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La civiltà del riuso

Le cose “parlano” e raccontano di chi le ha possedute; a volte non riusciamo a staccarcene, a volte andiamo alla ricerca di oggetti posseduti da altri tra botteghe e mercatini; oppure a guidare la ricerca è lo snobismo a buon mercato che affolla da qualche tempo i mercatini dell’usato, specie dell’abbigliamento vintage (è più chic chiamarlo così piuttosto che “usato”).

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Si esalta l’usato oppure ci si vergogna, quasi che esibire oggetti del passato sia sinonimo di tarda età mentale. Guido Viale nel suo volumetto ricchissimo di considerazioni e riflessioni, spezza invece una lancia – e che lancia – a favore del riuso. Perché? Perché si tratta di una scelta eticamente “forte”, che va incontro alle nuove esigenze del pianeta, in bilico tra la consolidata abitudine di accantonare ciò che ai nostri occhi è obsoleto e la sempre più galoppante tendenza a dare un senso agli oggetti , pensando alla fine più o meno remota delle risorse sulla terra. Il libro esamina i motivi che ci spingono a gettare (o a conservare) e coinvolge altre dimensioni: la mancanza di chi sappia riparare o trasformare le cose del passato, gli ostacoli che spesso la legge frappone a una corretta politica del riuso, la presenza sul territorio europeo di “riciclerie” o ecocentri, il ruolo di fasce di età – pensiamo agli anziani- fondamentali  per capire quanto il riuso oggi sia anche una spia delle nostre condiziooni di vita. Insomma: riuso scelta etica sì, ma anche indicatore della necessità di fare i conti con quella che non possiamo più permetterci di catalogare come spazzatura.

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