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I Korowai, la tribù cannibale che vive sugli alberi

Korowai tribù cannibale

I Korowai vivono sugli alberi nella giungla remota in Oceania. Fino a qualche tempo fa non erano a conoscenza dell’uomo bianco e praticavano il cannibalismo

Esiste ancora una tribù cannibale sul Pianeta. O forse no. Si tratta dei Korowai, un popolo di indigeni della Papua Nuova Guinea, un’isola dell’Oceania in cui lo sviluppo moderno non è ancora mai arrivato. Il progresso è tenuto saldamente lontano da foreste pluviali fittissime e oscure. Qui i popoli indigeni ancora comandano in base a leggi non scritte che si tramandano di generazione in generazione.  Gli ultimi studi parlano di circa 3000 individui in vita.

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Fino al 1974, data del primo incontro documentato con gli scienziati, i Korowai erano convinti di essere gli unici abitanti del pianeta. Oggi sappiamo che vivono di caccia e di quello che la natura offre. Sono abilissimi raccoglitori e pescatori. Si organizzano in clan ed è anche per il timore di attacchi da parte di clan rivali che hanno iniziato a vivere in villaggi sopraelevati.

Una tribù “sopraelevata”

Korowai tribù cannibale

Le case dei Korowai possono resistere una media di 5 anni

Le abitazioni, con mura di fitte foglie di palma e banani e fondamenta di pali di legno, sono costruite su altissimi alberi che raggiungono anche i 45/50 metri d’altezza. Le case possono accogliere famiglie molto numerose, composte da 10, 15 membri e numerosi animali domestici.  I rapporti famigliari, infatti, sono molto vivi e rivestono un valore sacro.

I Korowai convivono con il pericolo imminente di alluvioni. La foresta pluviale in cui vivono è infatti interessata da abbondanti precipitazioni nel corso dell’anno, che rendono i numerosi corsi d’acqua presenti una minaccia costante.

Gli indigeni temono anche gli insetti, che in questa zona possono essere letali. Si ammalano soprattutto di malaria. Non conoscono la medicina e in media non superano i 50 anni di vita.  Quando un Korowai si ammala e muore, i famigliari pensano che la causa di morte sia un demone maligno che si è impossessato del corpo del malato, divorandolo dall’interno. Questi spiriti maligni, i khakua, sono colpevoli di un crimine gravissimo. In genere è proprio il moribondo che in punto di morte svela il nome del presunto spirito assassino, che va ricercato e ucciso. Ma non solo. La colpa è così grave che va espiata e il colpevole deve essere mangiato.

Gli ultimi cannibali del pianeta?

Nel 2006, il documentarista australiano Paul Raffaele, ha avvicinato una tribù di Korowai per realizzare un reportage che rispondesse quello che fino ad allora si riteneva fossero solo leggende sul cannibalismo. I Korowai sono gli ultimi cannibali del pianeta. Praticano il cannibalismo soltanto come rituale di vendetta, per punire i demoni maligni. In genere sono abitanti dei clan avversari, che catturano e uccidono per poi divorarne la carne e conservarne il teschio.  Sono stati proprio gli indigeni a raccontare al giornalista il loro metodo di giustizia, basato sulla vendetta punitiva.

Certo, teorie più recenti hanno portato gli antropologi a pensare che il cannibalismo dei Korowai sia una pratica ormai abbandonata. Ma alzi la mano chi ha il coraggio di andare a verificare.

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