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La crisi greca? È anche ambientale

C’è un aspetto, fondamentale e fino ad oggi inascoltato, della crisi greca, che nessuno sta tenendo nella considerazione che merita. Non fosse altro perché come diceva Einstein “imparare è un’esperienza, tutto il resto è informazione”. Mettendo da parte per un istante spread, prestiti scaduti e titoli spazzatura ecco fare capolino un aspetto del “caso Grecia” sottaciuto dai media: l’ambiente.Quel valore aggiunto dell’Ellade che rappresenta il “pan”. Non solo perché, grazie al suo contributo materiale, dà il “la” al turismo, vera e propria voce vitale del disastrato pil ellenico, dove vi contribuisce per il 20%. Ma anche perché incarna la meraviglia più intima di un territorio che, grazie a mare, isole e montagne dall’intenso contenuto storico e culturale, sono punto di riferimento mondiale.

I comuni greci non riescono più a far fronte ai propri obblighi sul ciclo dal trasbordo allo smaltimento dei rifiuti solidi

E’ allarme rifiuti in Attica – In Grecia scatta l’allarme ambientale post crisi, con i comuni che non riescono più a far fronte ai propri obblighi per quanto concerne trasbordo, trattamento, riciclaggio, recupero e smaltimento dei rifiuti solidi. Avendo raggiunto, secondo la denuncia del prefetto dell’Attica, il quasi default. Il grido di allarme sulla questione green viene dall’Edsna, l’Associazione speciale Attica secondo cui i i problemi economici sono i maggiori responsabili di un credito non corrisposto pari a 71 milioni di euro. Solo i numeri per i primi sei mesi di quest’anno ammontano a quasi 50 milioni, per cui si comprende bene come in mancanza dei dovuti pagamenti l’ente preposto alla raccolta differenziata e allo smaltimento complessivo dei rifiuti incrocerà le braccia molto presto. Secondo la denuncia dell’Edsna nell’anno in corso avrebbe ricevuto solo tre milioni di euro per onorare le proprie mansioni, ma sarebbero stati erogati solo a titolo di risarcimento per incombenze pregresse. C’è un cittadino greco, il signor Sgouros, che sul tema ha addirittura scritto alla Corte Suprema. Dice che per la riscossione di quei contributi i comuni accusano non solo un mancato pagamento all’ente in questione, ma producono di fatto un danno ambientale di notevoli dimensioni.

Un "Caso-Campania" anche in Attica?

“Il problema dei rifiuti in Attica – ammette intervistato dal quotidiano To Vima – risale a prima dei guai economici attuali e oggi si amplia. L’Edsna ha scoperto che si gestisce ancora la spazzatura senza il denaro necessario. E le responsabilità sono di tutti, enormi e condivise”.

L’Attica è una regione particolare, anche perché da sola contiene il 50% della popolazione greca. Certificare un collasso ambientale lì significherebbe creare le premesse per un caso “Campania” in tutta la Grecia, con conseguenze disastrose per il turismo che ad oggi rappresenta, come detto, l’unica fonte di sopravvivenza per un tessuto economico ed imprenditoriale devastato da anni di sperperi e, oggi, da un biennio di sacrifici che non comporteranno il salvataggio dal default, ormai certificato anche da agenzie di rating di mezzo mondo.

Nel solo comune di Perama si apprende che solo per il 2012 sono stati corrisposti all’Edsna 460.000 euro, una briciola rispetto al debito maturato che ammonta almeno a 60 milioni di euro. Un importo figlio per la maggior parte di prestiti (ben 13 milioni) della precedente amministrazione comunale, mentre 6,5 milioni sono solo debiti più recenti nei confronti di appaltatori e fornitori. Ogni anno la città è visitata da circa 100 ufficiali giudiziari, ma invano. Un panorama che secondo le stime del sindaco Pantelis Zouboulis, (in carica dal 2011), ha visto l’attuale amministrazione rimborsare debiti per un milione e 250mila euro. «Stiamo tentando di essere coerenti con i nostri obblighi attuali e per ridurre eventuali sprechi del passato – ammette – così come alcune aziende locali vorrebbero fare, ma senza alcun potere reale». Inoltre si apprende che alla fine di maggio i camion della spazzatura del comune sono stati lasciati senza gasolio nei serbatoi, e due settimane prima gli addetti alla pulizia del Comune erano scesi in piazza per protestare sia per lo stato dei loro mezzi sia per il ritardo di tre mesi negli stipendi.

Egina a rischio spazzatura – Disagi nello smaltimento del rifiuti sono segnalati anche nell’isola di Egina. Secondo il presidente degli addetti turistici Kostakos Nikos,  proprietario di un complesso alberghiero ad Agia Marina, si tratta di una zona turistica con un totale di seimila posti letto che oggi sono a rischio “spazzatura”.

Senza discariche e con una popolazione turistica di 6mila persone, l'isola di Egina è in perenne allarme per lo smaltimento rifiuti

Dopo le proteste apparse sui media nazionali, aggiunge, la situazione è leggermente migliorata, ma il problema persiste. «Ha a che fare con il fatto che Egina non ha discariche, – sottolinea – e quindi necessariamente l’immondizia viene trasportata da navi di linea fin nella capitale greca». Si pensi che le spese di trasporto per tre viaggi di spazzatura raggiungono i 600 euro, e «naturalmente questo avviene solo se vi è spazio disponibile a bordo» gli fa eco il sindaco di EginaTeodosio Sakiotis. Le cause? Personale insufficiente, fatture non onorate e nuove discariche non costruite.

Chissà se dal ministero dell’ambiente di Atene avranno voglia, tempo e denaro per occuparsi di quella che, a breve, potrebbe diventare la vera bomba ad orologeria di un paese alla canna del gas. Dove numeri e indici di mercato si trovano a doversi confrontare con il vero banco di prova reale: quella quotidianità che, alla fine dei giochi, è chiamata a pagare il conto.

 

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