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La città agrodolce

Classe prima E, liceo scientifico Salvemini, lo scorso anno scolastico. Riflessione a tutto campo sulla città e su come i ragazzi la percepiscono e la vivono. Un approccio sensoriale e affettivo, prima ancora che intellettuale: in gioco, la possibilità di verificare non soltanto come le nuove generazioni abitano lo spazio urbano, ma come questo si inserisce nella loro interiorità e orienta il cammino della crescita. Fra le tante cose dette e condivise – gli adolescenti spesso si assomigliano nel look sgualcito, ma sono molto diversi fra loro sul piano della sensibilità e della rielaborazione delle esperienze e dei vissuti -, spicca un’idea precisa: Bari è una città agrodolce.

<p>Bari - Piazza del Ferrarese</p>

Bari - Piazza del Ferrarese

Forse non sono neppure loro del tutto consapevoli di quel che hanno evocato con una definizione così sintetica, ma sicuramente interessanti sono i tentativi di verbalizzare e giustificare questa immagine: Bari è una città che si porta dentro i sapori e i colori del Mediterraneo e le note più aspre delle suggestioni provenienti dalle culture dell’Oriente, talora sapientemente miscelate fra loro – è il richiamo alle tradizioni gastronomiche -, talaltra accostate senza una reale integrazione – si pensi ai contrasti economici e religiosi che hanno segnato una storia densa di discontinuità e contraddizioni. Una città crocevia di speranze e di sogni, ma anche di risvegli dolorosi: un territorio dove benessere e precarietà convivono gomito a gomito; le povertà appaiono meno evidenti ma anche più drammatiche, perché segnate da confronti problematici con sistemi di opportunità a cui non tutti possono egualmente accedere.

<p>Bari - lungomare Nazario Sauro</p>

Bari - lungomare Nazario Sauro

Bari come oggetto di desiderio per gli adolescenti che risiedono nell’hinterland, ma anche come ambiente che fa fatica a misurarsi con le loro esigenze, a predisporre occasioni in cui i ragazzi possano sentirsi davvero accolti e valorizzati. Magari è più facile organizzare meeting internazionali dedicati alla gioventù, che non intervenire sulla continua periferizzazione dei residenti, soffocati in quartieri che ancora non riescono a realizzare un continuum urbanistico. Dove c’è l’evento, spesso si nasconde la mancanza di un’ordinaria amministrazione che dia risalto alle esigenze delle muove generazioni.  Nonostante tutto questo, Bari resta però una città che affascina: etimologicamente, che attrae e fa paura allo stesso tempo: timori indotti dagli adulti (la mancanza di sicurezza è in primo piano), ma anche prodotti direttamente dagli adolescenti (la difficoltà del diverso e del nuovo che passa nella sfida attuale della multiculturalità). Forse è per questo che fra i giovanissimi stenta a decollare il senso della cittadinanza: lo spazio urbano resta, per moltissimi ragazzi, un luogo da attraversare, sperimentando e confermando il nomadismo adolescenziale, piuttosto che l’ambiente in cui radicarsi e diventare protagonisti.
<p>Bari - Lucchetti sul lungomare</p>

Bari - Lucchetti sul lungomare

Nello stesso tempo, è proprio questo che consente di amare questa città e identificarsi con essa: la città agrodolce è molto simile ad una generazione agrodolce, che ha desiderio di crescere ma non sempre riesce ad orientare positivamente il proprio cammino; che divora il tempo che scorre, ma non sa valorizzarlo correntemente come sviluppo di una progettualità matura; che usa lo spazio urbano ma non sa rigenerarlo.

Tutto questo è passato nella mente e nel cuore di una ventina di studenti, durante una giornata di riflessione sul loro rapporto con la città. Qualcuno ha concluso che Bari è una città piena di vento: sarà anche per questo che tante idee e speranze vengono disperse prima di concretizzarsi in azioni e comportamenti virtuosi?

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