Inquinamento atmosferico uccide un milione di bambini nel grembo materno

Foto di Maruf Rahman da Pixabay

Il dato è terribile: in India e Pakistan il numero più alto di vittime, in Arabia Saudita e Qatar la percentuale più elevata in proporzione alle nascite 

 

Gli effetti terribili dell’inquinamento atmosferico si vedono anche nel grembo materno. L’analisi della Società Italiana di Medicina Ambientale è raccapriccante: un milione di bambini nascono morti nel mondo a causa degli effetti dell’inquinamento. È quanto emerge da uno studio dell’Università di Pechino pubblicato sulla prestigiosa Rivista Scientifica “Nature Communications”. Lo studio attribuisce all’inquinamento atmosferico tra il 39,7% ed il 45,5% della natimortalità in tutto il mondo, ossia la morte fetale prima o durante il parto.

“Su un totale di 2.132.000 bambini nati morti a livello mondiale quantificato dalle Nazioni Unite, si tratterebbe di quasi 1 milione di bambini, per l’esattezza 970.000, nati morti in 137 Paesi del mondo a causa delle esposizioni delle donne in gravidanza alle polveri sottili (una media annuale di circa 43 microgrammi per metro cubo) e a tutti i contaminanti atmosferici da esse veicolati – spiega il presidente del SIMA Alessandro Miani – L’area del mondo più problematica è senza dubbio l’Asia, con circa 217mila bambini nati morti in India a causa dell’inquinamento atmosferico, cui seguono il Pakistan con circa 100mila decessi. Tra i Paesi con i dati peggiori figura anche la Nigeria (93mila bimbi nati morti), la Cina (64mila) e il Bangladesh (49mila)”.

“Se invece si guarda alla natimortalità in proporzione al totale delle nascite, sono i Paesi Arabi quelli in cui si osservano le maggiori criticità, con valori compresi tra il 64-66% degli Emirati Arabi Uniti e del Kuwait fino al 68-72% di Arabia Saudita e Qatar” – aggiunge Miani.

Per quanto riguarda l’Italia – afferma Sima – gli ultimi dati ufficiali del Ministero della Salute registrano 994 bimbi nati morti nel 2022 (contro i circa 1.200 del periodo pre-Covid), corrispondenti a un tasso di natimortalità pari a 2,40 nati morti ogni 1.000 nati. La metà di questi potenzialmente attribuibili a cause o concause ambientali, sulla base delle risultanze dello studio dell’Università di Pechino.

Il Dr. Prisco Piscitelli, epidemiologo e Vicepresidente SIMA, sottolinea che “lo studio dimostra che il rischio di morte alla nascita aumenta dell’11%, in maniera statisticamente significativa, per ogni incremento di 10 microgrammi per metro cubo nella concentrazione media annuale di polveri sottili. Inoltre, al crescere dell’età materna, l’associazione tra inquinamento atmosferico e natimortalità diventa più robusta”.

Tutto ciò è particolarmente rilevante per il nostro Paese, dove le gravidanze sono procrastinate in età sempre meno giovane e l’aria che respiriamo sembra essere tra le peggiori d’Europa. Il rapporto prende come riferimento la soglia di sicurezza sanitaria per il PM 2.5 identificata dall’Organizzazione Mondiale della Sanità nelle Linee Guida sulla Qualità dell’Aria del 2005, pari a 10 microgrammi per metro cubo, rivista al ribasso nel 2021 dalla stessa OMS che l’ha portata a soli 5 microgrammi per metri cubo per minimizzare i rischi sulla salute umana. Se ci riferissimo a queste nuove soglie di sicurezza, oltre l’80% degli italiani sarebbe a rischio”.

Secondo il Presidente SIMA “L’inquinamento atmosferico è un fattore di rischio modificabile. Basterebbe limitare le nostre emissioni di polveri sottili PM 2.5 a valori pari alla soglia di sicurezza sanitaria per evitare ben 830.000 decessi di bambini a livello globale. Purtroppo in Italia non si registra un trend di riduzione delle polveri sottili degno di nota, mentre persino la Polonia le ha tagliate del 20% tra il 2018 e il 2022.”.

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