L’industria della moda guarda al futuro 100% green

Three female workers meeting in Fashion design studio.

Fibre ricavate da cellulosa da arancia, tessuti sostenibili e non inquinanti

L’industria del tessile e della moda in Italia si sta rialzando dopo la “batosta” della pandemia. E lo sta facendo riallacciando i nodi del suo discorso iniziato molto prima dell’era covid: creare sinergia tra imprese per un futuro della moda sempre più sostenibile e rispettosa della salute di persone e ambiente. In questo senso continua il nostro piccolo viaggio all’insegna delle ultime novità.

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Expo Dubai, la “promenade” parla italiano

Performante, sostenibile e versatile. Sono le tre principali caratteristiche del tessuto che veste la “promenade” di Expo 2020 Dubai. A metterlo a punto, una startup italiana, la i-Mesh e progettato dal tedesco Werner Sobek.

Si tratta di 2,7 km di tessuto tecnico per l’architettura per una superficie totale di 52.500 mq realizzato in Italia: un materiale tessile high-tech e green, risultato più performante, più sostenibile, più versatile per il clima locale (in foto).

i-Mesh ha infatti superato il test di resistenza ad una tempesta di sabbia, rimanendo intatto, senza tagli, grazie alla robustezza e flessibilità delle sue fibre, alla morbidezza del materiale, al suo peso ben calibrato.

Il tema di Expo 2020, in programma dal primo ottobre 2021 al 31 marzo 2022 a Dubai, è “Connecting Minds, Creating the Future” (“Collegare le menti, creare il futuro”). Stesso “mantra” che anima Alberto Fiorenzi, fondatore di i-Mesh, che partendo dalla sua esperienza nel settore aerospaziale e nautico ha creato un nuovo materiale per l’architettura, estremamente performante, pensato nell’ottica della circolarità e della massima personalizzazione.

Applicato per la prima volta su grande scala urbana, i-Mesh copre le passerelle principali che collegano le aree di Expo 2020 Dubai, non impedisce la visione del cielo e il passaggio dell’aria, ma respinge le radiazioni solari, dando una sensazione di comfort e mantenendo un microclima piacevole. La collaborazione tra lo studioso detesto e la startup italiana ha consentito di creare la prima tettoia prodotta con soltanto il 3% di scarto del materiale vergine contro il 25% dell’industria tessile consentendo inoltre il risparmio di 32 tonnellate di CO2 che non verranno rilasciate nell’ambiente. 

Non solo: i-Mesh è riutilizzabile. Ciò significa che, quando l’Esposizione Universale sarà terminata, buona parte del tessuto impiegato per le coperture resterà sul luogo come installazione permanente, mentre altre parti potranno essere riutilizzate in altro contesto cittadino, secondo una logica “zero sprechi”.

Bucce d’arancia e legno, due ingredienti sostenibili per la moda

Un esempio di adozione di pratiche di sostenibilità nella filiera tessile e nell’industria della moda, è rappresentato dalla prima fibra di lyocell a marchio TENCEL™ Limited Edition. Fibra che è stata lanciata lo scorso luglio dal Gruppo Lenzing, leader mondiale nella produzione di fibre tessili speciali a partire da legno, in partnership con Orange Fiber, azienda italiana che ha brevettato il processo di produzione di tessuti a partire dagli agrumi. La fibra lyocell, infatti, è composta da cellulosa da arancia e cellulosa da legno (in foto). 

L’iniziativa TENCEL™ Limited Edition quindi ha reinventato le fibre a marchio TENCEL™attraverso l’uso di materie prime non convenzionali per coniugare innovazione, creatività e sostenibilità al servizio dei tessuti eco-responsabili.

“Aprendoci all’utilizzo di sottoprodotti di altre filiere per la creazione delle nostre fibre, come in questo caso le bucce d’arancia, vogliamo fare dei passi concreti verso un futuro più sostenibile in cui l’impatto ambientale di ogni scarto può essere ridotto” ha detto Gert Kroner, vicepresidente globale della ricerca e sviluppo presso il Gruppo Lenzing. 

Abbigliamento da lavoro fatto con bottiglie di plastica: l’idea di Mewa

Un abbigliamento da lavoro che combina innovazione e sostenibilità. È la nuova linea MEWA PEAK. Dal momento che la superficie della pelle, nelle zone nevralgiche del corpo sotto la giacca e i pantaloni, mantiene una temperatura costante di circa 37.5°C, MEWA PEAK cha pensato di combinare la tecnologia 37.5®, con il riciclo delle bottiglie di plastica. Il risultato? Un innovativo tessuto elastico, traspirante, e termoregolatore. In più mantiene queste proprietà anche dopo molti lavaggi. 

La collezione, costituita da giacca e pantaloni, è offerta esclusivamente con il sistema di servizi MEWA. I filati di poliestere utilizzati sono realizzati esclusivamente con bottiglie d’acqua in plastica riciclata. Ci sono inoltre componenti in cotone biologico. Nel complesso, la linea MEWA PEAK contiene una percentuale del 75% di materiali sostenibili che consentono di risparmiare risorse. Così non si ha freddo né si suda. 

Un’azienda “virtuosa”

La conceria Be green Tannery è stata scelta tra le best practise di Greenitaly per il 2021. L’azienda infatti è stata inserita nel rapporto elaborato da Symbola e Unioncamere dal titolo “Un’economia a misura d’uomo per il futuro dell’Europa”. Alla presentazione del documento hanno partecipato anche Roberto Cingolani, ministro della Transizione Ecologica e Paolo Gentiloni, commissario europeo per gli Affari Economici. Un obiettivo importante nella partita contro il cambiamento climatico e la transizione ecologica nella quale sta facendo la sua parte anche la conceria Be Green Tannery, fondata nel 2018 da i fratelli Annalisa e Felice De Piano.

La conceria campana grazie a importanti investimenti sulla ricerca è riuscita a mettere a punto un innovativo processo che permette di abbattere del 33% l’energia consumata e del 30% l’acqua utilizzata. Inoltre alla base di questa rivoluzione ci sono pelli prive di sostanze chimiche critiche e tempi più veloci di lavorazione.

“Abbiamo sempre pensato che sostenibilità e qualità vadano di pari passo -ha commentato Annalisa De Piano- ed è così che siamo riusciti, dopo anni di ricerche, a creare pelli durevoli, performanti, sostenibili, del tutto identiche a quelle conciate tradizionalmente. Nel rapporto si legge come il 90% della perdita globale di biodiversità, della scarsità idrica e delle emissioni nocive responsabili del cambiamento climatico siano causati dal modo in cui l’uomo usa e trasforma le risorse naturali e come, negli ultimi 30 anni, la quantità di materie prime estratte su scala mondiale sia più che raddoppiata. Ecco, noi vogliamo staccarci completamente da questo modello e far parte di una rivoluzione green che giovi noi e le prossime generazioni”. 

Contribuire all’economia circolare

L’economia circolare nella moda non è esclusiva dei grandi gruppi del lusso. Lo dimostra Sciarada, azienda toscana, leader nella produzione di pelli scamosciate, che in otto anni di ricerca e sviluppo ha messo a punto un prodotto che rispetta l’ambiente e i principi dell’economica circolare.

Un investimento che adesso viene sottolineato dalla creazione di un brand, Evolo, capace di trasmettere i valori di sostenibilità.

“Anche per il B2B il brand riveste una grande importanza, sia per i mercati nazionali sia per quelli esteri”, ha spiegato Simone Castellani, direttore commerciale di Sciarada. Nello specifico si tratta di un prodotto realizzato utilizzando gli scarti di lavorazione degli altri pellami, risparmiando fino al 55% di acqua e il 50% di CO2 e nessuna aggiunta di cromo.

 

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