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Intervista a Philippe Rahm

L’architetto classico non esiste più: adesso è un chimico, un biologo, una specie di scienziato visionario e “sensitivo”. I tempi cambiano. la sua figura, in realtà, era già in discussione nel Settecento, quando le scoperte scientifiche hanno sconvolto il mondo e con lui anche gli adepti di Vitruvio. A dirlo è proprio uno edegli architetti più in vista del momento, il quarantaduenne Philippe Rahm, che dal suo studio parigino  – ma lui è svizzero di nascita e formazione – non fa mistero di queste e altre convinzioni originali.

Oggi per essere buoni professionisti occorre abbandonare i vecchi ideali estetici “narrativi”, e riconoscere che il mestiere coincide con lo studio dello spazio vuoto e dell’invisibile. Occorre lavorare sulla metereologia, sostiene Rahm, sull’idea che la casa è un insieme complesso di varianti energetiche e ambientali (tra cui il clima) e non un ideale estetico a priori: le nuove forme devono nascere da qui, dal dispiegarsi delle forze della natura e non più dalla visione antropocentrica della classicità.

Sono idee che Rahm non manca di mettere in pratica in progetti che hanno stupito, come l’installazione alla Biennale veneziana del 2008, la scenografia per la Biennale d’arte al Grand Palais di Parigi la scorsa esate o il palazzo per uffici che sta sorgendo a Marghera, modellato sulle correnti del Golfo di Venezia – bora e scirocco – , chiamate a portare le stagioni dentro le mura domestiche e a rivoluzionare gli spazi abitativi.

«Penso che la funzione principale degli architetti sia di ricreare dei mini-paradisi per la gente. Mi spiego: nell’Eden, Adamo ed Eva vivevano nudi in una condizione di pace e beatitudine, un’eterna primavera che possiamo immaginare ancorata su una temperatura fissa di 22 gradi circa. Dopo la cacciata, oltre al resto, il clima è cambiato diventando ostile: improvvisamente c’era bisogno delle case. Ecco, io credo che il nostro compito sia di ricreare dei piccoli Eden, in cui le persone, idealmente, si sentano libere e a proprio agio fino a denudarsi, a livello psicolgico e anche sensuale».

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