Investimenti sostenibili, UE non spinge

commissione europea

Secondo la Corte dei conti europea le pratiche non sostenibili sono ancora molto redditizie. È necessario maggiore impegno dell’UE e nuove misure incentivare la sostenibilità

 

Molte attività economiche nell’UE sono ancora ad alta intensità di carbonio. Secondo la Commissione europea, per conseguire l’obiettivo di riduzione delle emissioni di gas a effetto serra del 55 % entro il 2030 occorreranno circa 350 miliardi di euro di investimenti annui aggiuntivi soltanto nel sistema energetico. Gli esperti stimano che, per azzerare le emissioni nette nell’UE entro il 2050, sarà necessaria una spesa totale annua in conto capitale di circa 1 000 miliardi di euro all’anno nel periodo 2021-2050. Di tale importo, il sostegno finanziario dell’UE potrebbe al momento contribuire a fornire oltre 200 miliardi di euro all’anno nel periodo 2021-2027. Vi è quindi una evidente carenza di investimenti, che dimostra come i fondi pubblici da soli non saranno sufficienti a raggiungere gli obiettivi sopra indicati.

Nell’ambito del quadro finanziario pluriennale 2021-2027, l’UE prevede di sostenere gli investimenti pubblici e privati destinando almeno il 30 % del bilancio dell’UE all’azione per il clima. Inoltre, gli Stati membri dovranno assegnare a sostegno di quest’ultima almeno il 37 % dei fondi che ricevono a titolo del dispositivo per la ripresa e la resilienza (il “fondo dell’UE per la ripresa” o “recovery fund”). InvestEU, che succede al FEIS, è il nuovo meccanismo di sostegno agli investimenti della BEI per mobilitare investimenti privati a favore di progetti di importanza strategica per l’UE. Attualmente, le disposizioni in materia di rendicontazione per InvestEU non comprendono i risultati climatici e ambientali effettivi conseguiti dai progetti a cui sono riconducibili le operazioni di finanziamento, né prevedono che siano resi noti gli importi dei finanziamenti di InvestEU monitorati in conformità dei criteri della tassonomia dell’UE.

La transizione verso un’economia a zero emissioni nette, quindi, richiederà ingenti investimenti pubblici e privati, ma l’UE non fa abbastanza per dirigere i fondi disponibili verso attività sostenibili.

Questa è la conclusione di una relazione speciale della Corte dei conti europea, che raccomanda una maggiore coerenza negli interventi dell’UE. La relazione speciale 22/2021 “Finanza sostenibile: l’UE deve agire in modo più coerente per reindirizzare i finanziamenti verso investimenti sostenibili” è disponibile sul sito Internet della Corte (eca.europa.eu).

Anche se la Commissione europea ha giustamente focalizzato la propria azione su una maggiore trasparenza del mercato, la Corte critica la mancanza di misure di accompagnamento per fronteggiare i costi ambientali e sociali delle attività economiche non sostenibili. Secondo la relazione, la Commissione dovrebbe applicare criteri coerenti per determinare la sostenibilità degli investimenti finanziati dal bilancio UE ed effettuare interventi più mirati per creare opportunità di investimento sostenibile.

«Le azioni dell’UE in materia di finanza sostenibile non saranno pienamente efficaci se non vengono adottate ulteriori misure per tener conto dei costi ambientali e sociali delle attività non sostenibili – ha dichiarato Eva Lindström, il Membro della Corte dei conti europea responsabile della relazione – Le attività non sostenibili sono ancora troppo redditizie. La Commissione ha fatto molto per rendere trasparente questa insostenibilità, ma il problema di fondo deve essere ancora affrontato».

Il mercato non tiene conto degli effetti negativi sul piano ambientale e sociale delle attività non sostenibili e c’è una mancanza generale di trasparenza su cosa sia sostenibile. La Corte sottolinea la necessità di attuare integralmente il piano d’azione e sottolinea l’importanza di completare il sistema comune di classificazione delle attività sostenibili (la tassonomia dell’UE) sulla base di criteri scientifici; inoltre, raccomanda misure aggiuntive per far sì che i prezzi delle emissioni di gas a effetto serra ne rispecchino meglio il costo ambientale.

Infine, la Corte ha rilevato anche che il bilancio dell’UE non ha applicato pienamente le buone pratiche in materia di finanza sostenibile e mancano criteri scientifici uniformi per evitare danni significativi all’ambiente. Raccomanda perciò di applicare uniformemente in tutta l’UE il principio “non arrecare un danno significativo”, come dovrebbe avvenire anche per i criteri della tassonomia.

La relazione di audit contribuirà all’attuazione della strategia del 2021 per finanziare la transizione verso un’economia sostenibile, pubblicata dalla Commissione agli inizi di luglio.

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