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Inquinamento acustico, leggi non ancora a regime

Le principali fonti di rumore in città sono il traffico automobilistico e su rotaia. Per questo la comunità Europea, in previsione di un aumento del traffico nelle città ha, già dal 1995, istituito varie commissioni sia per studiare il fenomeno sia per contrastarlo.

Seguendo la Direttiva europea sul rumore ambientale 2002/49/EC, grandi e piccole città devono contrastare alti livelli di rumore, combattendo su due fronti: concertare gli sforzi per prevenirli o per ridurli. L’obiettivo è quello di ridurre il rumore del traffico stradale e ferroviario rientrando nei limiti suggeriti dall’Organizzazione Mondiale della Sanità: 55 dB(A) durante il giorno 45 dB(A) di notte. Gli interventi sono rappresentati da bonifica dal rumore con creazione di apposite barriere (naturali o artificiali) e posa di fondo stradale in materiale fonoassorbente con eventuale costruzione di barriere specifiche. 

Traffico veicolare in città

L’Italia dei rumori– Secondo i dati Istat pubblicati nell’annuario delle statistiche ambientali 2007, il 37,8% delle famiglie italiane segnala problemi dovuti all’inquinamento acustico. Nelle principali città di Campania (50,8%), Puglia (45,9%) e Lazio (44,6%) quasi una famiglia su due segnala, infatti, disturbi derivanti dall’eccessivo rumore. Gli interventi contro l’inquinamento acustico sono, ad oggi, effettuati mettendo innanzitutto in atto la cosiddetta zonizzazione acustica, ossia la classificazione del territorio comunale in zone per ognuna delle quali sono definiti specifici limiti di accettabilità di livelli di rumore definiti a norma di legge. A fine 2006, riporta l’Istat, la classificazione era stata effettuata solamente sul 56% dei 103 capoluoghi di provincia italiani, di cui il 66,7% nel centro Italia, il 63% nel Nord, mentre solo il 34,1% dei capoluoghi del sud si sono attivati per classificare e aree di maggior inquinamento acustico. Sempre nel 2006 risultano solo 5 i capoluoghi di provincia che hanno attuato e concluso nello stesso anno interventi di bonifica acustica (Firenze, Napoli, Torino, Venezia e Verona.

Rilevatore acustico

Un processo in lenta crescita– Il passo successivo alla zonizzazione consiste nel monitoraggio costante dei livelli di inquinamento acustico. Anche qui i risultati sono piuttosto deludenti. Nel 2006 sono appena 10 i comuni dotati di centraline fisse per il monitoraggio dell’inquinamento acustico: Varese, la città giardino, è il più virtuoso con 11,0 centraline fisse per 100 km2 di superficie comunale, segue Bolzano (7,6), Bologna (6,4), Napoli (6,0) Sondrio (4,9), Palermo (4,4), Catania (3,9), Foggia (1,2), Verona (1,0), e Brindisi (0,6). Ci sono poi altri 31 comuni che effettuano il monitoraggio servendosi di centraline mobili, in parte per coprire zone non monitorate da centraline fisse in parte per supplire alla loro mancanza. In tal senso, le città più attive risultano Siena con 37 campagne di monitoraggio per 100 mila abitanti, Modena (283), Bolzano (25,3), Pescara (16,3), Parma (8,5), Venezia (7,0) e Torino (3,9).

Gli indicatori analizzati mostrano come il problema del controllo e della riduzione del rumore in città e comuni sia affrontato da poco più di un terzo dei comuni capoluogo di provincia: questo a causa della scarsa concertazione e sistematicità degli interventi, spesso effettuati più dalla mobilitazione cittadina e dalle incessanti e pressanti richieste da parte dei cittadini esasperati, che dalle amministrazioni.

(Fonte: www.studiodicosmo.it)

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