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L’incubo ambientale dell’Isola di Henderson

Henderson

Henderson, storia di una terra disabitata. Storia di un’invasione di spazzatura. Storia di una questione globale.

Certe volte le aspettative ed i desideri si scontrano con la più arida e cinica realtà.
Così in un mare magnum di idee, progetti, test e sperimentazioni in cui si esalta la virtuosità umana nel trovare strade “ambientalmente alternative”, si finisce a dover fare i conti con dei dati di fatto. Inconfutabili.
Uno di questi è la questione plastica. L’esempio più attuale porta il nome e le immagini dell’Isola di Henderson.

Isola da sogno? Isola da incubo
Henderson

L’isola di Henderson nell’Oceano Pacifico

L’Isola di Henderson si trova lontano, da tutto e da tutti. Al largo delle Isole Pitcairn – nell’Oceano Pacifico – sorge quest’isola corallina di circa 37 chilometri quadrati, scoperta agli albori del XVII secolo; praticamente mai abitata, solo raramente visitata.
Un paradiso, dunque?

Potenzialmente sì, ma certe volte le aspettative ed i desideri si scontrano con la più arida e cinica realtà. E la realtà dell’isola oceanica è che è, allo stato attuale, letteralmente travolta da tonnellate di plastica.
Rendiamo il dato più preciso: si stima che sull’Isola di Henderson siano sedimentate più di 17 tonnellate di spazzatura, la maggior parte della quale di materiale plastico, ricoprendo buona parte della superficie calpestabile. Non esattamente quelle ambientazioni naturali incontaminate che si possono ammirare all’Isola dei Famosi o sui cataloghi con mete paradisiache.

Henderson

La dr.ssa Jennifer Lavers, ricercatrice dell’Università di Tasmania

A lanciare l’allarme su quello che sta succedendo sull’isola “sperduta” distante 5.000 chilometri dall’Australia, la ricercatrice dell’Università della Tasmania Jennifer Lavers, sorpresa dalle immagini visibili su Google Street View e scioccata quando vi si è recata di persona.

Henderson, emblema di una problematica globale

La domanda sorge spontanea: come fa l’Isola di Henderson, disabitata, ad essere meta dei rifiuti più disparati? È per caso il rifugium peccatorum di qualche Stato che ha fatto dell’atollo la sua discarica a cielo aperto?

Nessun piano studiato a tavolino, la risposta ce la fornisce la stessa Lavers con la sua testimonianza. «Abbiamo trovato bottiglie dalla Germania, contenitori dal Canada, una cassa da pesca dalla Nuova Zelanda». Ergo, è una responsabilità condivisa a livello globale, dove l’abbandono della propria spazzatura è l’origine del male e le correnti hanno fatto il resto.

(Leggi anche: India: la discarica del mondo)

La soluzione va trovata alla radice. Non è sufficiente rimediare all’errore commesso, ma far sì che tutto ciò non si verifichi all’inizio del processo di inquinamento.
Se un contenitore smaltito in modo improprio può recar danno ad un’isola lontana tanto fisicamente quando dai nostri pensieri, lo stato in cui versa l’Isola di Henderson può essere un monito per comprendere la vasta scala del rapporto causa-effetto che ne consegue.
E magari sovvertire quell’assioma che vuole che le aspettative ed i desideri si scontrino con la più arida e cinica realtà.

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