La città in quarantena vista dalla bicicletta: il “corriere a pedali” Fulvio Guerra

Come sarà la mobilità dopo la quarantena è un’incognita. Ma com’erano le città durante il lockdown? Lo racconta Fulvio Guerra, corriere a pedali, che consegna prodotti a domicilio in bici

Come sarà la mobilità dopo la quarantena è un’incognita. L’auspicio è che sia “sostenibile”, soprattutto nelle città a misura d’uomo. Ma, a proposito, com’erano le città durante il lockdown? Abbiamo raccolto la testimonianza di uno dei pochi “privilegiati”: Fulvio Guerra, corriere a pedali, che con il suo Velò poteva consegnare i prodotti a domicilio. Rigorosamente in bici. E ci racconta sensazioni ed emozioni di una Foggia deserta.

Quella che ha visto Fulvio Guerra, per giorni, è stata una città vuota. E silenziosa. “Soprattutto nella parte finale della giornata, il silenzio era assordante e, a tratti, inquietante. Ma una sensazione che ho provato, pedalando nella città vuota, è stata quella di avvertire gli odori in maniera molto più intensa rispetto a prima. Sentivo, ad esempio, gli odori dei panifici. Ma addosso, e anche in giro, si sentiva forte pure l’odore di disinfettante”.

Le consegne a domicilio

Un momento delle consegne di Velò

Oltre al numero e la mole di consegne, che sono aumentate, è la qualità del servizio che ha acquisito un ulteriore valore per Guerra. “Sono contento di aver coinvolto settori che non immaginavo. Faccio l’esempio di una persona che tempo fa, quando mi proposi, mi allontanò dicendo che non aveva bisogno del mio servizio, ritenuto superfluo. Invece adesso questa persona, che venti giorni prima aveva fatturato zero con tutte le spese annesse, grazie alla consegna a domicilio assicurata da Velò riesce a vendere, distribuire e guadagnare quotidianamente”. Si è convinta che questo servizio sia “utilissimo ed essenziale”, ma non solo: “Il marito usa la bici per andare a lavorare e ora anche lei mi ha rivelato che pensa di cominciare a usarla per raggiungere il luogo di lavoro, perché serve una svolta nei nostri stili di vita”.

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Il fallimento degli “stili di vita”

Una prospettiva che, ovviamente, gratifica Guerra: “E’ un dato di fatto che i precedenti stili di vita siano falliti. Città come la nostra Foggia, abbastanza piccole, risultano completamente congestionate dalle auto. Adesso è quasi naturale che la consegna a domicilio attraverso mezzi come la bici la facciano anche imprese e privati, ma questo rappresenta non solo un servizio essenziale e decisivo, diventa anche un messaggio della sostenibilità, uno stile di vita differente”.

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La città “meravigliosa”

Uno dei commenti per il servizio di Velò

La possibilità di consegnare a domicilio lo ha proiettato in una dimensione nuova. Era uno dei pochi in giro. E così ha potuto osservare Foggia da una prospettiva diversa: “Mi sono trovato dall’altra parte, ho vissuto le reazioni della gente da spettatore. Ho vissuto le loro emozioni, i loro disagi, come quelli della mia stessa famiglia. Ma la cosa più bella è stata la gioia dei bambini: i loro sorrisi mi hanno fatto tenerezza, così come gli sguardi degli autisti dei bus, costretti a vagare per una città vuota. Preoccupati dal contagio ma paradossalmente più sereni, perché la mobilità in città in questi giorni è stata relativamente umana. Poche auto in giro e quindi la città appariva meravigliosa”. Infatti, “l’aspetto positivo della quarantena dal punto di vista della mobilità è stato quello di eliminare molte vetture e ora la classe politica dovrebbe cambiare radicalmente prospettiva”.

Lo sguardo privilegiato gli ha permesso proprio di “apprezzare” gli spazi della città. “Sono riuscito a vedere e immaginare una città diversa, perché l’ho vissuta: dove c’erano le auto io non immagino più spazi per parcheggiare ma persone, quindi spazi da pedonalizzare. Vorrei che questa fosse la prospettiva futura dei nostri amministratori. Spero che in questo periodo abbiano riflettuto ma anche se non lo hanno fatto è il mondo che ormai è destinato ad andare in una direzione che dà spazio alle persone. I cittadini in alcune città europee vengono messi nelle condizioni di muoversi in bicicletta in maniera quasi obbligata. E io che l’ho sperimentato, ho notato che anche l’aria che respiri la mattina la senti diversa”.

Le prospettive

Come vorrebbe che fosse la sua ‘nuova’ Foggia? “Io penso che per il post-Covid ci voglia ancora tempo e quindi, dato che abbiamo a disposizione uno spazio temporale relativamente lungo, possiamo realizzare. Ma non vuol dire fare una pista ciclabile ma educare, formare e informare le persone per un cambiamento di mobilità e di gestione degli spostamenti”. Lo spiega con un esempio: “Se faccio la pista ciclabile e tolgo spazio alle auto, le persone che hanno usato sempre l’auto non capiranno appieno il cambiamento. Quando si fanno infrastrutture che dovrebbero cambiare il principio della mobilità, va fatta una campagna di comunicazione, vanno cambiate le priorità, mettendo in primo piano la persona, gli spazi e rendere protagonisti coloro che vivono la città”.

Foggia – e le città di medie dimensioni -, da questo punto di vista hanno tutto da guadagnare: “Questa città ha tutte le componenti, come volume e distanze, per utilizzare la bici al massimo della sicurezza. Perché una pista ciclabile, se non è sicura, non è utilizzata e utilizzabile. E rappresenterà uno spreco economico e un errore nella possibilità di cambiare la città”. Resta una certezza: la città del futuro ha due ruote: “La soluzione al distanziamento sociale è la bicicletta. È una soluzione per rendere le nostre città salutari, migliori”.

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