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India: la discarica del mondo

Locandina del workshop

Locandina del workshop tenutosi in India a Camberra

l’India nell’immaginario collettivo viene spesso identificata ed etichettata come un Paese in cui la povertà si mescola – in maniera letterale – con i rifiuti urbani e non: dalle strade sporche all’inquinamento dei fiumi (emblematica l’immagine del Gange, il fiume sacro per antonomasia dell’India e del mondo induista, “sommerso” dai rifiuti). Su questo argomento si è dibattuto nel workshop World-making and the environment in the Asia-Pacific region, tenutosi all’Australian National University di Canberra, considerata il miglior istituto di istruzione superiore della nazione dell’Oceania.
La “discarica” del mondo – Nelle conferenze, tenutesi il 25 e 26 agosto scorsi, sono stati estrapolati dati certamente allarmanti sul grande stato asiatico: in primis, la regolamentazione indiana in fatto ambientale è terribilmente carente e lacunosa; in secondo luogo, non è mistero che negli ultimi decenni l’India sia diventata una sorta di “discarica” del mondo. Badare bene, del mondo.

il dr. Assa Doron, uno dei relatori del workshop

il dr. Assa Doron, uno dei relatori del workshop

La riflessione è proprio questa. Non basta la spazzatura che gli abitanti del luogo producono e che a livello politico si fatica a smaltire; i Paesi industrializzati destinano ogni anno molti dei propri eccessi e superflui alla penisola indiana. Ovviamente in modo illegale. In particolare, negli ultimissimi anni è aumentata quella che uno dei relatori della due giorni universitaria, Assa Doron, chiama e-waste, ossia tutta quella spazzatura tecnologica – dai telefonini ai computer, dagli elettrodomestici all’elettronica spicciola – molto difficile da eliminare e su cui non si esercita ancora una oculata arte del riciclaggio. E questa si affianca all’altro annoso del problema della plastica che giorno dopo giorno invade sempre più le strade indiane.
Locale vs globale – Il discorso, chiaramente, prende un respiro più ampio abbracciando la sfera sociale, storica e culturale oltre a quella ambientale. Le difficoltà e le esigenze globali, dei grandi Paesi, diventano difficoltà ed esigenze dei contesti locali. Non solo di riflesso, bensì viene influenzato direttamente. Sono i cambiamenti climatici, sono le evoluzioni nel mondo dell’energia. Ma sono anche – come si è precedentemente detto – lo smaltimento di rifiuti e l’inadeguatezza delle infrastrutture, sia a livello politico che economico. In questo senso il concetto di globalizzazione non è conseguenza naturale del concetto di omologazione. Tutto l’opposto: acuisce le differenze, “scarica” i problemi, enfatizza la crisi.

Il fiume Gange sommerso dai rifiuti

Il fiume Gange sommerso dai rifiuti

Gli attori in scena assumono così ruoli ben distinti, tra chi – anche all’interno delle stesse regioni o delle stesse città – riesce a ritagliarsi quello spazio di empatia con le metamorfosi eco-sociali, e chi di contro, ne viene risucchiato masticato e sputato via.
L’India rischia di essere tutto questo.
Per un Paese riconosciuto dagli economisti come “in via di sviluppo”, quindi capace di mostrare un potenziale per uscire da uno status di profonda povertà ed arretratezza, di fatto segnala altrettante profonde lacune che la portano a non decollare mai del tutto. E la lascia in questo limbo che la rende, duole ripeterlo, la “discarica” del mondo.

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