La birra è il simbolo della sostenibilità

Dalle bottiglie “vuoto a rendere” universali, alla birra realizzata con il pane raffermo, il settore è in fermento ma ha bisogno di sostegno

La birra è una bevanda molto antica. Sembra che la prima sia stata realizzata nel VII millennio, ma le prime testimonianze scritte risalgono all’antico Egitto e a quanto descritto dagli scribi mesopotamici. Prima era realizzata con prodotti provenienti da amido, ma dal Medioevo in poi si iniziò ad usare il luppolo e il malto.

Con questa lunga evoluzione, anche il contenitore, dal legno, all’alluminio, al vetro, si è evoluto oggi in un prodotto ecosostenibile che può essere riciclato. In questo senso, il vetro è il miglior contenitore sostenibile. Riciclabile al 100%, riutilizzabile, inodore e inerte. Ma soprattutto non contamina gli alimenti o le bevande. Ideale per la birra, ma per qualunque prodotto, ne è diventato il simbolo per eccellenza. Ma dalle nostre parti, birra vuol dire Peroni che da oggi è anche sinonimo di sostenibilità.

La Peroni “vuoto a rendere”

Birra Peroni – spiegano dalla Casa – è impegnata nel vuoto a rendere dalla sua nascita, nel 1846. Mentre i fusti vuoto a rendere vengono prodotti in tutti e tre gli stabilimenti di Roma, Padova e Bari, tutto il vuoto a rendere in bottiglia viene prodotto nello stabilimento di Bari da una linea produttiva interamente dedicata, con cui vengono prodotte fino a 50.000 bottiglie all’ora. Le bottiglie vuoto a rendere sono più resistenti rispetto alle normali bottiglie proprio per permetterne il riutilizzo, con un ciclo di vita che va tra i 15 e i 18 riusi.

Le nuove bottiglie vuoto a rendere, anche chiamate “UNI” perché universali tra tutti i produttori di birra, sono da oggi riconoscibili grazie ad una veste distintiva che, grazie alla presenza dell’icona del riciclo e l’utilizzo del colore verde, simboli universali di sostenibilità, e l’indicazione “vuoto a rendere”, comunicano in maniera chiara e immediata al consumatore la sostenibilità di questo packaging.”.

Dalle nostre, le bottiglie della Peroni hanno già una seconda, terza, quarta, etc. vita: sono ideali per “fare la salsa”. Si versa il sugo di pomodoro appena appena passato, si chiude ermeticamente il tappo, si fanno bollire le bottiglie e si conservano per tutto l’anno. Ora le bottiglie, come si faceva in passato, prima del consumismo degli anni ’80, dovranno essere riconsegnate, per poterle riutilizzare. Peroni Vuoto a Rendere è già disponibile nei bar e ristoranti italiani, nei formati da 20 cl, 33cl e 66cl.

La birra dal pane

È una startup potentina che ha pensato bene di utilizzare il pane raffermo per creare la birra. L’idea è nata a Valentina Loponte che ha creato Io Potentino Onlus. Ogni giorno vengono gettati nella spazzatura, soprattutto nella grande distribuzione, circa 13mila quintali di pane. La Loponte ha pensato bene di raccogliere questo pane con una rete di volontari prima che sia gettato, per trasformarlo in birra.

“Da 15 kg di pane avanzato si ricavano 600 bottiglie di birra da 33cl, che poi vengono vendute online. Tre birre 10 euro; sedici birre 50 euro. Con i soldi ricavati dalle vendite, Io Potentino finanzia il progetto dei Magazzini Sociali, ovvero una sorta di supermercato gratuito per le famiglie indigenti.”. Questa innovativa soluzione sostenibile è valsa alla onlus il Premio Associazioni dell’11esima edizione del Concorso “Non Sprecare 2020”, che premia chi, con progetti innovativi, evita lo spreco e tutela l’ambiente.

Fondi per le birre artigianali

A Causa delle restrizioni Covid, tutti i settori hanno avuto un drastico calo. Solo il settore alimentare ha avuto ovviamente un aumento notevole del fatturato. Un settore che ha perso il 90% del fatturato è stato proprio quello della birra italiana, soprattutto quello della birra artigianale, condizionato dalla chiusura imposta del settore della ristorazione. Con il Fondo Ristorazione, sono stati messi a disposizione 600 milioni di euro. «Questo fondo – la deputata Francesca Galizia, componente M5S della Commissione Agricoltura della Camera –  permette a titolari di ristoranti, pizzerie, catering, mense, agriturismi e alberghi con somministrazione di cibo, fino al 28 novembre, di ottenere contributi a fondo perduto da un minimo di 1.000 ad un massimo di 10.000 euro per l’acquisto di prodotti delle filiere agroalimentari italiane. Tra queste c’è anche la birra artigianale che invito ad acquistare, affinché si possa evitare di creare danni irrimediabili ad un settore d’eccellenza divenuto patrimonio nazionale delle nostre tavole. Negli ultimi anni in Italia sono nati circa 900 birrifici artigianali con 7.000 addetti e una produzione arrivata a 500.000 ettolitri. Solo la Puglia può contarne circa 86 attualmente operativi. Per quanto riguarda le misure di ristoro, oltre alla decontribuzione per i primi sei mesi del 2020, a cui si aggiunge quella dei mesi di novembre e dicembre presenti nel decreto attualmente all’esame del Senato – conclude la deputata Francesca Galizia (M5S) – ci impegneremo affinché nei prossimi provvedimenti si intervenga per le perdite di prodotto e conseguentemente fatturato per l’intero anno».

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