Italia e sostenibilità, un rapporto travagliato

Foto di Elf-Moondance da Pixabay

Per il 76% degli italiani è una priorità, ma sono pochi gli italiani che utilizzano strumenti che ottimizzano i consumi

 La Fondazione per la Sostenibilità Digitale ha presentato i dati della ricerca sulla percezione degli italiani della relazione tra tecnologia digitale e sostenibilità ambientale. Dati che fanno parte di un percorso di ricerca più ampio, finalizzato a definire il ruolo della tecnologia come strumento di sostenibilità da parte dei cittadini. Passaggio fondamentale per aziende e istituzioni per comprendere come sviluppare policy e strategie finalizzate a cogliere quella che, secondo le Nazioni Unite, è una sfida non più rimandabile.

La domotica guida il cambiamento

Sono le applicazioni e i servizi orientati al monitoraggio e alla riduzione dei consumi a guidare la classifica degli strumenti più utilizzati: quasi un italiano su tre fa uso regolare di elettrodomestici intelligenti (19.6%), lampadine controllabili tramite assistenti vocali (16.4%), impianti di riscaldamento e climatizzazione gestibili da remoto (12%), termostati intelligenti (15,5%). Il 4.9% degli utenti inoltre utilizza applicazioni per il monitoraggio della qualità dell’acqua, ma è necessario evidenziare come tale dato risenta del fatto che tali applicazioni non sono disponibili su tutto il territorio nazionale.

Seguono le applicazioni per la gestione dei rifiuti, usate regolarmente da un italiano su cinque. A guidare la classifica in questo caso sono le applicazioni che forniscono indicazioni e assistenza per la raccolta differenziata (10.9%) e quelle implementate dai Comuni per la prenotazione del ritiro dei rifiuti ingombranti (10.4%), oltre ai sistemi per la prenotazione dell’accesso alle isole ecologiche (6.6%).

Infine, anche grazie ad alcune app di grande successo, stanno prendendo piede sistemi per abbattere gli sprechi alimentari, utilizzati regolarmente da un italiano su dieci. Si va dalle app che monitorano la scadenza dei prodotti a quelle dedicate allo scambio o alla vendita di prodotti prossimi alla scadenza (in entrambi i casi utilizzate dal 5.3% degli intervistati), passando per frigoriferi e dispense smart (5.1%).

Più ombre che luci per la sostenibilità ambientale

«Malgrado il fatto che i tassi di adozione siano sensibilmente migliorati nell’ultimo anno, un quadro fatto di più ombre che luci quello tracciato dalla nostra ricerca. Ormai è chiara alla maggior parte dei cittadini l’urgenza di cogliere le sfide del cambiamento climatico (per il 74% degli intervistati è una priorità) e dell’inquinamento (che rappresenta una priorità per il 76% degli intervistati), tuttavia ancora un italiano su 6 ritiene che tali problemi siano importanti, ma non prioritari – ha spiegato Stefano Epifani, Presidente della Fondazione per la Sostenibilità Digitale – A ciò si aggiunge che benché il 46% degli intervistati dichiari di identificare nella sostenibilità ambientale una priorità rispetto ad economia e società, sono solo il 37% coloro i quali sono davvero in grado di cogliere le correlazioni tra questi tre fattori e le conseguenze concrete delle posizioni ideologiche sulla sostenibilità. Inoltre, tale consapevolezza stenta a generare un reale cambiamento nei comportamenti dei cittadini, soprattutto in relazione al ruolo del digitale e all’adozione di strumenti che potrebbero contribuire a combattere inquinamento e cambiamenti climatici».

Il digitale per gli italiani è energivoro, ma non immaginano quanto

La ricerca analizza la percezione dell’impatto ambientale dei servizi digitali confrontando il consumo effettivo di alcuni strumenti digitali con quello che gli utenti pensano che tali strumenti consumino. Anche in questo caso i risultati sono particolarmente significativi: se per il 51% degli intervistati l’impatto in termini energetici del digitale è “abbastanza forte”, sono solo il 22.8% di essi a stimare correttamente quanto forte sia effettivamente tale consumo, con un 77.2% che invece ha la percezione di un impatto energetico del digitale più basso di quanto non sia in realtà.

«Serve una forte spinta da parte delle Istituzioni – ha concluso Epifani – con comunicazione al cittadino e incentivi specifici, che siano però pensati per produrre un cambiamento consapevole delle abitudini».

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