La casa coltivata

Mattoni in canapa

Una coltivazione in cantiere per costruire materiale edile. Sembra essere questo il nuovo front dell’edilizia. Anche in Italia. Succede con la casa di canapa, ad esempio. Una materiale da riscoprire attraverso una tecnica di costruzione che vanta radici antiche, ma ancora mal vista dell’edilizia tradizionale. Uno spreco se si pensa che usare questa pianta per realizzare mattoni «permette di risparmiare il 90% di acqua in meno rispetto a quella necessaria nel caso del cemento e poco meno di un terzo di energia», come conferma Erich Trevisiol, docente di Progettazione sostenibile all’università IUAV di Venezia, di recente intervenuto al Klimahouse di Bolzano, fiera internazionale dedicata all’efficienza energetica e alla sostenibilità in edilizia.

Il gap è ancora culturale: «La cosa più difficile da fare è convincere gli operai e imprese a usare questi materiali», spiega il professore. «Se non entriamo nella testa dei progettisti – aggiunge -, i clienti non arriveranno mai a sapere che esiste la possibilità di costruire in modo diverso e con maggiori vantaggi ambientali ed economici». Un salto di qualità che non porterebbe nemmeno ad un aumento dei costi di costruzione, diminuiti di anno in anno, fino a raggiungere quelli dell’edilizia tradizionale. «Dieci anni fa era attorno al 15%. Oggi il differenziale è a zero», conferma Trevisiol. Senza contare, poi, il fatto che si tratta di una pianta, il che «vuol dire poterla coltivare e produrre davanti al cantiere, in modo da poter avere la materia prima davvero a chilometro zero», conclude il docente.

Posa con mattoni di canapa

Eppure altrove la casa di canapa è già realtà. Sono molti i paesi nel mondo dove la canapa è diffusa per la costruzione delle case, come Canada ma anche Francia e Germania. L’impiego è molteplice: si va da processi di ristrutturazione a realizzazioni ex novo. La canapa può essere ricoperta da silice o trattata assieme alla calce, come avviene per il “biomattone”. Un prodotto tutto italiano, equiparabile ad un analogo in cemento. «Il cemento di canapa e calce è un materiale biocomposito ottenuto dalla combinazione della parte legnosa dello stelo di canapa, conosciuta anche come canapulo, ed un legante a base di calce idrauilica con l’aggiunta di acqua – spiega Paolo Ronchetti di Equilibrium, produttore italiano -. La canapa fa da materiale riempitivo leggero, detto anche aggregato, mentre la calce da legante e conservante».

Ma quale consistenza assume il mattone di canapa? «Il biocomposito – aggiunge Ronchetti – si trasforma così in un materiale rigido e leggero con ottime caratteristiche di isolamento e durevolezza. Il mix si consolida in poche ore, mentre con il passare del tempo e per via del processo di pietrificazione, acquisisce una consistenza simile alla pietra. Il biocomposito di canapa e calce -conclude l’imprenditore – può essere impiegato nella costruzione di muratura massiccia alla stregua di un conglomerato cementizio, sia indipendentemente che come riempimento in una struttura di legno a travi e pilastri. Può inoltre essere utilizzato in forma di mattoni e come intonaco isolante».

Particolare di una parete in canapa (progetto Cibicworkshop al MADE Expo 2012)

Un materiale ideale, insomma, per realizzare manufatti altamente ignifughi, duraturi nel tempo, con ottimo isolamento termico ed acustico, riciclabili ed ecologici. Inoltre la canapa «nel suo ciclo di vita assorbe Co2 che rimane incamerata», come chiarisce Olver Zaccanti, tecnico dell’ANAB (Associazione Nazionale Architettura Bioecologica). Non solo: «questi mattoni, che si ricavano combinando la parte legnosa dello stelo di canapa con la calce, quando verranno dismessi potranno essere utilizzati come fertilizzanti per le prossime colture di canapa». Un “ma” tuttavia esiste: «Per ragioni economiche – denuncia Zaccanti – in Italia non c’è più una filiera della canapa».

Perlomeno resta in piedi, anche qui da noi, la realizzazione di progetti sperimentali. Come quello presentato da Cibicworkshop al MADE Expo 2012: una casa con involucro costituito da un biocomposto in calce e canapa, con tetto verde per garantire l’isolamento termico, alimentazione con pannelli solari, impianto a biomassa e impianto geotermico. «Costruire oggi con questo materiale – fa sapere l’architetto Aldo Cibic, ideatore del progetto – significa intrecciare nuove economie del territorio con le più aggiornate richieste di performance energetiche e ambientali».

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