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Io voto NO, anzi SI: gli Zelig del referendum

È il 1928. Leonard Zelig, vittima di una ignota malattia subisce una trasformazione psicosomatica dei tratti a seconda del contesto in cui lo stesso viene a trovarsi. Nel film, bellissimo, di Woody Allen, il camaleontismo di Zelig si trasforma in una moda. Zelig, però, turbato dagli scandali montati dalla stampa, fugge in Europa.

Silvio Barlusconi

È il 2011. Siamo in Europa. In Italia. In piena campagna referendaria. Quattro i quesiti cui rispondere SI oppure NO: due sulla privatizzazione dell’acqua (scheda rossa e gialla), una sul legittimo impedimento (scheda verde) e una sul ritorno all’energia nucleare (scheda grigia). Dopo il disastro ambientale in Giappone, il Papa annuncia che bisogna «riflettere sulla tragedia di Fukushima». Il ministro Stefania Zelig Prestigiacomo risponde che quello di Benedetto XVI è un «appello da condividere totalmente e da tradurre in pratica». Con il ministro dell’Ambiente anche Alessandra Zelig Mussolini, Francesco Zelig Storace, Domenico Zelig (dell’anno) Scilipoti e quant’altri della grande famiglia Zelig del centrodestra sembrano orientati, ormai, a votare SI al referendum sul nucleare… e non solo. Umberto Zelig Bossi non andrà a votare, afferma il capogruppo della Lega alla Camera Marco Reguzzoni, nonostante nei giorni scorsi il capo del Carroccio avesse definito «attraenti» i quesiti sull’acqua. Papà, anzi, papi Silvio Zelig Berlusconi, turbato anche lui dalla stampa, quella non di sua proprietà, beninteso, al contrario di Leonard Zelig, non fugge.

Roma, il Colosseo

Che dire. Aldilà di quali possano essere le conseguenze politiche del risultato referendario, nel rispetto di quanti hanno chiesto il referendum, per raggiungere il quorum, cioè il 50% più uno degli aventi diritto al voto perché il giudizio popolare sia convalidato, siamo chiamati a esprimere il nostro consenso, comunque su temi fondamentali per il bene di tutti. «Sono un elettore che fa il suo dovere», ha detto il presidente Giorgio Napolitano. «Non andrò a votare», è invece la decisione, che aumenta la divergenza con il Capo dello Stato, del premier Silvio Berlusconi. «Se non va a votare lui, ci andranno gli italiani», gli ha replicato Pierluigi Bersani, leader del Pd. Per Gianfranco Fini, presidente (autosospeso) di Futuro e Libertà per l’Italia, è importante andare a votare «perché depotenziare l’istituto referendario facendo leva sul mancato raggiungimento del quorum sarà anche legittimo ma politicamente sbagliato». «E` inammissibile che chi ricopre una carica pubblica inviti la gente a non andare a votare, andrebbe denunciato», ha urlato Beppe Grillo, nella puntata conclusiva di Annozero.

Firenze, il Ponte vecchio

Ma a poche ore dall’inizio dall’inizio delle votazioni, ci sono un paio di cose da chiarire. La prima riguarda il voto degli italiani all’estero. Infatti, chi risiede fuori da nostro Paese poteva essere esprimere il proprio volere entro il 2 giugno. Come ben sappiamo, però, dopo la decisione della Cassazione, nei giorni scorsi, le schede grigie sul nucleare, con il quesito riformulato, sono in ristampa e il Governo fa sapere che “risulta impossibile procedere a una nuova stampa e distribuzione, per gli elettori residenti all`estero”; e sulla validità del voto già espresso dagli emigrati il 2 giugno “ogni decisione è riservata agli uffici competenti per legge”.

L’altra cosa da spiegare riguarda gli aventi diritto al voto residenti in Sardegna, chiamati a votare il 15 e il 16 maggio scorsi. Infatti, il voto riguardava un referendum consultivo popolare regionale sull’installazione in Sardegna di centrali nucleari e di siti per lo stoccaggio di scorie radioattive.

ipazzisietevoi (clicca a fianco per ascoltare la canzone)

Venezia, il campanile di San Marco

Questo vuol dire che i sardi devono comunque tornare alle urne e, possibilmente, per quanto ci riguarda, confermare la scelta antinucleare già espressa. Ieri, ultimo giorno di campagna elettorale prima della consultazione, intanto, il popolo di Io voto ha moltiplicato le iniziative per raggiungere il quorum. Attivisti di Greenpeace hanno scalato il Colosseo a Roma, il campanile di San Marco a Venezia e attraversato il Ponte Vecchio a Firenze per farvi sventolare grandi striscioni con vota SI. In piazza del Popolo nella Capitale nove ore di concerto hanno intrattenuto migliaia di persone. Altre iniziative simili si sono tenute a Milano in piazza Duomo, a Napoli in piazza del Plebiscito, per citare le più importanti e altre città d’Italia.

Attenzione: non sovrapponete le schede che sono fatte come le copie carbone perché potreste segnare anche quelle sotto che, inevitabilmente, sarebbero invalidate.

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