Input your search keywords and press Enter.

La certificazione della gestione forestale e dei crediti di carbonio

Il consumatore, oggi, chiede rassicurazioni dalle industrie di trasformazione di legname che il prodotto utilizzato proviene da fonti gestite in modo sostenibile. Più in generale l’opinione pubblica chiede che sia possibile risalire all’origine delle materie utilizzate come prodotto finale e accorda la sua preferenza a quei manufatti nella fattispecie proveniente da foreste gestite in modo sostenibile e certificate da un ente indipendente. Dal canto loro, le imprese hanno quindi bisogno di un meccanismo affidabile e credibile per poter fornire ai clienti informazioni sull’origine delle materie prime.  Siano queste il legno, le attrezzature per lavorarlo, anche la stessa professionalità e la qualità della vita sul posto di lavoro degli addetti al settore.

<p>Antonio Brunori</p>

Antonio Brunori

Oppure altri prodotti che hanno un legame con i boschi come il miele per esempio, i funghi ecc..  Devono avere un marchio che ne garantisca l’origine. Se ne è parlato a Venosa, in provincia di Potenza, nell’ambito dell’evento fieristico “Legno energia Sud Italia”, al convegno “La certificazione della gestione forestale e dei crediti di carbonio”.   La campionaria è patrocinata da PEFC Italia, un ente normatore internazionale (Programme for the Endorsement of Forest Certification) che certifica la ISO del settore forestale e vigila affinché le norme per la gestione sostenibile delle foreste vengano rispettate. Il dottor Antonio Brunori è il responsabile per l’Italia del PEFC.

Dottor Brunori, che cosa si intende per prodotto proveniente da fonte gestita in modo sostenibile?

«Sono quei prodotti che hanno un marchio di garanzia. Che il legno viene da foreste gestite bene. Non da foreste tagliate illegalmente».

<p>foresta con felci</p>

foresta con felci

 

Chiariamo il concetto.

«Ci sono prodotti che provengono da foreste senza il permesso di taglio. Rubati. Oppure tagliati in aree protette come i parchi naturali. È quello che succede in Amazzonia, dove si parla tanto di deforestazione, ma là non ci sono controlli e si attua un taglio indiscriminato. Anche in Africa, dove il taglio delle foreste finanzia le guerre. In Costa d’Avorio, in Camerun. È un problema di natura mondiale».

All’utilizzatore finale che acquista un prodotto certificato oppure no, potrebbe sembrare una questione solo di coscienza, di etica, sapere che, per esempio, per tagliare qualche albero sono morte delle persone. Il problema sotto l’aspetto sociale è davvero molto grave. Ma lo stesso argomento si può rivedere anche in termini economici.

«Tutto ciò che il consumatore non paga, che è stato rubato all’Ambiente, lo paga poi in termini di Ambiente distrutto, di cambiamenti climatici. Alla fine, la logica della certificazione forestale… la parola certificazione vuol dire fornire garanzie, dare certezze, e quindi un consumatore che usa fazzoletti di carta, ha la garanzia che i boschi che sono stati tagliati per ottenere quella carta poi vengono ripiantati. Uno parla tanto di deforestazione, buco nell’ozono e poi va a comprare delle cose senza neppure chiedere da dove viene il materiale».

<p>boschi certificati PEFC</p>

boschi certificati PEFC

Quindi il PEFC controlla la sostenibilità delle foreste?

«Le controlla secondo i termini di Rio de Janeiro, della conferenza della Terra, del 1992. E cioè sostenibilità ambientale, economica e sociale. Per avere un certo prodotto, le persone non devono aver ricevuto torti. Per esempio, gli Indios dell’Amazzonia non devono essere mandati via per produrre una carne che costi 5 centesimi in meno dal McDonald’s. Oppure che venga distrutta tutta la foresta pluviale per fare una piantagione di caffè».

L’Italia come è messa sotto questo aspetto?

«In Italia abbiamo 740 mila ettari di foreste certificate, cioè l’otto percento di tutti i boschi italiani hanno la certificazione. Che vuol dire? Uno, che ci stanno dei piani di taglio. Due, che ci stanno dispositivi di sicurezza, quindi non c’è lavoro in nero; che i lavoranti non sono i macedoni che vanno in bosco con le ciabattine e che se si taglia una gamba, lo lasciano lì. Questa è cronaca nera di tutti i giorni. Questo è un problema sociale enorme. Ormai nelle foreste ci va solo gente che non ha competenza, che proviene dall’Est oppure dall’Africa. Solo che non sono tutelati né dalla legge, né dall’Usl. E quando ci sono dei problemi, spesso vengono lasciati in bosco dove muoiono dissanguati. Il problema della moria nel settore forestale è il più alto dopo l’edilizia. Parliamo di decine di morti, solo quelli che conosciamo». La gravità del problema ha indotto alcuni enti locali a dotarsi di uno strumento idoneo che rispondesse anche in modo soddisfacente alle peculiari situazioni del contesto europeo. Dieci le regioni che hanno creato la certificazione forestale, Basilicata, Emilia Romagna, Friuli Venezia Giulia, Lazio, Lombardia, Puglia, Toscana, Umbria, Val d’Aosta e Veneto; le province autonome di Bolzano e Trento e il comune di Calvello in provincia di Potenza oltre che decine di proprietari di boschi, di industrie del legno ecc.. Le amministrazioni «sono diventate soci del PEFC proprio per mettere a galla un problema rilevantissimo».

<p>Bosco Quarto, nel Parco Nazionale del Gargano</p>

Bosco Quarto, nel Parco Nazionale del Gargano

 In Italia PEFC è l’unico ente certificatore?

«No, esiste anche un altro organismo normatore che si chiama FSC (Forest Stewardship Council), creato da Greenpeace e WWF, però è più piccolo, come distribuzione, di PEFC. Quello di PEFC è il primo schema in assoluto in Italia e al mondo».

Al convegno organizzato da PEFC a Venosa, è stato sottolineato che un contributo importante nelle strategie per combattere i cambiamenti climatici può venire infatti dal settore agroforestale grazie alla sua capacità di assorbire carbonio.

«Una maniera di ridurre l’inquinamento atmosferico è quello di permettere alle foreste di assorbire l’anidride carbonica. E quindi tra le opere di mitigazione dell’inquinamento i boschi possono svolgere un ruolo. Questo ruolo viene premiato pagando quanto le foreste assorbono l’anidride carbonica. Quindi un’azienda o un Paese che inquina, può inquinare meno pagando i proprietari delle foreste».

E quale compito svolgono i proprietari delle foreste?

«Guardi, in Italia, ormai, nessuno più fa forestazione. C’è un abbandono dei boschi che fa paura.  Negli ultimi quarant’anni, la superficie forestale è raddoppiata. Perché c’è una riforestazione naturale.  Quando si parla di gestione forestale, è gestire i boschi, perché ormai è tutto abbandonato. Quindi, il proprietario è pagato per tornare in bosco, per tagliare gli alberi, in maniera tale che lo spazio che rinasce dà spazio alle piante più giovani  che assorbono più anidride carbonica di quelle vecchie. Noi stiamo in una situazione Italiana dove, per assurdo, non tagliamo più niente e compriamo solo dall’Asia, dall’Africa dal Sud  America; per lo più per via illegale, perché il 40 percento del legname che entra in Europa viene da fonti illegali, appunto. È una problematica veramente così grave, che l’UE sta inserendo delle normative cocenti, quindi obbligatorie. La certificazione forestale è uno strumento volontario che ha questo marchio che permette di dire beh almeno son tranquillo che il legname viene da fonti corrette e sostenibili. Le foreste che non entrano nel mercato sono quelle che non danno garanzia di sostenibilità e che non sono controllate».

<p>Grandi esemplari arborei di Cerro (Quercus cerris). Il bosco lungo il canale del Feudo ospita numerosi esemplari arborei molto grandi.</p>

Grandi esemplari arborei di Cerro (Quercus cerris).

Come si dà garanzia di sostenibilità, di correttezza?

«La certificazione è uno di questi strumenti. Avere la certificazione forestale vuol dire accedere al mercato dei crediti di carbonio».

E il gestore della foresta, per ottenere questa certificazione che deve fare?

«Deve applicare uno standard di certificazione, una vera e propria norma, che contiene circa 90 indicatori di qualità che vengono applicati, e poi arriva un organismo di certificazione che controlla, se il proprietario è forestale, le mette in atto. Il forestale paga un tot, se il controllo va bene ottiene la certificazione, se il controllo non va bene perde i soldi. Con il certificato ottiene anche un marchio che può applicare sul legno ma che sul bosco. E dire questo bosco è migliore e incentivare il turismo».

A quanto ammonta il costo della certificazione?

«Va da circa un euro a tre euro a ettaro. Quindi un proprietario di mille ettari può spendere dai mille ai tremila euro. Non è tanto. Il costo maggiore è fare le cose bene. Non il controllo. Però nonostante questo l’8 percento dei boschi italiani ha la certificazione».

Che sta a significare…

«In Italia abbiamo dieci milioni di ettari di boschi; vuol dire che 800 mila ettari sono certificati. Il valore è nella media mondiale. Però, sta crescendo, perché soprattutto nel meridione le ultime certificazioni sono state in Calabria, in Campania. Attualmente la Basilicata sta investendo molto in queste cose, e anche in Puglia, l’assessorato ai parchi e alla forestazione sta investendo nella formazione. Nel meridione ci sono delle proprietà forestali bellissime, solo che sono mal comunicate. Allora la certificazione è uno strumento di comunicazione per dire che le cose vengono fatte bene».

L’ultima domanda dottor Brunori: qual è il prodotto finito preferito dal consumatore?

«Il parquet, per esempio. Un pavimento in legno con il marchio vuol dire che il legno è venuto da una foresta gestita e certificata. I fazzolettini di carta, la risma carta per le fotocopie, il block notes, le matite. Il fungo, il tartufo il miele, se vengono da boschi ben gestiti, hanno un marchio. Ciò non vuol dire che sono migliori ma che chi produce questo prodotto ha fatto tutti gli sforzi per adottare dei princìpi.  Per esempio che gli operai lavorano in maniera formata con i dispositivi di sicurezza, per esempio. È un prodotto che garantisce l’origine corretta».

Print Friendly, PDF & Email

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *