Invasi in Puglia, è emergenza livello d’acqua: sarà una stagione irrigua di soccorso

Scende ancora il livello dell’acqua negli invasi della Puglia, laghi e dighe artificiali fondamentali per l’irrigazione in agricoltura. Dopo il marzo più caldo di sempre si spera nelle piogge primaverili ma, nel frattempo, si parla già di ritardo della stagione irrigua

 

Marzo più caldo di sempre, aprile che sfiora i 30 gradi e un’estate che, almeno sulla carta, non si preannuncia di certo più fresca di quella scorsa.

Al Sud Italia, soprattutto in Sicilia, l’emergenza idrica è partita già da alcuni mesi e, notizia di poche ore fa, per le possibili ed eventuali emergenze antincendio, la Regione siciliana corre ai ripari, annunciando che riempirà le vasche con l’acqua presa dal mare. Emergenza idrica anche per la Calabria: nei campi del cotronese per l’esattezza, interi campi di finocchi hanno visto andare la produzione al macero perché gli ortaggi erano deformati dal caldo e molti prodotti ortofrutticoli non sono stati messi a dimora.

Quintali di finocchi sono stati distrutti in Calabria a causa del caldo

E la Puglia? Non naviga in un mare pieno di acqua, purtroppo. La Coldiretti ha stilato la “mappa della sete” nella quale si legge che, nella regione Puglia, la situazione è particolarmente critica con una perdita di 107 milioni di metri cubi d’acqua negli invasi, rispetto all’anno precedente.

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La mancanza di acqua ha compromesso gravemente le coltivazioni, tra cui le clementine che sono state distrutte e dove anche il grano è in difficoltà, verrà probabilmente spigato con un mese di anticipo a causa della siccità. Per provare a contrastare questo problema esistono sul territorio italiano, da diversi anni, gli invasi, sistemi artificiali telonati per lo stoccaggio delle acque, con diverse dimensioni, delle possibili soluzioni alla siccità nel pieno rispetto del territorio e dell’ambiente. Vanno da una capienza di poche migliaia di metri cubi di acqua, a diversi milioni di metri cubi, a seconda delle finalità, sono gestiti da Consorzi di Bonifica ed Enti di irrigazione, servono anche ad altri usi ma, il principale, rimane quello irriguo.

Quanti invasi sono presenti in Puglia e da quanti Consorzi di Bonifica vengono gestiti?

Per capire quale è la situazione idrica attuale disponibile, abbiamo deciso di fare un viaggio virtuale partendo dal Consorzio di Bonifica della Capitanata e dal Consorzio di Bonifica Montana. Ma è bene cominciare ad orientarsi nella regione.

In Puglia sono 6 i Consorzi di Bonifica che gestiscono 9 invasi o dighe: Consorzio di Bonifica della Capitanata (FG), Consorzio di Bonifica Montana del Gargano (FG), Consorzio di Bonifica Ugento e Li Foggi (LE), Consorzio di Bonifica Stornara e Tara (TA), Consorzio di Bonifica Arneo (LE), Consorzio di Bonifica Terre D’Apulia (BA). La Puglia al momento si colloca al terz’ultimo posto nella graduatoria italiana per numero di invasi, che vede al primo posto la Lombardia.

Il nostro viaggio all’interno degli invasi pugliesi comincia dai primi due Consorzi in territorio foggiano: il Consorzio Per La Bonifica Della Capitanata  che gestisce quattro invasi di Occhito sul Fortore, Marana Capacciotti, Capaccio sul Celone, San Pietro sull’Osento e il Consorzio di Bonifica Montana del Gargano.

Consorzio di Bonifica della Capitanata, situazione critica

Tenendo presente che ad un metro cubo (mc) corrispondono mille litri d’acqua, la situazione nei primi quattro invasi è la seguente:

all’invaso e diga di Occhito sul Fortore, il bacino idrico creato dalla diga formato dallo sbarramento del fiume Fortone, crea uno dei laghi artificiali più estesi in Europa che fa parte del Sito di Interesse Comunitario (SIC) della Valle del Fortore e che segna il confine col Molise. Il dato aggiornato parla di una disponibilità attuale di (mc) 147.385.520, mentre il dato del 2023 era di 211.278.520. La perdita è di circa 64 milioni mc, ossia 64 miliardi di litri d’acqua.

Il lago Capacciotti è uno dei tesori naturalistici pugliesi (foto Nicola Antonio Imperiale)

Perde anche l’Invaso e diga di Marana Capacciotti, all’interno del Parco Naturale Regionale “Fiume Ofanto”, il “lago Capacciotti” è un invaso artificiale collocato nell’agro di Cerignola – il terzo più grande d’Italia – e dista circa 16 km dal centro del paese. La sua diga, realizzata negli anni Cinquanta del secolo scorso, fa parte del complesso delle sette dighe dell’Ofanto insieme a quella di Locone ed è indispensabile per l’irrigazione dei campi, grazie alla sua capacità idrica totale di circa 48 milioni di metri cubi e interessa il territorio di tre Regioni, Puglia, Basilicata e Campania. L’Ofanto, il più lungo fiume che sfocia in Adriatico a sud del Po, attraversa nel suo corso inferiore il territorio pugliese, da Rocchetta Sant’Antonio alla foce, compresa tra i comuni di Barletta e Margherita di Savoia. Ad oggi questa diga ha una disponibilità idrica di (mc) 38.614.000, nel 2023 era di 48.211.900. Una perdita di  quasi 10 miliardi di litri d’acqua.

Stessa sorte per l‘Invaso e diga di Capaccio sul Celone che si trova nel comune di Lucera (Fg), un lago formatosi con lo sbarramento del fiume Celone, un torrente della lunghezza di 70 km che scorre nella provincia di Foggia. Ad oggi la situazione è di una disponibilità idrica di (mc) 5.300.000 a fronte di quella del 2023 di 17.120.000. Una perdita di 11.820.000 mc ossia 11 miliardi e820 milioni di litri di acqua.

Il quarto invaso (e forse la situazione più critica) è la diga di San Pietro sull’Osento che fa parte dello schema “Ofanto”, un complesso sistema idrico che interessa i territori delle regioni Campania, Basilicata e Puglia. Nel 1957 il delta del fiume Ofanto si protendeva nel mare Adriatico per oltre 500 metri; oggi l’erosione ha cancellato ampi tratti del litorale tra Barletta e Margherita di Savoia e il delta non esiste più. La foce in soli quarant’anni si è trasformata ad estuario. La natura, prima o poi, presenta il suo conto. Ad oggi siamo ad una disponibilità idrica di (mc) 2.834.000 rispetto a quella del 2023 di (mc) 17.100.000 con una perdita di oltre 14 miliardi di litri di acqua. Un dato che fa rabbrividire considerando che siamo solo ad aprile.

“Ci sono state situazioni peggiori, come quella del 2020, ma capiamo che le disponibilità idriche che abbiamo al momento, non ci consentiranno di fare una stagione irrigua normale ma di soccorso che partirà dopo il 15 di maggio per consentire anche alle altre colture di beneficiarne, come quella del pomodoro” commenta Francesco Santoro direttore generale del consorzio. “Avremo un ritardo della stagione irrigua, lo abbiamo già previsto e comunicato alle organizzazioni agricole, abbiamo chiesto loro di essere cauti. Sull’invaso di Osento abbiamo un grande deficit, quest’anno c’è stato un inverno molto mite e temperature alte con poche precipitazioni. In settimana sono previste precipitazioni in arrivo, speriamo che possano aiutare perchè le piogge in primavera sono utili per la coltivazione del grano, faremo un’irrigazione di soccorso. Il nostro territorio è siccitoso, lo sappiamo e le aziende si sono premunite di vasconi molto grandi che raccolgono acqua quando ce n’è abbondanza e la usano anche per il grano, ad esempio. Lo scorso anno ad esempio ne avevamo in abbondanza e l’abbiamo dovuta far andare nel mare”.

Consorzio di Bonifica Montana del Gargano, nessun invaso ma cronica necessità di acqua

Il comprensorio gestito dal consorzio di Bonifica Montana del Gargano

Il Consorzio di Bonifica Montana del Gargano invece non gestisce degli invasi o dighe, s’identifica territorialmente con l’omonimo promontorio e si estende su una superficie totale di 150.337 ettari. Comprende i territori dei Comuni di Cagnano Varano, Carpino, Ischitella, Mattinata, Monte Sant’Angelo, Peschici, Vico del Gargano e Vieste, per l’intera superficie, e i territori dei Comuni di Manfredonia, Rignano Garganico, San Giovanni Rotondo, San Marco in Lamis e Sannicandro Garganico, per parte della loro superficie.

Il ruolo del Consorzio di Bonifica del Gargano, oltre a quello propriamente detto di bonifica, è quello di migliorare le infrastrutture al servizio dell’agricoltura, gestire il territorio ai fini della tutela dell’ambiente e delle risorse naturali, gestire le risorse idriche, la regimazione delle acque, oltre che alla manutenzione degli impianti e delle opere eseguite. “Abbiamo dei piccoli laghetti collinari che al momento hanno una capienza di 18 mila e 21 mila mc di acqua per l’irrigazione”, spiega Luciano Ciciretti, caposettore tecnico agrario del Consorzio. “Non avendo dighe ma solo invasi di accumulo prendiamo acqua dalle sorgenti o i pozzi dobbiamo ancora capire in cosa consisterà la riduzione della disponibilità idrica. Lo faremo quando attiveremo gli impianti, abbiamo richieste di irrigazioni anticipate perché non sta piovendo, nel nostro territorio ci sono colture arboree quindi ci sarà sicuramente una riduzione delle produzioni ma non una perdita del prodotto. Molti campi di cereali stanno diventando più gialli, perché le piante stanno soffrendo a causa della mancanza di acqua e di questo ne risentirà la produzione”. 

Sempre con il naso all’insù attendendo nuove piogge primaverili che possano risollevare la situazione, continuiamo a breve il nostro giro tra i Consorzi di Bonifica della Puglia. (1.Continua)

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