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India: un piano contro il cambio climatico

 «Con il rilancio della National Solar Mission, il Governo indiano ha dimostrato categoricamente che si sta agendo sul cambiamento climatico e sta superando il solito scenario di un business ad alta intensità di carbonio». Le parole di Siddharth Pathak, responsabile delle politiche per il clima e l’energia per Greenpeace India, sanciscono l’ufficializzazione del Piano solare nazionale dell’India (NMS), un progetto importante ed ambizioso che porterà il Paese asiatico, al momento la quarta nazione al mondo per emissione di CO2, a sostituire, in buona parte, l’energia prodotta dalle centrali di carburanti di origine fossile e l’energia nucleare con quella solare.

Taj Mahal - Mausoleo della città di Agra

Taj Mahal - Mausoleo della città di Agra

Il Piano prevede l’espansione su tutto il territorio dell’uso di piccoli pannelli fotovoltaici, sistemi di illuminazione solare ed impianti solari su scala commerciale, con incentivi per costruire mini-impianti solari domestici fin anche alle zone rurali (ad oggi circa 3 milioni di abitazioni di campagna non hanno accesso all’energia elettrica).

Si tratta di un Progetto a lungo termine – la prospettiva è di arrivare al 2050 con la capacità di poter produrre 200.000 MW di energia l’anno, vale a dire il 69% del suo fabbisogno di elettricità e il 70% delle esigenze di riscaldamento e raffreddamento da fonti rinnovabili –, e pertanto è stato già stilato un attento programma di monitoraggio della diffusione ed attivazione degli impianti, caratterizzato da steps intermedi: arrivare a generare tra i 1.000 e i 1.500 MW nel 2012, 6-7.000 MW nel 2017, 20.000 MW nel 2022 (l’idea iniziale prevedeva tale traguardo nel 2020, poi è slittata per una questione di cautela).

Un’analisi realizzata da Greenpeace India indica che si potrebbero così eliminare annualmente 434 milioni di tonnellate di CO2 entro il 2050, circa il 18-20% del totale, ed anzi si potrebbe arrivare ad una percentuale maggiore (fino al 35%) con l’applicazione di misure ancora più rigorose; numeri che ovviamente non possono che confermare la bontà del Piano, in quanto, come sottolinea ancora Pathak, «mettono sotto pressione le altre nazioni più industrializzate, affinché si impegnino a loro volta per ridurre le emissioni che causano l’effetto serra». 

centrale solare elettrica a concentrazione

centrale solare elettrica a concentrazione

Un aspetto molto delicato di questo progetto ambizioso è legato al fattore economico in termini di spesa e finanziamenti: il piano NSM nella sua interezza prevede un investimento di 154 miliardi di dollari; anche in questo caso resta valido il discorso delle tappe intermedie, con un primo investimento di 1 miliardo di dollari per il 2012, per poi salire a 19 miliardi nel 2022. Si tratta, però, di cifre abbastanza generali, in quanto i documenti di presentazione del piano sorvolano su parecchi dettagli, e lo stesso Pathak ammette che «il documento è carente rispetto ai dettagli di finanziamento, fondamentali per il successo e lo sviluppo del piano». D’altra parte, se le nazioni industrializzate rispetteranno l’impegno di finanziare la riduzione delle emissioni nei Paesi in via di sviluppo, il governo indiano potrà puntare ancor più decisamente sul suo Progetto.

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