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Jan Satyagraha: la lunga marcia indiana per l’accesso alla terra e alla giustizia sociale

Dal 12 ottobre è in corso la marcia « Jan Satyagraha » da Gwalior a Delhi, la capitale dell'India

In India una grande marcia organizzata dal movimento popolare Ekta Parishad è in corso dal 2 ottobre, Giornata Mondiale della Non Violenza nonché data dell’anniversario di nascita del Mahatma Gandhi. La  Jan Satyagraha  è un cammino di circa 350 km tra Gwalior e Delhi che si svolge nell’arco di tutto il mese di ottobre ed ha richiamato decine di migliaia di partecipanti, essenzialmente contadini senza terra, ma anche militanti venuti da ogni parte del mondo per convergere sulla capitale indiana. L’obiettivo della marcia è domandare al governo indiano di mantenere le promesse in materia di riforma agraria e, più globalmente, di inserire nell’agenda degli impegni internazionali la questione fondamentale dell’ accesso alla terra ed alle risorse naturali.

Già nel 2007Rajagopal, leader del movimento di giustizia sociale Ekta Parishad ispirato dall’esempio di Gandhi, aveva mobilitato insieme ad altre organizzazioni partner oltre 25000 persone, i più poveri senza terra per la maggior parte provenienti dalle zone rurali più arretrate, riuniti in una marcia che durò 27 giorni. Quella marcia fu chiamata “Janadesh”, il giudizio del popolo. L’obiettivo era denunciare le profonde ingiustizie delle leggi legate al controllo delle terre e sottolineare l’urgenza in India di riforme che prendessero in considerazione alcune istanze di diritti essenziali per quella categoria di poveri all’estremo margine dell’economia e della società.

Donne in prima linea per chiedere il diritto alla terra ed alla giustizia sociale

Il movimento Ekta Parishad si batte dal 1991 per i diritti umani fondamentali, come la difesa e la promozione di un’agricoltura che produca prima di tutto per il mercato locale, la protezione delle semenze contadine, l’accesso alla terra; il divieto di speculazione sugli alimenti; lo stop immediato delle coltivazioni industriali e della promozione degli agrocarburanti, la fine del fenomeno dell’ accaparramento selvaggio delle terre. Le rivendicazioni dei partecipanti sono state finora prese in considerazione solo sulla carta, ma concretamente nulla è stato avviato. I militanti del movimento sono in marcia già dall’ottobre 2011 per sensibilizzare gli abitanti delle campagne indiane alla partecipazione in massa per i loro diritti. In alcuni paesi europei (Francia, Belgio Germania, Svizzera, Inghilterra) sono in corso numerosi eventi di solidarietà con la marcia indiana organizzati da associazioni pacifiste ed ecologiste.

Alcuni partecipanti alla marcia indossano la t-sheert "Stop al suicidio dei contadini", poveri e senza terra sempre più al margine dell'esistenza

La questione dell’accaparramento delle terre sta diventando una delle problematiche maggiori del 21° secolo in India e non solo. Vaste zone fertili e ricche di risorse naturali sono sempre più spesso requisite in nome dell’industrializzazione e dello sviluppo. L’appropriazione selvaggia delle foreste e delle zone minerarie da parte di privati e multinazionali esclude gli abitanti da quelle che da sempre sono le loro terre, distrugge le culture tribali e le loro risorse di sostentamento. Le attività industriali molto inquinanti, come quelle chimiche e di estrazione mineraria, sfruttano e minacciano irrimediabilmente le sorgenti compromettendo il rifornimento di acqua e la piccola coltivazione, fonte principale di sopravvivenza degli abitanti delle zone rurali, con la conseguenza di un impoverimento dell’agricoltura che causa a sua volta migrazioni forzate. Tali espulsioni silenziose provocano disastri umanitari, ecologici e culturali e sono responsabili dell’aumento della povertà sia nelle zone rurali che urbane, dove questa parte della popolazione si rifugia per ingrandire le bidonville già superpopolose. Più di 165 000 piccoli contadini si sono suicidati in India dal 1997 a causa di questo meccanismo infernale.

Un circolo vizioso, questo, che si potrà fermare quando il diritto alla terra sarà riconosciuto dai decisori politici.

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