Inquinamento, Salento aggredito dai tumori al polmone

Per mortalità causata dal tumore al polmone, la provincia di Lecce si colloca ai primissimi posti in Italia

Il Salento come le capitali nord europee degli anni ’30 e ’40: malato d’inquinamento. La via d’uscita esiste, dimostra la storia. Ma qui al Sud è, forse, ancora, troppo lontana. Migliaia di persone continuano ad essere aggredite e uccise dal cancro. La fotografia che scatta la Lilt (Lega Italiana per la lotta contro i timori) è impietosa, perché immortala un territorio, purtroppo, sotto scacco.

Sulla base dei dati Istat aggiornati al 2011, l’associazione, presieduta, a livello provinciale, dall’oncologo Giuseppe Serravezza, ha ricostruito l’andamento epidemiologico (mortalità per cancro) registrato nell’arco dei precedenti dieci anni. E ha riconosciuto l’inesorabile consolidarsi di una tendenza a dir poco devastante: per quanto riguarda il tumore al polmone, quanto a mortalità, la provincia di Lecce si colloca ai primissimi posti in Italia, ben al di sopra della media nazionale.

Se, infatti, la mortalità per tutti i tipi di tumore, nonostante l’aumento, sia ancora al di sotto della media nazionale, quella per tumore al polmone segna un vero e proprio record negativo. Tra gli uomini, il dato equivale all’11,1 per cento: 2,4 punti in più rispetto alla media nazionale, 2,3 rispetto alla Lombardia, 1,6 rispetto alla Calabria, 3,4 in più alla Puglia, 5 punti in più rispetto alla provincia di Bari, 2,7 in più rispetto alla provincia di Brindisi e 2,5 in più rispetto a quella di Taranto.

Anche per il tumore alla vescica, diffusissimo tra i maschi, la provincia di Lecce si distingue negativamente per l’alta incidenza dei decessi

Nel 2011 sono stati registrati 429 decessi a fronte dei 338 del 1990. Va un po’ meglio per le donne. In questo caso il dato equivale al 2,2 per cento. Un dato consistente ma, per fortuna, ancora inferiore rispetto alla media nazionale (2,8 per cento) e al dato relativo ad altre regioni, quali Lazio e Lombardia, ma non a quello medio della Puglia: 1,5 per cento. Trenta decessi nel 1990 a fronte dei 90 registrati nel 2011. Analoga situazione si registra per quanto riguarda il tumore alla vescica. Tra i maschi è diffusissimo. La provincia di Lecce si distingue negativamente per l’alta incidenza: siamo al 2 per cento nel 2011, nonostante, rispetto al 1990, si tratti di un dato leggermente inferiore. Si passa, infatti, da 84 a 78 decessi nell’arco di dieci anni. E’ ad ogni modo un dato ancora una volta più elevato rispetto a quello medio nazionale (1,5 per cento) e a quello medio regionale (1,6 per cento). Sono tutti dati che La Lilt ha pubblicato nella rivista mensile.

Giuseppe Serravezza

Impegnato in prima fila, ormai da diversi anni, nella lotta contro il “male del secolo” che sta falcidiando il Salento, Serravezza non usa mezzi termini per individuare e qualificare le ragioni della dimensione in cui oggi si ritrovano a convivere oltre 800mila abitanti. Il parallelo col nord Europa è utilizzato per definire un contesto viziato dagli effetti dell’industria pesante, ma anche per stigmatizzare quel peso che la consapevolezza ha reso proprio laddove l’epidemia ha affondato prima che scoccassero gli anni ’50.

L’oncologo salentino dice: “Esattamente l’opposto di quello che avviene a Taranto, Brindisi e in tanti comuni del Sud, dove il territorio viene aggredito e violentato nelle forme più diverse: emissioni industriali tossiche, rifiuti “tombati”, discariche incontrollate, veleni chimici nelle falde”. E’ la stessa realtà che il Salento sta vivendo, vedendosi, giorno dopo giorno, “svuotare il ventre” da chi ha finalmente individuato il “marcio”; discariche sotterranee lo stavano e, forse, lo stanno ancora, asfissiando, costringendolo a restituire acqua e cibo che diventano conduttori di malattia.

Il riferimento è proprio ai risultati dell’azione che la Procura di Lecce ormai da qualche settimana sta conducendo in diverse porzioni del territorio: individuazione di rifiuti interrati e qualificazione delle falde acquifere interessate dalla presenza di liquidi di lavorazioni industriali.  “Per questo – spiega il presidente della Lilt – per buona parte dei nostri territori si va configurando un’emergenza sanitaria, ben più grave e diversa da quelle sin qui conosciute perché le condizioni che l’hanno prodotte sono del tutto nuove”. 

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