La crisi idrica e ambientale? Non si affronta stagione per stagione

(Ph@global Warming Images_WWF)

Fenomeni di siccità eccezionali, come quelli che hanno colpito il bacino padano, stanno diventando più frequenti.

Anche nei Paesi sviluppati si é verificato un aumento di eventi siccitosi dal 2000 a oggi del 29% in più rispetto ai decenni precedenti. Le piogge, quando si verificano, sono a loro volta eccezionalmente intense, concentrate in pochi giorni o poche ore o in alcune zone, e causano danni incalcolabili al territorio e all’economia locale. Ma prolungate siccità ed eventi alluvionali violenti sono facce della stessa medaglia. Si abbattono su un territorio estremamente vulnerabile e sono gli effetti evidenti del cambiamento climatico.

(Ph pixelRaw da Pixabay)

Secondo le stime del Global Land Outlook, il 70% delle aree libere da ghiacci è stato alterato dall’uomo, con conseguenze dirette e indirette su circa 3.2 miliardi di persone e si prevede che entro il 2050 questa quota possa raggiungere il 90%. Attualmente circa 500 milioni di persone vivono in aree dove il degrado ha raggiunto il suo massimo livello, ovvero la perdita totale di produttività definita come desertificazione. Anche l’Italia – dice Ispra – presenta evidenti segni di degrado, che si manifesta con caratteristiche diverse in circa il 28% del territorio, principalmente nelle regioni meridionali, dove le condizioni meteoclimatiche contribuiscono fortemente all’aumento del degrado e quindi alla vulnerabilità alla desertificazione a causa della perdita di qualità degli habitat, l’erosione del suolo, la frammentazione del territorio, la densità delle coperture artificiali, con significativi peggioramenti anche in aree del nord, come in Veneto, Piemonte, Emilia Romagna.

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Antonello Fiore, presidente della Società Italiana di Geologia Ambientale SIGEA – APS, rispondendo alle nostre domande dice: “Sono mesi che gli esperti climatologi analizzando i dati di pioggia e delle precipitazioni solide in Italia dicono che si stavano creando le condizioni di una crisi idrica. Crisi idrica che in questi giorni si sovrappone alle alte temperature dell’aria e del mare e che, inevitabilmente, ci rimanda più in generale alla crisi climatica. Situazioni complesse che si associano alla crisi energetica determinata dalla situazione internazionale che danno nell’immediato nuovo slancio alle fonti fossili. Questa crisi ambientale più in generale non può che tracciare un quadro di crisi economica e sociale. Una situazione che noi abbiamo determinato con una produzione e un consumo senza limiti; produzione e consumo che egoisticamente non ha tenuto conto degli equilibri naturali”.

Come reagire?

“Il Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza si è posto tra degli obiettivi generali ‘Aumentare consapevolezza e cultura su sfide e temi ambientali di sostenibilità‘, una consapevolezza che è sempre più necessaria – dice Fiore – se pensiamo che in Italia quest’anno Earth Overshoot Day è stato lo scorso il 15 maggio.

Che cosa è il Earth Overshoot Day? E’ il giorno stimato per indicare l’esaurimento delle risorse rinnovabili che il pianeta è in grado di offrire nell’arco di un anno e che ogni anno è in anticipo rispetto al 31 dicembre. Dal 15 maggio noi italiani stiamo utilizzando le risorse naturali di altri popoli della Terra e anche delle nostre generazioni future generazioni”.

Servono interventi strutturali

“Noi tutti dobbiamo acquisire la consapevolezza che le crisi ambientali, sociali ed economiche in tema di risorsa idrica non si possono affrontare stagione per stagione. Questo tipo di crisi, l’ultima l’abbiamo vissuta nel 2017, richiede un’attenta programmazione e pianificazione degli interventi e comportamenti sostenibili. Sul tema importante, delicato e difficile come quello della corretta gestione delle acque, compreso il risparmio idrico, ci vuole un impegno politico del Governo e del Parlamento che – dice il presidente di Sigeavada oltre il mandato elettorale, è necessario affrontare l’argomento prima degli eventi di crisi, altrimenti saremo condannati a patire gli effetti e danni di questa e della prossima crisi idrica”.

Invaso del Locone a Minervino Murge (Ph Minafra)

Ogni anno va perso l’89% dell’acqua piovana per cui “serve subito una rete di piccoli invasi diffusi sul territorio, senza uso di cemento e in equilibrio con i territori, per conservare l’acqua e distribuirla quando serve ai cittadini, all’industria e all’agricoltura”. Coldiretti propone progetti immediatamente cantierabili insieme ad Anbi, in un quadro di criticità idrica diffusa su tutto il territorio nazionale.

Come valutare la situazione climatico-ambientale della Puglia, una regione che è da sempre siccitosa e non ha risorse idriche proprie?

“In Puglia – ci dice il presidente Sigea Fiore – la situazione è meno critica delle altre regioni. Le dighe che forniscono acqua alla Puglia hanno raccolto acqua a sufficienza durante l’inverno e la primavera per garantire la corretta erogazione. E’ evidente che dobbiamo fare di tutto per eliminare ogni possibilità che ci metta difronte a una futura crisi idrica, quindi abbiamo monitorare con costanza le condotte e riparare le perdite e fare manutenzione programmata, recuperare tutte le acque reflue in agricoltura, programmare le coltivazioni in funzione della disponibilità idrica, intercettare le sorgenti costiere e avviarle alla potabilizzazione con impianti di desalinizzazione magari alimentati da fonti rinnovabili, ridurre i consumi domestici e recuperare tutte le acque possibili. Le azioni da compiere devono essere prima analizzate nei contesti territoriali, pianificate e progettate, queste non possono essere uniche su tutto il territorio nazionale ma devono differenziarsi tenendo conto delle caratteristiche territoriali, sociali ed economici”.

 

 

 

 

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