L’11ma Giornata Nazionale contro lo spreco alimentare mostra dati e situazioni preoccupanti

La Giornata Nazionale contro lo spreco alimentare mostra un’Italia ancora molto impreparata allo sviluppo sostenibile, sprecona e poco propensa al tema del riciclo

 

Grandi quantità di cibo vengono quotidianamente buttate sia dai consumatori che dai produttori

“Make the difference. Stop #wastefood” é il tema della 11^ Giornata Nazionale di Prevenzione contro lo spreco alimentare.
Un appuntamento importante che focalizza le azioni e i comportamenti concreti utili a contribuire al conseguimento degli Obiettivi di Sviluppo Sostenibile dell’Agenda ONU al 2030, in particolare il 12.3: “dimezzare lo spreco alimentare entro il 2030”.
Una giornata che porta con sé notevoli spunti di riflessione.

Il rapporto “Caso Italia” dell’Osservatorio Waste Watcher evidenzia che gli italiani hanno incrementato la percentuale di spreco alimentare

Riempire troppo il frigorifero é un errore enorme

Troppo spesso ancora il cibo diventa rifiuto, senza passare per la tavola. Se solo i nostri frigoriferi potessero parlare!

Dal Rapporto “Il caso Italia” dell’Osservatorio Waste Watcher International, mostra una fotografia di un Paese, il nostro, ancora troppo sprecone: con una percentuale di 8,05% di spreco in più rispetto a un anno fa, per un costo l’anno a famiglia di 290 euro e di 126 euro procapite che si traduce in 75 grammi di cibo buttato ogni giorno a testa nel 2023, a quasi 81 grammi nel 2024, in pratica oltre mezzo chilo (566,3 grammi).

Numeri da capogiro (e da vergogna) se si pensa che le famiglie in Italia sono oltre 25,6 milioni.

Si spreca molto più cibo al Sud che al Nord

Si scopre che si spreca di più nelle città e nei grandi Comuni (+ 8%) e meno nei piccoli centri e a buttare più cibo sono le famiglie senza figli (+ 3%) e i consumatori a basso potere d’acquisto (+17%); un fenomeno più accentuato al Sud (+ 4% rispetto alla media nazionale) e meno a Nord (- 6%).

Conti alla mano lo spreco complessivo di cibo in Italia vale oltre 13 miliardi: un dato vertiginoso che include quello domestico, che incide per quasi 7,5 miliardi, quello nella distribuzione di quasi 4 miliardi, oltre allo spreco in campo e nell’industria, molto più contenuto.

Il caro vita sta abbassando il potere di acquisto delle persone, a discapito di un cibo adeguato

Sempre il Rapporto Waste Watcher “Il caso Italia” realizzato per la campagna pubblica di sensibilizzazione Spreco Zero su monitoraggio Ipsos/Università di Bologna Distal, ha analizzato per il primo anno i dati dal punto di vista della sicurezza alimentare in Italia usando l’indice FIES (Food Insecurity Experience Scale), che misura il livello di accesso delle persone a cibo adeguato e nutriente.

Le differenze di accesso al cibo da parte delle persone

Ecco, questi dati dovrebbero fare molto riflettere. Dal punto di vista socioeconomico, il ceto che si autodefinisce “popolare” (“mi sento povero e fatico ad arrivare alla fine del mese”) e che in Italia conta oltre 5,7 milioni di persone (oltre il 10% della popolazione!, dati Istat) presenta un allarmante aumento del 280% di insicurezza alimentare rispetto alla media italiana. Si aggiunga a questo quadro che 1 consumatore su 2 a basso potere d’acquisto (ceto popolare) cerca cibo a ridosso di scadenza per risparmiare, e che il 41% sceglie il discount a scapito del negozio sotto casa o del supermercato, il 77% ha intaccato i risparmi per fare fronte al costo della vita, il 28% ha tagliato ulteriormente il budget per la spesa alimentare.

“Scegliere cibo scadente, meno salutare e spesso di facile deterioramento non comporta solo un aumento del cibo sprecato in pattumiera, ma anche un peggioramento nella propria dieta e nella sicurezza alimentare. Se la salute nasce a tavola, dal cibo scadente deriva l’aggravio dei costi sociali e ambientali.

In definitiva: da poveri mangiamo e stiamo peggio, e sprechiamo persino di più. E questo circolo vizioso si riverbera sull’ambiente” dicono i ricercatori.

Gli esempi virtuosi di Puglia e Emilia Romagna

In Puglia grazie all’approvazione della Legge n. 13/17 “Recupero e riutilizzo di eccedenze alimentari” sono state costituite molte reti locali di solidarietà per la lotta allo spreco alimentare. Ben 400.000 persone non hanno denaro a sufficienza per comprare il cibo e sono in povertà assoluta. A questo si aggiunge il dato della povertà relativa, 850.000 pugliesi non hanno reddito sufficiente per comprare cibo, medicinali, vestiario, pagare l’affitto e le visite mediche. Grazie a questa Legge molti generi alimentari, pasti non serviti dagli esercizi di ristorazione, eccedenze di prodotti agricoli e prodotti farmaceutici vengono destinati gratuitamente alle fasce fragili.

L’Emilia Romagna nel 2023 con l’iniziativa “Buon Fine” ha complessivamente coinvolto 254 negozi della rete di Ipercoop e supermercati della Cooperativa – distribuiti complessivamente in 8 regioni dal FriuliVenezia Giulia alla Puglia – permettendo di donare complessivamente a 393 associazioni e realtà del territorio un totale di oltre 1.900 tonnellate di cibo che hanno garantito circa 10.500 pasti giornalieri a persone e famiglie in difficoltà.

Dall’app Too Good To Go a Just Eat, da Cirfood a Carni Sostenibili: le aziende si mobilitano per aiutare e sostenere i cittadini

Nel corso del 2023 sono stati 6.150.000 i pasti salvati grazie all’app Too Good To Go, circa 12 al minuto, con una crescita media mensile del 14% rispetto al 2022. “Nell’anno appena concluso è stata evitata la dispersione di 15.713.620 Kg di CO2e, l’equivalente di 3.000 viaggi aerei attorno al mondo, 33.950.000 KWh di elettricità utilizzata e pari alle emissioni annuali di CO2e di 2.000 cittadini italiani” dicono nel comunicato.

Proprio in vista della decima Giornata Nazionale di Prevenzione allo Spreco Alimentare, Too Good To Go lancia la campagna “Un febbraio a Impatto Vero” per ispirare le persone a contrastare lo spreco alimentare nella vita di tutti i giorni, promuovendo l’adozione di comportamenti e pratiche all’insegna della sostenibilità.

Just Eat rinnova il suo impegno volto ad incrementare l’attenzione di ristoranti e consumatori sulla riduzione dello spreco alimentare, attraverso l’introduzione di comportamenti più sostenibili.

Nel 2023, CIRFOOD ha continuato a diffondere tra i più giovani pratiche virtuose di consumo responsabile attraverso diverse iniziative, tra cui attività laboratoriali, e-book e opuscoli formativi. Inoltre, in molti dei 370 comuni italiani in cui CIRFOOD gestisce il servizio di refezione scolastica, è stato distribuito un Kit Antispreco, inclusivo di borsa in tessuto e un dépliant informativo, per portare a casa il pane e la frutta non consumati a scuola.

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(foto Ramona da Pixabay)

La filiera della carne, infatti, risulta essere tra le più virtuose: sommando gli avanzi del cibo portato in tavola e gli alimenti buttati perché scaduti o andati a male, gli sprechi complessivi di carne e pesce arrivano appena al 5% in peso dello spreco medio di una famiglia. Per questo, in occasione della Giornata Nazionale di Prevenzione dello Spreco Alimentare, Carni Sostenibili illustra i metodi per conservare più a lungo tutti i tipi di carne.

Ultimo ma non ultimo esistono delle nuove app che possono tenere sotto controllo lo spreco alimentare . Sprecometro è un’app dell’Universita di Bologna che aiuta a tenere un calendario degli sprechi, suggerendo ogni giorno soluzioni utili per ridurli. Mentre il governo decide se e come dare il via al disegno di legge sulla Doggy Bag, si è anche aggiornata con una funzione che permette di misurare quanto cibo sprechiamo ogni volta che mangiamo fuori casa, e anche l’impatto di questo spreco sull’ambiente.

Poi c’è la coscienza personale, unita alla voglia di mangiare bene e sano, un intento che dovrebbe accumunare tutti, ricchi e poveri.

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