Il paesaggio nella letteratura italiana

La letteratura come lente d’ingrandimento per conoscere e riconoscere il nostro territorio. Muove da qui Il paesaggio nella letteratura italiana (Progedit), volume curato da Giovanna Scianatico, insegnante di Letteratura Italiana presso l’Università degli Studi di Bari “Aldo Moro” nonché coordinatore scientifico del Centro Interuniversitario Internazionale di Studi sul Viaggio Adriatico-CISVA. É la presentazione di questa nuova antologia di testi del patrimonio letterario italiano ad offrire lo spunto per alcuni quesiti. In particolare c’è da chiedersi come oggi anche la cultura umanistica – spesso in sordina, additata come mero oggetto di studio per nicchie di intellettuali – possa assumere una valenza pratica.

Allora perché lavorare ad un progetto simile? «Questo libro nasce prima di tutto da una mia passione personale, dall’amore per il paesaggio, sia urbano che naturalistico – spiega ad Ambient&Ambienti la prof.ssa Scianatico -. Ma anche dalla necessità di prendere parte ad una battaglia civile, affinché si discuta della salvaguardia del paesaggio nelle università come tra l’opinione pubblica. La contemplazione della bellezza del paesaggio – continua – dà valore alla nostra vita e alla sua salvaguardia sono legati i problemi dell’ambiente che lasceremo domani. Il mio lavoro prende spunto dalla lettura di Filosofia del paesaggio (saggio di Paolo D’Angelo, Quodlibet, 2010, ndr) e si concretizza anche nella volontà di offrire uno strumento organico agli studenti».

In questo lavoro il paesaggio è protagonista attraverso un fil rouge che corre da Dante fino alla letteratura del Novecento di Claudio Magris. «Un tema affrontato qui nell’ambito della letteratura italiana ma che è presente anche in molta produzione letteraria straniera: si pensi al Viaggio in Italia di Goethe come alla poesia di Hölderlin Heidelberg – chiarisce la curatrice -. Un motivo che potrebbe, insomma, coinvolgere la letteratura di tutti i luoghi: perché l’identità di un popolo è profondamente legata al paesaggio, così come il problema della finitudine, della morte è presente in ciascuno di noi, credenti e non. Mi viene in mente il cardinal Martini quando diceva che in ogni uomo convivono un credente e un non credente».

Ritornano quei concetti di una temporaneità quantitativa e una temporalità qualitativa a cui si rifà Rosario Assunto in un saggio richiamato nel libro. Diverse modalità di rapportarsi al tempo, tra continuità di passato-presente-futuro e rimozione superficiale delle esperienze. In ogni caso un procedere inesorabile, quello del tempo, che cala su tutti. «Un aspetto condiviso dalla collettività che viene combattuto anche attraverso il primato del paesaggio, da intendersi sia come storia che come natura – approfondisce la Scianatico -. ll paesaggio urbano presenta l’immagine della storia, del tempo come durata che, attraverso i monumenti, ci dà la sicurezza che così come avvenuto per la memoria del passato anche qualcosa di noi resterà. Invece il paesaggio naturale rispecchia il volto della temporalità, di un tempo che si rinnova in noi con il rivivere delle piante e delle stagioni, con la ciclicità della natura che rimanda alla nostra esistenza umana, inserita essa stessa in un concetto di paesaggio dove passato, presente e futuro coincidono poiché la memoria passata annuncia già quello che sarà in futuro».

E in questo spazio si inserisce il ruolo “vate” del letterato. «L’antologia scorre da Dante a Petrarca, da Tasso ad Ariosto fino al ‘900 anche attraverso autori minori proprio a dimostrazione di quanto certi temi sensibili al paesaggio siano diffusi. Perché la letteratura rappresenta un vero e proprio specchio dell’identità di un popolo e, per questo, la cultura e lo studio vanno intesi come “diritto”». Un primato che la professoressa rivendica e che rimbalza verso un’urgenza da lei stessa in precedenza annunciata, quella di “Salvare il paesaggio, minacciato dalla miopia di un progresso identificato con il mercato”. Un obiettivo che la letteratura può insegnarci a raggiungere? «La nostra personalità dipende dalla letteratura e dall’arte, perché noi siamo quello che leggiamo e osserviamo. Oggi gli studenti non sono formati adeguatamente, spesso sentono lo studio come peso. Eppure, quando adeguatamente stimolati a percepire un sistema della bellezza e del valore, riescono a rispondere con entusiasmo. Un compito che spetta prima di tutto a noi insegnanti».

Sembra che le premesse per un nuovo primato della cultura umanistica ci siano tutte. «É in atto un processo diffuso di internalizzazione dei contenuti medico-scientifici. Proprio qui se manca una certa capacità di dialogo, il giusto approccio nell’interpretazione, capirsi diventa impossibile – conclude Giovanna Scianatico -. Ecco perché la cultura umanistica è quantomai necessaria».

Giovanna Scianatico,  Il paesaggio nella letteratura italiana, Progedit, 2013, pp.168, € 18,00

 

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