia vuole sfruttare gli idrocarburi dell’Adriatico

E’ stata l’Italia a chiedere alla Repubblica di Croazia di avviare la consultazione transfrontaliera per la procedura di VAS del “Piano e Programma Quadro di ricerca e produzione degli idrocarburi nell’Adriatico”

Entro il 20 aprile chiunque abbia interesse potrà far pervenire al Ministero dell’Ambiente e della Tutela del Territorio e del Mare, in forma scritta o per posta elettronica, le osservazioni nell’ambito della consultazione transfrontaliera relativa alla procedura di Valutazione Ambientale Strategica (VAS) per il “Piano e Programma Quadro di ricerca e produzione degli idrocarburi nell’Adriatico” della Repubblica di Croazia. Il comunicato è pubblicato sul sito del Ministero dell’Ambiente . Le osservazioni si devono basare sulla documentazione tecnica consultabile dal sito del Ministero dell’ambiente e composta di tre elaborati:

La carta del Ministero della marina mostra l’andamento delle correnti dalle coste orientali verso le coste italiane

– Sintesi non tecnica del Rapporto ambientale;
– Breve descrizione del Piano Programma Quadro ricerca e produzione degli idrocarburi nell’Adriatico;
– Rapporto ambientale (in inglese).
Sarà il Ministero dell’Ambiente che provvederà ad acquisire tutte le osservazioni pervenute e a inoltrarle, entro il 4 maggio, insieme con le proprie, alla competente autorità croata.
Sono sette le Regioni interessate dal Piano croato e coinvolte dal Ministero dell’Ambiente nella consultazione (Friuli Venezia Giulia, Veneto, Emilia Romagna, Marche, Abruzzo, Molise, Puglia).
Il Piano si riferisce alla concessione delle licenze per l’esplorazione e lo sfruttamento d’idrocarburi nell’Adriatico. Il Governo croato ritiene che la parte orientale del mare Adriatico sia poco esplorata rispetto alla parte occidentale di competenza italiana. Nel documento si legge che la Repubblica di Croazia pur avendo una superficie dell’Adriatico non inferiore per estensione a quella italiana, ha un numero di pozzi equivalente solo del 10% e meno del 10% delle riserve scoperte rispetto alle riserve italiane. La Croazia si sta preparando dunque, sulla base della prassi internazionale, della profondità del mare e delle strutture geologiche dei fondali marini, a investigare 35.000 kmq di superficie dell’Adriatico.
Il Piano prevede due principali attività: la ricerca e la produzione. Nel corso del periodo di ricerca, della durata di 5 anni, estendibile massimo per 1 anno, saranno avviate attività di ricerca che comprendono, in particolare, l’esecuzione dei rilievi sismici in 2D e 3D e le perforazioni esplorative. I dati geologici e geofisici (gravimetria, esami geochimici, magnetometria, misurazioni magnetotelluriche, magnetometria transitoria, batimetria, prelievo di campioni bentonici, esami gravimetrici satellitari) saranno utilizzati per valutare le strutture geologiche presenti e i potenziali giacimenti d’idrocarburi. Al periodo dedicato alla ricerca, segue il periodo dedicato alla produzione (durata massima 30 anni), durante il quale si svolgeranno varie attività che comprendono la redazione dello studio di sviluppo del giacimento, il piano di sviluppo della perforazione e l’attrezzamento dei pozzi, la realizzazione degli impianti di processo e, infine, la produzione degli idrocarburi.
E’ stata l’Italia a chiedere alla Repubblica di Croazia di avviare la consultazione transfrontaliera per la procedura di VAS del “Piano e Programma Quadro di ricerca e produzione degli idrocarburi nell’Adriatico”, come previsto dalla Direttiva 2001/42/CE e dal Protocollo VAS alla “Convenzione di Espoo” sulla valutazione dell’impatto ambientale in situazione transfrontaliera. Considerato l’andamento delle correnti nel Mare Adriatico che sono prevalentemente in senso antiorario, cioè dalle coste orientali verso le coste italiane, e il forte impatto sull’ambiente del tipo di attività in programma da parte della Croazia, sia di ricerca sia di produzione degli idrocarburi, ci si aspetta che il Governo italiano e le Regioni costiere producano osservazione ben argomentate per tutelare l’ambiente e gli interessi socio economici della costa italiana.

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